C’è un momento, nella vita di certi personaggi pubblici, in cui il volto che appare in televisione e quello che si specchia al mattino non coincidono del tutto. Tommaso Foglia, pastry chef e giudice di Bake Off Italia, è uno di quegli uomini capaci di stare sotto i riflettori senza perdere la sostanza: la nuova stagione del programma è partita il 4 settembre 2026 e lui è tornato al tavolo dei giudici con la stessa precisione artigianale che porta in ogni cosa, ma questa volta si racconta anche fuori dallo schermo — con una franchezza che sorprende e, in fondo, conquista. Parlare di tommaso foglia bake off significa parlare di un percorso professionale straordinario, ma anche di un uomo che ha imparato a fare i conti con le proprie fragilità.
Tutto comincia a Nola, in provincia di Napoli, dove Tommaso Foglia nasce nel 1990 in una famiglia che gestisce una pasticceria. Non è un dettaglio biografico secondario: crescere tra i profumi del forno, osservare le mani degli adulti che lavorano l’impasto, imparare che la precisione non è un’ossessione ma una forma di rispetto verso chi mangerà quel dolce — tutto questo plasma un carattere prima ancora di plasmare una carriera. La pasticceria di famiglia è la sua prima scuola, informale e concreta, quella in cui si impara non dai libri ma dall’odore del burro che si scioglie e dal suono della crosta che cede sotto le dita.
Il salto verso il professionismo avviene presto e con determinazione. Nel 2007, giovanissimo, Foglia inizia la sua carriera presso Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui Due Golfi, uno degli indirizzi più prestigiosi della ristorazione campana. È lì che capisce cosa significa lavorare con standard altissimi, in una cucina dove ogni dettaglio è oggetto di attenzione maniacale. Da quel momento in poi, la sua traiettoria non conosce soste.
Seguono anni di formazione e lavoro in luoghi che sono essi stessi dei simboli: il ristorante Baby a Roma, Le Sirenuse a Positano — uno degli hotel più amati della Costiera Amalfitana —, e poi l’internazionale. Foglia attraversa i confini italiani con la stessa naturalezza con cui attraversa le stagioni dei frutti: lavora alla La Mamounia Palace Hotel di Marrakech, poi al Don Alfonso Dubai, poi al Whatley Manor nel Wiltshire inglese, e infine al Patrick Guilbaud di Dublino, uno dei ristoranti più stellati d’Irlanda. Ogni tappa è una lingua nuova, un palato nuovo, una tecnica da assorbire e rielaborare attraverso la propria sensibilità mediterranea.
Il ritorno in Italia avviene nel 2017, quando approda a Bologna per guidare la pasticceria del ristorante I Portici, una stella Michelin. È qui che la sua maturità professionale trova una forma compiuta: non più il giovane che apprende, ma il professionista che imprime la propria visione. E i riconoscimenti non tardano ad arrivare: nel 2020 viene eletto miglior Emerging Pastry, risultando l’unico under 30 a ricevere questo titolo. Un segnale chiaro che il settore lo ha notato e che le aspettative su di lui sono alte.
Il 2022 segna un’altra svolta: Tommaso Foglia entra nel cast di Bake Off Italia come giudice. Per chi segue il programma — uno dei talent culinari più amati del pubblico italiano, trasmesso su Real Time — il suo arrivo rappresenta l’ingresso di una competenza tecnica rigorosa ma anche di una personalità che sa comunicare la complessità della pasticceria senza renderla inaccessibile. Perché il vero talento di Foglia davanti alla telecamera non è solo sapere cosa valutare in un biscotto o in una torta elaborata: è saper spiegare perché quella scelta tecnica conta, cosa dice di chi l’ha fatta, cosa rivela del suo percorso.
Il pubblico ha risposto con affetto, e la presenza di Tommaso Foglia a Bake Off è diventata uno degli elementi riconoscibili del format italiano. Con la nuova stagione partita il 4 settembre 2026, il suo ruolo si consolida ulteriormente. C’è qualcosa di rassicurante, in senso positivo, nel vederlo al suo posto: non è il giudice che cerca la battuta facile o il momento di tensione artificiale, ma quello che porta la propria esperienza sul campo — anni di cucine stellate, di culture gastronomiche diverse, di mattine passate a cercare il punto esatto di cottura — e la mette a disposizione dei concorrenti e degli spettatori.
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Essere giudice in un programma televisivo di questo tipo richiede anche una capacità di adattamento che non è scontata per chi viene da un ambiente professionale molto diverso. Le cucine dei grandi ristoranti sono ambienti silenziosi, concentrati, quasi monastici nel loro ritmo. La televisione è il contrario: luci, tempi stretti, improvvisazione, la necessità di essere comprensibile a milioni di persone con livelli di competenza gastronomica molto diversi. Foglia sembra aver trovato il suo equilibrio tra questi due mondi.
Parallelo al lavoro televisivo, Foglia ha portato avanti un progetto imprenditoriale che dice molto della sua visione della pasticceria contemporanea: l’apertura di Sfoglia Pastry Bar a Milano, in partnership con Bonci. Il nome è già un programma — la sfoglia è uno degli impasti più tecnici e affascinanti della tradizione italiana, un foglio sottile che richiede pazienza, temperatura giusta, mani esperte — e il format del pastry bar rappresenta un modo di portare la pasticceria d’autore fuori dai ristoranti stellati, rendendola accessibile in un contesto urbano e quotidiano.
Milano è la città giusta per questo tipo di scommessa: un pubblico sofisticato, abituato a cercare qualità anche nella pausa caffè, aperto alle contaminazioni e alle novità. Sfoglia Pastry Bar si inserisce in un panorama cittadino sempre più attento all’artigianalità, dove la distinzione tra pasticceria di alta gamma e consumo quotidiano si fa sempre più sottile. Per Foglia, questo progetto rappresenta anche una forma di radicamento: dopo anni di movimento internazionale, costruire qualcosa di fisso, con un indirizzo preciso, è un atto di fiducia nel futuro.
È sul piano personale che Tommaso Foglia sorprende di più, e non perché le sue rivelazioni siano clamorose, ma perché sono autentiche. In un panorama mediatico in cui i personaggi televisivi tendono a costruire narrazioni di sé molto controllate, Foglia sceglie la strada opposta: quella della sincerità disarmante.
Ha dichiarato apertamente di sognare una famiglia ma di essere attualmente single. Non è una confessione buttata lì per fare notizia: è il riconoscimento onesto di una distanza tra ciò che si desidera e ciò che si vive. Chi lavora ai ritmi che Foglia ha sempre mantenuto — cucine stellate, trasferte internazionali, set televisivi, progetti imprenditoriali — sa bene quanto sia difficile costruire una vita affettiva stabile. Il tempo è la risorsa più scarsa, e spesso è la prima a essere sacrificata.
Eppure, parlare di questo in pubblico richiede una forma di coraggio che non è banale. Ammettere che c’è un desiderio non ancora realizzato, che la vita professionale ha avuto un costo anche su quella personale, è un gesto di umanità che avvicina. Non si tratta di autocommiserazione — Foglia non è il tipo — ma di lucidità: guardare la propria vita senza filtri e raccontarla per quello che è.
Un altro elemento significativo emerso dall’intervista riguarda il ruolo della madre. Foglia le attribuisce un peso determinante nella sua presenza attuale, nel suo ruolo pubblico, nella persona che è diventato. Non è raro, nelle biografie dei grandi cuochi italiani, trovare una figura materna che ha trasmesso il primo amore per il cibo, la prima intuizione che in cucina si può trovare qualcosa di più della semplice necessità. Per Foglia, evidentemente, quella figura non è rimasta nel passato ma continua a essere un riferimento vivo.
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C’è un dettaglio che dice molto del carattere di Tommaso Foglia: alla domanda su un eventuale ingresso in un reality show, ha risposto con chiarezza. Sarebbe disposto a partecipare a un reality, ma non al Grande Fratello. È una distinzione che merita attenzione. Il Grande Fratello — nella sua versione Vip e in quella ordinaria — è il format che più di ogni altro espone la vita privata come spettacolo, che trasforma le relazioni in contenuto, che mette sotto pressione la coerenza identitaria dei partecipanti. Foglia dice no a questo tipo di esposizione, e lo fa senza polemica, come se fosse semplicemente ovvio.
Questo atteggiamento è coerente con tutto il resto: un professionista che ha costruito la propria reputazione sulla competenza tecnica e sulla sostanza non ha interesse a giocarsi quella reputazione in un contesto dove vince chi è più capace di creare conflitto o di commuovere il pubblico con la propria storia personale. La televisione, per Foglia, è uno strumento per parlare di pasticceria, per trasmettere una cultura del gusto, per avvicinare le persone a un mestiere bellissimo e complesso. Non è un palcoscenico per la propria vita privata.
Tommaso Foglia ha iniziato la sua carriera professionale nel 2007 presso Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui Due Golfi, dopo aver maturato una passione per la pasticceria crescendo nella bakery di famiglia a Nola.
Tommaso Foglia è entrato nel cast di Bake Off Italia come giudice nel 2022. La nuova stagione del programma è partita il 4 settembre 2026.
Sfoglia Pastry Bar è un locale aperto da Tommaso Foglia a Milano in partnership con Bonci. È un pastry bar che porta la pasticceria d’autore in un contesto accessibile e quotidiano.
No. Foglia ha dichiarato di essere attualmente single, pur sognando di costruire una propria famiglia in futuro.
Per chi vuole approfondire il profilo professionale di Tommaso Foglia e il suo percorso formativo, un punto di riferimento utile è la sua scheda sulla Cieffe Academy, dove insegna e condivide la propria esperienza con le nuove generazioni di pasticceri.
Quello che emerge dal ritratto di Tommaso Foglia è la figura di un professionista che non ha mai smesso di muoversi — geograficamente, culturalmente, creativamente — e che oggi si trova in un momento di bilancio: una carriera costruita con rigore e passione, un volto riconoscibile grazie a Bake Off Italia, un progetto imprenditoriale a Milano, e la consapevolezza che alcune cose importanti — la stabilità affettiva, il tempo per sé — sono ancora un cantiere aperto. C’è qualcosa di molto contemporaneo in questa condizione: la difficoltà di tenere insieme l’eccellenza professionale e la pienezza personale è una sfida che molti riconoscono, e forse è proprio per questo che Foglia, quando parla di sé fuori dalla pasticceria, risulta così vicino.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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