Una strada troppo stretta per i maxi-SUV dei residenti più facoltosi d’Italia: il problema potrebbe sembrare banale, eppure a Portofino ha trovato una soluzione istituzionale da oltre 320.000 euro. Il Comune della perla della Riviera Ligure ha inserito nel proprio Piano triennale dei lavori pubblici un progetto per la realizzazione di una piazzola di scambio su via San Sebastiano, la stradina che collega il borgo ai cancelli delle ville più esclusive del litorale. Il nodo della portofino strada suv — vale a dire l’impossibilità pratica per due grandi fuoristrada di incrociarsi lungo quel percorso — è diventato così una questione di bilancio pubblico, con tanto di delibera del sindaco Matteo Viacava e copertura finanziaria approvata.
Via San Sebastiano non è una strada qualsiasi. Classificata come strada rurale, è accessibile soltanto ai residenti delle abitazioni che vi si affacciano direttamente, e si sviluppa all’interno del territorio di un parco naturale. Questo doppio vincolo — urbanistico e ambientale — la rende un caso a sé nel panorama delle infrastrutture liguri. Non ci passano i turisti, non ci transitano i mezzi di servizio pesanti ordinari: è, di fatto, un accesso privato a uso condominiale, ma di un condominio a cielo aperto dove le quote sono ville da decine di milioni di euro.
Tra i residenti censiti lungo via San Sebastiano figurano nomi di primo piano dell’imprenditoria italiana: Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset; Vittorio Malacalza, imprenditore genovese con partecipazioni in diversi settori industriali; e Marco Tronchetti Provera, storico manager di Pirelli. Tre profili che, al di là della notorietà pubblica, hanno in comune la residenza su una stradina che — è questa la sostanza del problema — non riesce a contenere contemporaneamente due veicoli di grandi dimensioni.
Il fenomeno dei SUV di lusso è esploso nell’ultimo decennio anche tra la clientela più abbiente: modelli come il Range Rover nelle versioni a passo lungo, il Bentley Bentayga o il Rolls-Royce Cullinan superano agevolmente i due metri di larghezza, e su una strada rurale pensata per carri e utilitarie diventano oggetti fuori scala. Il risultato pratico è che, quando due di questi mezzi si trovano a percorrere via San Sebastiano in senso opposto, uno dei due deve fare retromarcia per cedere il passo — con tutte le difficoltà del caso su un fondo stradale che non è stato progettato per manovre di questo tipo.
La soluzione tecnica individuata dal Comune di Portofino è la realizzazione di una piazzola di scambio, ovvero uno slargo laterale che consente a un veicolo di fermarsi e attendere il passaggio di quello proveniente in senso contrario. È un intervento classico sulle strade a senso unico alternato o su quelle troppo strette per il doppio senso di marcia: si trova comunemente nelle zone montane, nei borghi medievali, sulle strade di campagna. Quello che rende questa piazzola diversa dalle altre è il contesto — uno dei comuni più esclusivi d’Europa — e soprattutto il costo: oltre 320.000 euro di fondi pubblici.
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Il sindaco Matteo Viacava ha inserito la spesa nel Piano triennale dei lavori pubblici, lo strumento con cui le amministrazioni locali programmano gli investimenti in infrastrutture nel medio periodo. Non si tratta, dunque, di un provvedimento d’urgenza o di una delibera improvvisata: è una scelta pianificata, che ha superato le fasi di approvazione interna e che ora attende di essere tradotta in cantiere. I dettagli esecutivi del progetto — tempi, modalità di intervento, impatto sul parco naturale circostante — non sono stati ancora resi pubblici nella loro interezza.
La cifra, per quanto elevata, non è del tutto sorprendente se si considera il contesto operativo. Intervenire su una strada che si trova all’interno di un’area protetta comporta vincoli ambientali stringenti: qualsiasi movimento di terra, qualsiasi modifica al profilo del terreno deve essere autorizzata dagli enti preposti alla tutela del parco. I materiali devono rispettare standard estetici e ambientali specifici. I tempi si allungano, i costi aumentano. Una piazzola che altrove potrebbe costare poche decine di migliaia di euro, a Portofino diventa un intervento da ingegneria ambientale.
La vicenda di via San Sebastiano illumina un paradosso più ampio che riguarda molti dei borghi italiani di pregio: più un luogo è bello, esclusivo e vincolato, più diventa difficile adattarlo alle esigenze contemporanee senza spendere cifre considerevoli. Portofino è un caso estremo in questo senso. Il borgo è tra i più fotografati e visitati al mondo, ma la sua struttura urbanistica è rimasta sostanzialmente quella di un piccolo villaggio di pescatori liguri. Le strade sono strette per definizione, i vicoli sono stati costruiti per i muli e le barche, non per i SUV da tre tonnellate.
Il Comune di Portofino ha già affrontato in passato la questione della mobilità con misure piuttosto draconiane: il sito istituzionale del Comune documenta una lunga serie di ordinanze e regolamenti che limitano l’accesso veicolare al centro storico, con multe salate per i trasgressori. Ma via San Sebastiano, essendo una strada privata a uso dei soli residenti, sfugge alle logiche del traffico turistico e pone una questione diversa: non come limitare l’accesso a chi non dovrebbe esserci, ma come garantire la mobilità a chi ha il diritto di percorrerla.
È un tema che si ripresenta in molte località esclusive italiane e internazionali, da Capri a Positano, da Forte dei Marmi alle isole dell’arcipelago toscano: la tensione tra la conservazione dell’identità storica e paesaggistica di un luogo e le aspettative di comfort e praticità di chi vi risiede stabilmente — o stagionalmente — con standard di vita elevatissimi.
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Non è difficile immaginare che la notizia abbia suscitato qualche sopracciglio alzato. Spendere denaro pubblico per risolvere un problema di viabilità che riguarda un numero ristrettissimo di residenti — e residenti con disponibilità economiche tutt’altro che modeste — è una scelta che si presta a letture critiche. Il punto sollevato da molti osservatori è semplice: se i proprietari dei SUV che non riescono a incrociarsi su via San Sebastiano hanno i mezzi per acquistare veicoli da centinaia di migliaia di euro, perché la soluzione al problema della portofino strada suv dovrebbe ricadere sulle casse comunali?
La risposta istituzionale, almeno quella implicita nella delibera del sindaco Viacava, è che via San Sebastiano rimane una strada pubblica — seppur classificata come rurale e ad accesso limitato — e che la sua manutenzione e il suo adeguamento rientrano tra le responsabilità dell’ente locale. La distinzione tra strade pubbliche e private in Italia è spesso meno netta di quanto si pensi, e molte vie di accesso a proprietà private mantengono una classificazione che le fa ricadere sotto la giurisdizione comunale.
C’è poi un argomento pragmatico: il problema della portofino strada suv non riguarda solo il comfort dei residenti, ma anche la sicurezza della circolazione. Una strada su cui due veicoli non riescono a incrociarsi senza rischi è una strada che pone un problema oggettivo di sicurezza stradale, indipendentemente da chi la percorre e con quale tipo di mezzo. In quest’ottica, l’intervento del Comune acquista una giustificazione più solida.
Con l’approvazione della spesa nel Piano triennale dei lavori pubblici, il Comune di Portofino ha formalmente avviato l’iter che porterà alla realizzazione della piazzola di scambio su via San Sebastiano. I passaggi successivi prevedono la progettazione esecutiva, le autorizzazioni da parte degli enti di tutela del parco, la gara d’appalto e infine i lavori. Considerando la complessità burocratica e ambientale del contesto, è ragionevole attendersi che i tempi si estendano su più stagioni.
Nel frattempo, i residenti di via San Sebastiano continueranno a doversi arrangiare come hanno fatto finora: con manovre di retromarcia, con accordi informali tra chi si trova a percorrere la strada nello stesso momento, con quella dose di pazienza che i luoghi bellissimi e scomodi richiedono sempre. La Liguria, del resto, ha una lunga tradizione di paesaggi mozzafiato che non fanno sconti a nessuno — nemmeno a chi guida un SUV da centomila euro. La piazzola da 320.000 euro è, in fondo, il prezzo che Portofino paga per essere rimasta se stessa: un borgo antico che il mondo moderno continua a voler abitare, senza riuscire del tutto ad adattarsi a esso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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