Coronavirus in Italia? “Sarà una lunga guerra”: quanto dura e perché chiudere tutto

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All’alba di mercoledì 12 marzo l’Italia si risveglia in guerra. Un conflitto non armato e non certo paragonabile interamente a una guerra vera e propria. Tuttavia, sotto certi aspetti, a essa riconducibile. La nuova stretta contro l’emergenza coronavirus, in vigore fino al 25 marzo, prevede la chiusura di ulteriori attività e servizi non essenziali. In sostanza: stop anche a bar, pub e ristoranti; restano attivi tra gli altri idraulici, meccanici, benzinai, tabaccai ed edicole.

“È bene che cominciamo ad abituarci a una guerra lunga – ha detto oggi 12 marzo alla trasmissione Agorà su RaiTre Walter Ricciardi -, la Sars che era meno contagiosa finì verso maggio-giugno”. “È molto più contagiosa della Sars” ha aggiunto Ricciardi che è membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute. “E io ho l’impressione che, se ci va bene e lavoriamo tutti insieme, dovremo arrivare all’estate“.

In ogni caso, per quello che risulta al momento, i prossimi “14 giorni saranno cruciali”. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa Ansa Gianni Rezza, il direttore Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. Le prossime due settimane, in pratica, saranno fondamentali “per capire l’andamento dei casi di contagio da nuovo coronavirus in Italia” (nell’immagine in alto giovani infermieri. La foto è tratta dall’account Twitter di @Fede_ProudOfLou).

Dunque adesso “è ancora presto per pronunciarsi. Gli effetti delle misure restrittive – sottolinea – non si vedranno entro questa settimana, anche per quanto successo nei giorni scorsi con i massicci spostamenti da Milano. Per questa settimana mi aspetto un aumento dei casi e non un calo. Questi giorni ‘sconteranno’ quanto purtroppo accaduto, poi inizieremo a vedere”.

Piazza Navona a Roma deserta al mattino del 12 marzo 2020

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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