Il 17 settembre 2026 Netflix ha aggiunto un nuovo capitolo a una delle sue saghe antologiche più discusse: Monster: The Lizzie Borden Story è la quarta stagione della serie creata da Ryan Murphy e Ian Brennan, e porta sul piccolo schermo uno dei casi giudiziari più enigmatici e affascinanti dell’intera storia americana. Il progetto — che su lizzie borden netflix ha già scatenato un dibattito vivacissimo tra appassionati di true crime e storici — mescola ricostruzione d’epoca, dark comedy e libertà creativa per raccontare una vicenda che, a oltre un secolo di distanza, non ha ancora smesso di dividere l’opinione pubblica.
Chi era Lizzie Borden: la donna dietro il mito
Lizzie Andrew Borden nacque il 19 luglio 1860 a Fall River, Massachusetts, e morì il 1° giugno 1927. Nella sua lunga vita — sessantasei anni, per i parametri dell’epoca tutt’altro che pochi — fu per lo più una donna ordinaria della borghesia del New England: frequentava la chiesa, partecipava alle attività di beneficenza locali, conduceva l’esistenza riservata che la società vittoriana si aspettava da una donna nubile della sua classe. Eppure il suo nome è sopravvissuto a tutto, cristallizzato in una filastrocca macabra che i bambini americani recitano ancora oggi.
Il 4 agosto 1892 cambiò tutto. Quel mattino d’estate, nella casa di famiglia al numero 92 di Second Street a Fall River, vennero trovati i corpi brutalmente uccisi di Andrew Borden, padre di Lizzie, e di Abby Borden, la sua matrigna. Lizzie, che aveva 32 anni al momento dei fatti, era in casa al momento dei delitti. Fu lei stessa a dare l’allarme, e fu lei, quasi inevitabilmente, a diventare la principale sospettata. Le circostanze erano ambigue, le sue dichiarazioni contraddittorie, e la comunità di Fall River non tardò a indicarla come colpevole.
Ciò che seguì fu qualcosa di storicamente rilevante al di là del caso stesso: il processo a Lizzie Borden divenne il primo grande processo mediatico della storia americana. I giornali dell’epoca si gettarono sulla vicenda con un’avidità che anticipa di un secolo il circo mediatico che conosciamo oggi. Corrispondenti da tutto il paese affluirono nel Massachusetts, le edizioni speciali si moltiplicavano, e l’opinione pubblica si spaccò nettamente tra chi la riteneva una fredda assassina e chi vedeva in lei una vittima del pregiudizio di classe e di genere.
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Il processo e l’assoluzione che non ha convinto nessuno
Il processo si concluse con un verdetto che sorprese molti e non convinse quasi nessuno: Lizzie Borden fu assolta. La giuria, composta esclusivamente da uomini, non ritenne le prove sufficienti a condannarla. Pesava probabilmente anche un fattore culturale: l’idea che una donna rispettabile, figlia di un borghese stimato, potesse compiere un atto di tale brutalità era difficile da conciliare con i pregiudizi dell’epoca vittoriana. La sua innocenza legale, tuttavia, non la salvò dalla condanna sociale. Tornata a Fall River dopo il processo, Lizzie Borden visse per il resto della sua vita in una sorta di ostracismo silenzioso, evitata dalla buona società che un tempo la frequentava.
La questione della sua colpevolezza non è mai stata risolta in modo definitivo dalla storia. Gli storici e i criminologi continuano a dibattere le prove, le testimonianze e le incongruenze del caso. Nessuna prova conclusiva ha mai stabilito con certezza se Lizzie Borden fosse l’autrice dei delitti o se qualcun altro avesse agito quella mattina di agosto. L’assoluzione rimane l’unico verdetto ufficiale, ma il mistero ha alimentato decenni di libri, film, musical e ora — nel 2026 — una serie Netflix di grande richiamo.
Monster: The Lizzie Borden Story su Netflix — cosa racconta la serie
La quarta stagione di Monster porta la firma inconfondibile di Ryan Murphy, il creatore televisivo americano noto per il suo gusto nell’esplorare il lato oscuro della storia e della cultura pop. Come nelle stagioni precedenti della stessa antologia, lo show non ambisce a essere un documentario fedele: la serie è dichiaratamente concepita come una dark comedy e non aderisce strettamente ai fatti storici né alle location reali. È una scelta creativa esplicita, non una svista.

Al centro della narrazione c’è Ella Beatty nel ruolo di Lizzie Borden, un’interpretazione che ha già attirato l’attenzione della critica per la sua complessità. La serie introduce una delle sue deviazioni più marcate rispetto alla storia documentata: ritrae Lizzie e la domestica Bridget Sullivan come amanti, unite da una relazione clandestina che le spinge a cospirare insieme per commettere i delitti. È una lettura che non ha basi nelle fonti storiche verificate, ma che Murphy utilizza come lente narrativa per esplorare temi di oppressione, desiderio e ribellione in un’America vittoriana soffocante.
Questo approccio — che mescola fatti storici, speculazione e invenzione drammatica — è esattamente il marchio di fabbrica di Monster come serie. Le stagioni precedenti avevano già adottato la stessa strategia con altri casi celebri, costruendo storie che usano la storia come punto di partenza ma non come gabbia. Il rischio, naturalmente, è quello di confondere il pubblico tra ciò che è accaduto davvero e ciò che è frutto dell’immaginazione degli sceneggiatori. Ma la serie, con la sua cornice da dark comedy, segnala abbastanza chiaramente il proprio statuto finzionale.
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Perché il caso Borden continua ad affascinare
La longevità culturale del caso Borden non è casuale. Quella vicenda del 1892 condensa in sé alcune delle tensioni più profonde della società americana di fine Ottocento — e, per molti versi, anche di quella contemporanea. C’è la questione del genere: una donna accusata di un crimine violento, giudicata in parte in base a quanto corrispondesse o meno all’ideale femminile del suo tempo. C’è la questione della classe: la famiglia Borden era benestante, e la rispettabilità sociale di Lizzie pesò probabilmente nel processo. E c’è la questione dei media: il circo giornalistico che si sviluppò intorno al processo anticipò di decenni le dinamiche che oggi vediamo nei true crime podcast e nelle docuserie.
In questo senso, il fatto che lizzie borden netflix sia diventato uno dei termini di ricerca più cliccati nelle settimane successive al lancio della serie non sorprende. Il pubblico contemporaneo, cresciuto a pane e true crime, riconosce in questa storia i pattern narrativi che già conosce e ama — ma qui li trova immersi in un contesto storico che li rende ancora più stranianti e affascinanti. La distanza di oltre un secolo non attenua l’interesse; al contrario, lo amplifica, perché il mistero non è mai stato risolto.
Per chi volesse approfondire la storia vera prima o dopo aver visto la serie, la voce Wikipedia su Lizzie Borden offre una ricostruzione documentata dei fatti, delle prove e delle principali teorie storiografiche, distinguendo con cura tra ciò che è accertato e ciò che rimane nel campo della speculazione.
Una serie, molte domande: il confine tra storia e finzione
Guardare Monster: The Lizzie Borden Story richiede una consapevolezza che il pubblico più attento saprà portare allo schermo: quella di trovarsi di fronte a un’opera di finzione ispirata a fatti reali, non a una ricostruzione storica. Ryan Murphy non ha mai preteso il contrario, e la cornice da dark comedy è un segnale abbastanza esplicito del registro scelto. Ma la potenza del racconto — e la bravura di Ella Beatty nel dare corpo e profondità a un personaggio così controverso — rischia di far passare in secondo piano questa distinzione fondamentale.
Lizzie Borden fu accusata, processata e assolta. Questo è l’unico verdetto che la storia ci ha consegnato. Tutto il resto — la sua colpevolezza, le sue motivazioni, la dinamica di quella mattina del 4 agosto 1892 — rimane nel territorio del mistero irrisolto. La serie di Murphy sceglie una risposta tra le tante possibili e la racconta con stile e audacia. È intrattenimento di qualità, non storia. E capire la differenza è forse il modo migliore per godersi entrambe le cose: la serie su lizzie borden netflix come esperienza televisiva, e il caso Borden come uno dei grandi enigmi irrisolti della storia americana, affascinante proprio perché nessuno, ancora oggi, può dire con certezza cosa accadde davvero in quella casa di Fall River.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
