Alla luce del nuovo Dpcm firmato dal premier Conte ed entrato in vigore il 4 dicembre cosa è lecito fare in vacanza per Natale? Una domanda che nessuno si sarebbe posto fino allo scorso anno. Ma neppure l’avrebbe pensata. Adesso tutto è cambiato. Questo che sta per arrivare sarà, come lo stesso Conte ha riconosciuto durante la conferenza stampa del 3 dicembre, sarà un “Natale diverso”. Anche se, ha poi aggiunto, “non per questo sarà meno autentico”.
Il decreto del Presidente del Consiglio ha stabilito che dal 21 dicembre al 6 gennaio non ci si potrà spostare fra le regioni, anche fra quelle in zona gialla. Considerato che per quella data praticamente tutta Italia dovrebbe essere in zona gialla, di fatto ogni spostamento extraregionale sarà vietato. Ma c’è di più. Le feste saranno blindate. Il 25 e 26 dicembre e il giorno di Capodanno non sarà possibile spostarsi fuori dal proprio Comune. Ci si potrà spostare solo per ragioni di lavoro, salute o urgenza. Naturalmente muniti dell’autocertificazione. Cosa succede, invece, dal 4 al 20 dicembre? È possibile muoversi fra le regioni gialle. Per chi si trova in zona arancione o rossa è sempre possibile tornare a casa dal 4 dicembre al 6 gennaio.
Il governo Conte, dopo le anticipazioni di stampa di questi giorni, ha effettivamente confermato il divieto di apertura degli impianti sciistici. Piste da sci sbarrate, dunque. Gli impianti riapriranno soltanto il 7 gennaio 2021, un giovedì. E non solo. Non riapriranno indistintamente a tutti. Ma soltanto “agli sciatori amatoriali, solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico”.
Lo scopo è quello di evitare “aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”. Piste aperte invece agli “atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano”. Manche “dal Comitato Italiano Paralimpico e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni”.
La mancata apertura degli impianti per le festività natalizie è un tema molto sentito in Lombardia, una delle regioni più colpite in assoluto dalla pandemia per tutto l’anno. Basti pensare che il Natale senza lo sci rischia di costare molto caro. In buona sostanza, non c’è solo un fatto di svago e divertimento ma tutto un cospicuo budget che viene meno. Stando i dati di da Confindustria e Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari) 700 milioni dei circa 10 miliardi di fatturato generato a livello nazionale dal turismo invernale legato alla neve arrivano dalla Lombardia. In particolare dalla Valtellina e dalle province di Bergamo, Brescia, Lecco e Como.
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