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Coronavirus a Wuhan: muore il capo dell’ospedale, in Toscana 400 bimbi cinesi in “auto-isolamento”

Ucciso dal coronavirus che ha contribuito a combattere come pochi altri nel mondo. È morto in Cina Liu Zhiming, 51 anni, il capo dell’ospedale Wuchang Hospital di Wuhan, la città centro dell’epidemia. Venerdì scorso, 14 febbraio, un infermiere di 59 anni dello stesso nosocomio era deceduto a causa del Covid-19 (il coronavirus).

Cresce in generale il numero delle vittime, a quota 1.800. Lo rende noto il Governo cinese. I dati sembrano mostrare “un calo di nuovi contagi ma questo trend va interpretato con molta cautela perché può cambiare”. “È presto per dire se questo andamento in calo continuerà. Ogni scenario resta aperto”, ha spiegato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

In Italia, invece, scoppia il caso dei cinesi della comunità di Firenze, Prato e Pistoia. Sono circa 400, riporta online l’Ansa, “i bambini in isolamento domiciliare e che vengono controllati quotidianamente”. Lo rende noto la Regione Toscana. Si tratta, si spiega, di un auto-isolamento a casa. Migliorano, per fortuna, le condizioni generali della coppia di cinesi positivi al coronavirus ricoverati nell’ospedale Spallanzani di Roma.

E intanto Niccolò, lo studente 17enne bloccato per due volte in Cina a causa delle febbre e ora ricoverato allo Spallanzani “continua a essere in buone condizioni di salute“. “Il ragazzo – prosegue il bollettino medico – continua a essere sereno e di ottimo umore, i tamponi naso-faringei effettuati nella giornata del 15 e del 16 febbraio sono risultati negativi per la ricerca del nuovo coronavirus e di altri eventuali agenti patogeni”. Inoltre “le condizioni di salute del cittadino italiano proveniente dalla Cecchignola, caso confermato di infezione da nuovo coronavirus sono ottime”.

All’Istituto Spallanzani di Roma migliorano le condizioni di due cinesi. Sta bene il 17enne di Grado (Gorizia)

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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