Cosa sta succedendo nel clima da fine impero che aleggia sull’entourage di Donald Trump? In attesa del formale insediamento di Joe Biden quale 46° presidente degli Stati Uniti, il prossimo gennaio, il tycoon di New York non molla. E, almeno a parole, combatte ancora per vedere legalmente riconosciute le sue accuse di brogli elettorali alle presidenziali che un mese fa, il 3 novembre, hanno incoronato il suo avversario democratico.
Sin qui si tratta, in fondo, di una narrazione tutto sommato lineare. C’è un presidente eletto, c’è un ex presidente spodestato che rivendica per sé il “trono” di Commander in Chief. Ma come in ogni regno giunto al tramonto che si rispetti, è adesso che le cose si complicano. Il diavolo, del resto, si nasconde nei dettagli. È infatti tra gli amici e collaboratori di Trump che il muro di fedeltà cieca al capo si va spaccando. E scoppiano le liti. Il dipartimento di Giustizia “dovrebbe vergognarsi per non aver scoperto tutte le frodi che sono state compiute”, ha tuonato Matt Gaetz, irriducibile deputato trumpiano della Florida. Nel mirino ha messo William Barr – titolare della Giustizia con Trump – il quale sarebbe colpevole di aver dichiarato di “non vedere frodi elettorali in una scala tale da aver determinato un risultato diverso nelle elezioni”.
Le affermazioni dell’Attorney general sono in clamoroso contrasto con quelle del presidente. Di William Barr finora gli osservatori pensavano fosse un fedelissimo e solerte alleato di Trump. Apparentemente adesso le cose cambiano. È doveroso, tuttavia, sottolineare che quella di Barr è la prima presa di posizione in questo senso di un membro dell’amministrazione uscente. Non solo. Trattandosi del ministro della Giustizia, ciò potrebbe fornire la copertura politica ad altri repubblicani desiderosi di prendere le distanza dalle accuse di Trump a Biden e ai democratici.
“Con tutto il rispetto di William Barr, non c’è stata ancora neanche l’apparenza di un’inchiesta del dipartimento di Giustizia”, è stata la replica secca di Rudy Giuliani, avvocato personale del presidente uscente, e Jenna Ellis, consigliere legale della campagna. I due sono rimasti i principali mastini di Trump sul fronte dei ricorsi legali. Negli ultimi giorni il tycoon starebbe parlando unicamente con loro evitando di sentire le voci di consiglieri scettici sulle denunce o pessimisti sulle possibilità di successo. Trump ha espresso, inoltre, la sua frustrazione per il fatto che anche l’FBI non ha fatto nulla per aiutarlo. Per quanto deludente per “The Donald”, ciò non è poi così strano. Quando un albero sta cadendo molti preferiscono scansarsi piuttosto che impedirne il crollo.
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