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Rudolf Nureyev la stella della danza era omosessuale: tutti i suoi amori

L’incontro con Robert Tracy

Con lo sbarco di Nureyev in America, la sua personalità può trovare nuovi sfoghi nei numerosissimi locali frequentati dagli artisti negli anni Settanta. Uno su tutti, lo Studio 54, dove il ballerino conosce Robert Tracy. Lui è un giovane ballerino americano e studente di Arte della Columbia University. Per lungo tempo fu suo compagno, mascherato da fidato assistente personale. A lui Nureyev devolverà un’ingente somma dopo la sua morte.

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La tormentata passione per Erik Bruhn

Il rapporto più famoso e forse turbolento di Rudolf Nureyev fu conErik Bruhn. Direttore del Balletto Reale Svedese e poi di quello Nazionale Canadese, aveva dieci anni più del ballerino russo, che nel 1961 lo cercò dopo aver visto un suo balletto in un filmino di contrabbando. Nonostante la differenza d’età, divenne il suo amante, il migliore amico, ma anche il nume tutelare che protesse l’eccentrico artista dalle sue stesse follie. Erik Aschengreen, docente e critico di danza, racconta: «Pochi sapevano di loro. Erano gli anni ’60 e, anche se era permesso dalla legge, non era “normale” vedere coppie gay»

La loro storia fu lunghissima, costellata di tradimenti da parte di Nureyev, tentativi di convivenza che terminavano dopo poche settimane, continue liti e riappacificazioni. «Se mi scriverai o mi telefonerai per dirmi che il tuo amore per me è ancora forte mi restituirai l’energia, la fiducia, la speranza», scriveva Erik a Rudolph dopo l’ennesima separazione.

Fra i due c’era anche una fortissima competizione che li ha fatti litigare furiosamente per anni. Ma quando Bruhun fu ricoverato in fin di vita, ufficialmente a causa di un tumore ai polmoni, Rudolph accorse al suo capezzale. Gli rimase vicino, sussurrandogli all’orecchio fino alla morte, i ricordi del passato condiviso. Bruhun aveva 57 anni.

Nureyev e Freddie: verità o menzogna?

Nella documentata biografia Nureyev. Senza trucco è emerso un altro, tenero legame che ha rischiarato la solitudine del grande ballerino russo. Dalle ricerche dell’autore è emerso che Nureyev ha avuto una relazione molto profonda con Freddie Mercury. Finora ad accomunarli c’era stato solo il triste destino condiviso da entrambi – la morte per Aids.

I due si erano conosciuti nel 1987, in occasione di una serata di gala organizzata da re Juan Carlos a Madrid. Questo libro mette in luce anche la profonda passione che li ha legati. Si incontravano ogni volta che potevano. Si scrivevano appassionanti lettere d’amore. Trascorrevano lunghe ore al telefono e, quando la mancanza diventava insopportabile, cancellavano i propri impegni all’improvviso pur di incontrarsi, anche nel cuore della notte.

Tuttavia, in un’intervista rilasciata al portale Gay.it, il suo manager e fisioterapista Luigi Pignotti sconfessa questa relazione, «una pura invenzione per fare una telenovela che poi non è partita. Poi Mercury era gay e Nureyev non andava con i gay». Rivela invece un’altra follia nata in America, quella per un certo Kenneth, ballerino di Boston, che fece perdere la testa al povero Nureyev. In cerca di popolarità, irretì il ballerino russo attraverso un rapporto amoroso. Fu proprio Pignotti a dissuadere Kenneth dal mettersi di nuovo in contatto con Nureyev.

Rudolf Nureyev cambiò per sempre il mondo della danza, anche negli anni bui, quelli prima della sua morte. Provato nel fisico, volava alle prime all’Opera di Parigi. Nei suoi ultimi anni di vita creò le coreografie più grandiose della sua carriera, convertendo la paura in energia. Morì nel 1993 di Aids, due anni dopo il suo “Eddie“.

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