Guanti e mascherine, allarme inquinamento: come smaltirle nel modo giusto

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Fase 2: non si esce senza la mascherina. Meglio portarsi anche i guanti. L’emergenza coronavirus adesso ci lascia maggiore libertà, occorre però ancora molta attenzione. Ci si dovrà abituare a utilizzare normalmente i dispositivi di sicurezza.

Ma questi preziosi oggetti – guanti e mascherine – dove si gettano una volta usati? Di certo non per terra, come purtroppo si vede fare a volte. A Milano, una delle città più colpite in Italia dal coronavirus, il Comune ha avviato dalla fine di aprile la campagna di comunicazione “Non gettarli a terra!”.

Pensata, come sottolinea l’Agi, proprio per sensibilizzare i cittadini al corretto smaltimento dei dispositivi di protezione individuale anti virus. L’invito, raccolto e rilanciato dal altri comuni lombardi, è quello di eliminare correttamente le mascherine e i guanti usati. Vale a dire che non devono essere assolutamente gettati a terra perché così, oltreché un gesto incivile, si compie un gesto inquinante.

Le mascherine e i guanti, infatti, non sono biodegradabili e gettarli per strada perché si ha paura di portarli in casa è un fatto grave e stupido. Vanno gettati tra i rifiuti indifferenziati. Nel bidone di casa. Meglio se avvolti in un sacchetto affinché non siano poi dispersi nell’ambiente. Un comportamento non certo difficile da adottare. In prospettiva si pone sul serio il problema dell’inquinamento da mascherina. Se consideriamo se nella sola Italia ne occorrono decine e decine di milioni. E che, sebbene adoperabili anche più di una sola volta, è chiaro che dopo un po’ vanno gettate e cambiate. Ciò vale a più forte ragione per i guanti, davvero un dispositivo usa e getta.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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