La ricostruzione, dopo 4 decenni, non è ancora terminata. Il terremoto dell’Irpinia allunga ancora la sua cupa ombra sull’Italia. A Montella (Av), ad esempio, persone vivono ancora nei container. Ad Avellino ci sono ancora le case prefabbricate. Oggi 23 novembre ricorre l’anniversario di uno dei peggiori terremoti che mai si siano verificati nel nostro Paese.
“Sono trascorsi quarant’anni dall’immane tragedia provocata dal terremoto che devastò l’Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia. Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici. Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi. Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione”. Così oggi 23 novembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato i 40 anni esatti dal terremoto dell’Irpinia.
Si tratta – ha detto il capo dello Stato – “del più catastrofico evento della storia repubblicana“. “Desidero anzitutto ricordare le vittime – ha sottolineato Mattarella -, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza. Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza. E quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire”.
Un violentissimo sisma di magnitudo 6.9 – decimo grado della scala Mercalli – si scatenò per alcune decine di secondi alle 19.34 del 23 novembre 1980. Furono 3mila i morti, più di 8mila i feriti e 300mila le persone rimaste senza casa. Paesi antichi e bellissimi furono completamente rasi al suolo. Il terremoto colpì la Campania e la Basilicata, lasciandole profondamente martoriate, e allungò la sua onda fino alla Pianura Padana a nord e alla Sicilia a sud. Simbolo di quella tragedia resta il crollo del soffitto della Chiesa Madre di Balvano (Potenza), ricorda online sull’Ansa, Enzo Quaratino. Il cedimento seppellì 66 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi, di fatto cancellando una generazione del paese.
L’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si recò in visita sui luoghi disastrati. Il grosso dei soccorsi arrivò svariati giorni dopo la tragedia. Pertini denunciò la cosa in un discorso in televisione agli italiani rimasto celebre, dando una sferzata senza precedenti alla classe politica italiana. Gli sfollati furono accampati al freddo e alla neve dapprima nelle tende e nei vagoni ferroviari. Quindi nelle roulotte, in container, in casette prefabbricate. Nel corso del tempo sono arrivati anche gli sciacalli e i ladri. Decine le in decine di inchieste giudiziarie, per colpire coloro che avevano allungato le mani sulle ingentissime risorse stanziate dallo Stato: oltre 50mila miliardi di lire. Fu la “requisitoria” di Pertini che segnò un’inversione di tendenza. In pochi mesi si elaborò un sistema di cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali sul quale si fonda oggi la struttura della Protezione Civile nazionale.
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