A meno di una settimana dalla ripresentazione della delibera al Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, la Società Stretto di Messina perde la sua figura tecnica di riferimento: Valerio Mele, direttore tecnico dell’ente incaricato di gestire il progetto del ponte sullo Stretto, ha lasciato l’incarico con effetto dal 1° ottobre 2026, annunciando il proprio passaggio ad Anas come chief operating officer. Una notizia comunicata il 26 settembre 2026 che ha immediatamente acceso i riflettori sulla tenuta organizzativa di uno dei cantieri infrastrutturali più discussi e ambiziosi della storia recente italiana.
Chi è Valerio Mele e quale ruolo ricopriva nel progetto
All’interno della Società Stretto di Messina, Valerio Mele occupava una posizione cardine. In quanto direttore tecnico, era la figura responsabile del coordinamento ingegneristico e progettuale dell’intera opera: un ruolo che, in un progetto di questa complessità e scala, non è affatto intercambiabile nel breve termine. Il ponte sullo Stretto di Messina, nella sua configurazione attuale, prevede la realizzazione di un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria attraverso uno degli specchi d’acqua più impegnativi d’Europa dal punto di vista sismico, meteomarino e logistico. Gestire la direzione tecnica di un’infrastruttura simile richiede competenze altamente specializzate, maturate nel tempo e difficilmente sostituibili con una semplice nomina.
Il trasferimento di Mele ad Anas — dove assumerà la carica di chief operating officer — non è una fuoriuscita dal mondo delle grandi infrastrutture pubbliche italiane, ma rappresenta comunque un cambio di traiettoria significativo per chi, fino al giorno prima, era al timone tecnico del progetto più controverso e politicamente carico del Paese. La coincidenza con il momento delicato della delibera al Cipess ha trasformato quella che avrebbe potuto essere una normale transizione professionale in un caso di rilevanza pubblica.
Il tempismo: perché la vigilia della delibera al Cipess pesa
Il punto che ha catturato maggiormente l’attenzione degli osservatori non è tanto la partenza di Mele in sé, quanto il momento scelto — o subìto — per annunciarla. La ripresentazione della delibera al Cipess è un passaggio istituzionale cruciale per il destino del ponte sullo Stretto: è in quella sede che il governo deve ottenere il via libera formale per procedere con le fasi successive dell’iter autorizzativo e finanziario. Un atto che richiede solidità tecnica, documentazione ineccepibile e continuità nella governance del progetto.
Perdere il direttore tecnico proprio alla vigilia di questo appuntamento significa, almeno in apparenza, presentarsi a un esame importante con un banco vuoto. Non si tratta di un dettaglio marginale: le delibere del Cipess su opere di questa portata richiedono una preparazione tecnica approfondita, e la figura del direttore tecnico è spesso quella che risponde direttamente alle richieste di chiarimento e integrazione documentale che possono emergere durante l’istruttoria. La Società Stretto di Messina dovrà ora dimostrare di poter garantire quella continuità operativa senza soluzione di continuità, anche in assenza di chi ne ha guidato finora la struttura tecnica.
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Va detto, per correttezza informativa, che le ragioni specifiche che hanno portato Mele a lasciare l’incarico in questo preciso momento non sono state rese pubbliche e non risultano verificate da fonti attendibili. Qualsiasi interpretazione sulle motivazioni resterebbe, allo stato attuale, nel campo della speculazione.
Il progetto del ponte sullo Stretto: lo stato dell’arte
Per comprendere appieno il peso di questa notizia, è utile inquadrare il contesto in cui si inserisce. Il ponte sullo Stretto di Messina è un’opera che attraversa decenni di storia politica italiana: annunciata, bloccata, rilanciata e nuovamente rallentata in un ciclo che ha accompagnato governi di ogni colore. Nella sua incarnazione attuale, il progetto ha ricevuto nuovo impulso a partire dal 2023, con la riattivazione della Società Stretto di Messina e l’avvio di un iter tecnico-amministrativo che ha portato alla redazione del progetto definitivo.
L’opera prevede la realizzazione di un ponte a campata unica — la più lunga al mondo nella sua categoria — capace di collegare Villa San Giovanni, in Calabria, con Messina, in Sicilia. Le dimensioni ingegneristiche sono straordinarie: si parla di una struttura pensata per resistere a terremoti di elevata intensità e a condizioni meteomarinee estreme, con torri che si innalzano a centinaia di metri sul livello del mare. È proprio la complessità tecnica di questo progetto a rendere così rilevante il ruolo del direttore tecnico e, di conseguenza, così significativa la sua uscita in un momento così delicato.

La Società Stretto di Messina è la struttura societaria pubblica deputata a gestire l’intera filiera progettuale e contrattuale dell’opera, interfacciandosi con il contraente generale, con le amministrazioni locali e con i ministeri competenti, in primo luogo quello delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Anas e il nuovo ruolo di Mele: una carriera che continua
Il passaggio di Valerio Mele ad Anas come chief operating officer chiarisce almeno un aspetto della vicenda: non si tratta di un abbandono del settore delle infrastrutture pubbliche, né di una fuga da un progetto in difficoltà per ragioni personali di carattere professionale. Anas è la società pubblica che gestisce la rete stradale e autostradale italiana di interesse nazionale, ed è a sua volta una realtà di grande complessità organizzativa e tecnica. Il ruolo di chief operating officer — direttore operativo — è una posizione di vertice, che implica la responsabilità complessiva delle operazioni aziendali.
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Questo elemento non elimina le domande sulla continuità del progetto del ponte sullo Stretto, ma aiuta a leggere la vicenda con la giusta prospettiva: Mele non sparisce dal panorama delle grandi infrastrutture italiane, ma si sposta verso un altro snodo cruciale del sistema. Resta aperta, tuttavia, la questione di chi prenderà il suo posto alla guida tecnica della Società Stretto di Messina e con quali tempi.
Cosa succede ora: le domande aperte
L’uscita di scena di Mele apre una serie di interrogativi concreti. Il primo riguarda la successione alla direzione tecnica: chi verrà nominato per guidare la struttura ingegneristica del progetto? Con quali tempi sarà operativo? La nomina di un nuovo direttore tecnico in un progetto di questa complessità non è un atto burocratico, ma una scelta strategica che richiede ponderazione e che difficilmente può essere completata in pochi giorni.
Il secondo interrogativo riguarda l’iter al Cipess: la delibera verrà presentata nei tempi previsti, o l’avvicendamento alla direzione tecnica potrà avere ripercussioni sulla preparazione della documentazione necessaria? Su questo punto, allo stato attuale, non ci sono conferme ufficiali né dichiarazioni pubbliche da parte della Società Stretto di Messina o del Ministero delle Infrastrutture.
Il terzo nodo è più strutturale: un progetto della portata del ponte sullo Stretto può permettersi cambi di vertice tecnico in momenti così delicati senza che ciò incida sulla credibilità complessiva dell’iter? La risposta dipenderà in larga misura dalla rapidità con cui la società riuscirà a garantire continuità operativa e a comunicare con chiarezza le proprie scelte ai soggetti istituzionali coinvolti.
Quel che è certo, al momento, è che la partenza di Valerio Mele ha trasformato un passaggio amministrativo atteso — la delibera al Cipess — in un momento di attenzione amplificata, in cui ogni mossa della Società Stretto di Messina sarà osservata con occhio critico da opposizioni, esperti e opinione pubblica. Il ponte sullo Stretto, opera da sempre capace di polarizzare il dibattito nazionale, si trova ancora una volta al centro di una storia che va ben oltre il cemento e l’acciaio.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
