Nadir Rossi, infermiere di 35 anni, è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso la moglie Jessica Dalla Chiara somministrandole insulina. Il movente: una polizza sulla
A oltre due anni dalla morte di Jessica Dalla Chiara, avvenuta il 24 giugno 2024 nella sua abitazione di Bussolengo, in provincia di Verona, la polizia ha fermato il marito con l’accusa di omicidio aggravato. Il caso del cosiddetto infermiere arrestato per insulina ha scosso profondamente la comunità veronese: due professionisti della sanità, una coppia apparentemente normale, e una morte che per mesi era stata archiviata senza destare sospetti. Poi le indagini hanno preso una direzione inattesa, riportando tutto alla luce.
Nadir Rossi, 35 anni, lavorava come infermiere presso l’Ospedale Borgo Roma di Verona, uno degli ospedali principali dell’area scaligera. Sua moglie, Jessica Dalla Chiara, aveva 32 anni al momento della morte e svolgeva anch’ella la professione infermieristica, impiegata nell’assistenza domiciliare per conto dell’ULSS 9 Scaligera. Due persone del settore sanitario, dunque, accomunate non solo dalla vita privata ma anche dalla stessa vocazione professionale — il che rende la vicenda ancora più inquietante agli occhi di chi la osserva dall’esterno.
Jessica muore il 24 giugno 2024 nella casa di Bussolengo dove la coppia viveva. Inizialmente il decesso non innesca un’indagine immediata per omicidio: è solo con il passare del tempo, e grazie al lavoro degli investigatori, che emerge un quadro radicalmente diverso rispetto a quello di una morte naturale o accidentale.
Secondo quanto contestato dalla Procura, Rossi avrebbe somministrato insulina per via endovenosa alla moglie senza alcuna finalità terapeutica, provocando una crisi ipoglicemica che ne avrebbe causato la morte. L’insulina, ormone fondamentale nella regolazione della glicemia, se iniettata in dosi eccessive a una persona che non ne ha necessità medica può abbassare drasticamente i livelli di zucchero nel sangue, portando a perdita di coscienza, danni cerebrali e, nei casi più gravi, al decesso. Si tratta di un meccanismo noto in ambito medico-legale, e la competenza professionale dell’indagato — un infermiere esperto — è considerata dagli inquirenti un elemento rilevante nella ricostruzione dei fatti.
La scelta di questo metodo non lascia tracce immediatamente evidenti, il che potrebbe spiegare perché la morte di Jessica non abbia sollevato allarmi nell’immediato. Le indagini, condotte con il supporto di consulenti medico-legali, avrebbero permesso di ricostruire la catena di eventi e di individuare elementi incompatibili con una morte naturale.
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Uno degli aspetti più pesanti dell’accusa riguarda il movente economico. Secondo gli inquirenti, Rossi avrebbe incassato una polizza sulla vita sottoscritta da Jessica Dalla Chiara circa due anni prima della sua morte. L’esistenza di questa polizza, e soprattutto il fatto che il marito ne abbia beneficiato dopo il decesso della moglie, ha rappresentato per gli investigatori un elemento cruciale nella costruzione del quadro accusatorio.
Non è la prima volta che una polizza assicurativa diventa il fulcro di un’indagine per omicidio: nella storia della cronaca giudiziaria italiana e internazionale, questo tipo di movente è ricorrente e spesso costituisce il punto di partenza per riaprire casi apparentemente chiusi. In questo caso, l’ipotesi degli inquirenti è che il beneficio economico derivante dalla polizza abbia rappresentato un incentivo determinante.
Il capo d’imputazione a carico di Nadir Rossi è articolato e comprende reati di diversa natura. L’accusa principale è quella di omicidio aggravato, ma al fianco di questa figurano anche tentato omicidio aggravato, distruzione e occultamento di cadavere attraverso cremazione fraudolenta, frode assicurativa e peculato continuato di farmaci. Quest’ultimo capo d’accusa — l’appropriazione indebita di medicinali — suggerisce che gli inquirenti abbiano ricostruito anche le modalità con cui Rossi si sarebbe procurato l’insulina utilizzata, verosimilmente attraverso il suo accesso privilegiato ai farmaci in ambito ospedaliero.
La cremazione fraudolenta è un elemento particolarmente significativo: se confermata, indicherebbe un tentativo deliberato di eliminare le prove fisiche del reato, rendendo più difficile qualsiasi successiva analisi autoptica. È un dettaglio che, nella prospettiva degli inquirenti, rafforza l’ipotesi di una condotta premeditata e non di un gesto impulsivo.
Un altro elemento che emerge dalle indagini riguarda la posizione lavorativa di Rossi: l’uomo era stato licenziato dall’Ospedale Borgo Roma nell’anno precedente all’arresto, a seguito di una procedura disciplinare interna. Le circostanze precise che hanno portato al licenziamento non sono state rese note, ma la coincidenza temporale con il decorso delle indagini non è passata inosservata. Rossi, al momento del fermo avvenuto il 29 ottobre 2026, non era dunque più in servizio presso la struttura sanitaria veronese.
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Questo dettaglio apre una riflessione più ampia sul sistema di controllo interno alle strutture ospedaliere: come vengono gestite le segnalazioni, come si monitora l’accesso ai farmaci, e quali meccanismi di tutela esistono per i pazienti e per il personale. Domande che non riguardano solo questo caso, ma che periodicamente tornano al centro del dibattito sulla sicurezza in ambito sanitario.
Tra la morte di Jessica Dalla Chiara, avvenuta nell’estate del 2024, e l’arresto del marito, nell’ottobre 2026, sono trascorsi oltre due anni. Un lasso di tempo che potrebbe sembrare lungo, ma che nella realtà delle indagini per omicidio — soprattutto quando il metodo utilizzato è sofisticato e le prove fisiche sono state compromesse — è tutt’altro che insolito. Le analisi tossicologiche, le perizie medico-legali, la ricostruzione dei movimenti e delle comunicazioni dell’indagato richiedono tempi tecnici che non possono essere compressi senza rischiare di compromettere la solidità del quadro probatorio.
Il fatto che la Procura abbia atteso di avere un impianto accusatorio sufficientemente robusto prima di procedere al fermo è, in questo senso, un segnale di come l’indagine sia stata condotta con metodo e cautela. Secondo quanto riportato da ANSA Veneto, l’arresto è avvenuto il 29 ottobre 2026, a conclusione di un’attività investigativa che ha coinvolto più fronti.
Al di là dei risvolti giudiziari, il caso di Bussolengo pone una questione difficile ma necessaria: quella della fiducia riposta nei professionisti della salute. L’infermiere, il medico, il farmacista sono figure alle quali ci affidiamo in momenti di vulnerabilità, e l’idea che le competenze acquisite per curare possano essere piegate a scopi opposti è qualcosa che disturba in profondità. È importante, però, non cedere alla tentazione di generalizzare: casi come questo sono statisticamente rarissimi, e la stragrande maggioranza del personale sanitario svolge il proprio lavoro con dedizione e integrità.
Jessica Dalla Chiara aveva 32 anni e lavorava per aiutare le persone più fragili attraverso l’assistenza domiciliare. La sua storia merita di essere ricordata anche per quello che era: una professionista della cura, prima ancora che una vittima. Il processo, nelle sedi competenti, dovrà stabilire la verità e garantire giustizia nel rispetto delle regole dello stato di diritto — e Nadir Rossi, come ogni imputato, ha diritto alla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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