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Sexbot, ecco la nuova frontiera a luci rosse dell’amore virtuale

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La realtà virtuale sulla quale molte aziende high-tech investono sempre più massicciamente è quella della pornografia. Ma non solo. Dagli Stati Uniti arrivano adesso i sexbot, i robot per fare sesso. Attenzione, non si tratta di una nuova frontiera della “trasgressione” o del “proibito”. Più semplicemente, e anche più brutalmente, si tratta di umanoidi di ultima generazione, una sorta di replicanti, sempre più simili a donne e uomini in carne e ossa.

Peccato siano soltanto dei robot, non certo delle persone umane. D’altro canto per tanti uomini sembra preferibile fare l’amore con un oggetto invece che con una donna. E, ovviamente, molte industrie ci investono su, intravedendo la possibilità di lucrare lauti profitti. Tutto sta nel fare in modo che tali robot si scostino il meno possibile dal vero.

Non solo automi per svolgere compiti pesanti e ripetitivi, quindi. O per pulire la casa, fare servizi domestici, sostituire gli esseri umani in catena di montaggio o al Fast food. Stanno arrivando anche i robot da letto. L’intelligenza artificiale e i software di cui saranno dotati questi robot consentiranno a queste macchine di interagire con le persone.

Cosa potranno fare? Per esempio ricevere e rispondere a stimoli vocali, visivi o tattili, e sostenendo semplici, ma audaci, conversazioni. Come scrive Stefano Casini sul Corriere.it, sapranno riconoscere l’interlocutore, ne comprenderanno lo stato d’animo e impareranno a conoscerne gusti e preferenze. Insomma, un quasi vero, o una quasi vera, partner in grado di simulare un’ottima affinità. Ma, naturalmente, niente a che vedere con un uomo o con una donna in carne e ossa, umani, sensibili e capaci di amare.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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