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La scuola italiana del dopo virus? “Lezioni nei cinema, a teatro e in oratorio”

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La scuola italiana, sconvolta dalla “tempesta” del coronavirus, è ancora chiusa e riaprirà solo a settembre. Cerca una nuova, difficile identità. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha annunciato regole e un protocollo ad hoc “che sarà chiuso a breve”.

Obiettivo della ministra è definire le modalità di riapertura delle scuole, in modo che a settembre non si precipiti nel caos. Mentre nel frattempo in Alto Adige i bambini di lingua madre tedesca e ladina – non quelli di lingua italiana – sono tornati in classe.

Naturalmente tutto dipende dalla “evoluzione del quadro epidemiologico”. Un modo per dire che se dovessero riesplodere in Italia i contagi di Sars-CoV-2, tutto cambierebbe. La proposta di una didattica mista – metà a casa e metà in classe – per gli studenti italiani è stata respinta. La didattica a distanza, invece, presumibilmente non sparirà del tutto. Ma saranno i ragazzi delle scuole superiori i destinatari di questa modalità di studi.

Adesso, inoltre, come riporta Veronica Passeri su Quotidiano.net, Azzolina e i suoi collaboratori ragionano non soltanto sul come ma anche sul dove fare lezione da settembre in poi. Tra le ipotesi di una “nuova scuola” post-virus: i cinema, i musei, i teatri, gli oratori delle parrocchie. E non si esclude neppure che insegnanti e studenti possano far lezione all’aperto. Ovviamente fin quando la stagione lo consentirà.

Si dovranno spacchettare le classi e ridurre il numero dei ragazzi per classe. Le aule non basteranno. Si pensa allora di cercare e trovare intese tra scuole ed enti locali per farsi assegnare spazi inutilizzati. Sulla riapertura delle scuole a settembre e sul reclutamento dei precari i sindacati – Cgil, Cisl, Uil e Snals – sono sul piede di guerra e parlano di sciopero. Ammonta a un miliardo il fondo per la gestione del rientro a scuola, ma la prima contestazione è che le risorse non siano sufficienti. E poi c’è il concorso. I sindacati parlano di “una selezione con le crocette sui quiz” nella quale “gli anni di lavoro non conterebbero: l’unica strada giusta e rispettosa dei precari è di procedere alla selezione per titoli”.

La ministra della Scuola, Lucia Azzolina

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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