Essere la Madrina della Mostra del Cinema di Venezia significa trovarsi sotto i riflettori più implacabili del cinema italiano: ogni apparizione sul red carpet viene analizzata, commentata, replicata sui social e archiviata nelle gallerie di stile delle riviste di tutto il mondo. Greta Scarano, scelta come Madrina dell’83ª edizione del Festival di Venezia, ha affrontato questa pressione con una strategia di immagine precisa e coraggiosa, affidando i propri capelli al talento di Massimo Serini. Il risultato è stata una sequenza di acconciature Venezia 83 che ha fatto parlare di sé quanto i film in concorso, diventando un caso di studio nel rapporto tra bellezza, identità e narrazione visiva sul tappeto rosso.
La Madrina e il suo stilista: un’alleanza di visione
Il ruolo della Madrina non è mai neutro. Chi lo ricopre deve incarnare il festival stesso — la sua storia, la sua ambizione, la sua capacità di guardare avanti senza dimenticare le radici. Greta Scarano, attrice di solida carriera nel cinema e nella serialità italiana, ha portato a Venezia 83 una presenza che ha saputo bilanciare eleganza classica e modernità senza cadere nella trappola del déjà vu. La chiave di questa riuscita è stata, in larga parte, il lavoro di Massimo Serini, hair stylist di riferimento per numerose star del panorama italiano.
Serini non è un nome nuovo al grande pubblico del beauty, ma Venezia 83 ha rappresentato per lui una vetrina di straordinaria visibilità. La sua missione era complessa: costruire look capelli che fossero coerenti con gli abiti scelti per ogni serata, che raccontassero qualcosa di Scarano come donna e come attrice, e che al tempo stesso generassero conversazione. Ci è riuscito con tre acconciature distinte — il wet look, il messy bob e il caschetto anni Venti — ognuna delle quali merita un’analisi approfondita.
Al suo fianco, per tutta la durata del festival, Elisa Rampi ha operato come assistente Hair & Makeup, garantendo quella continuità esecutiva che è fondamentale quando si lavora in un contesto ad alta pressione come Venezia. I prodotti scelti per realizzare le acconciature appartengono alla linea Kérastase, brand di riferimento nel segmento professionale del capello. Il makeup, invece, è stato curato in collaborazione con Armani Beauty, completando un team creativo di alto profilo.
Il wet look: quando la semplicità è tutto
La prima acconciatura che ha catturato l’attenzione degli osservatori di stile è stato il wet look, ovvero la tecnica che simula — o utilizza direttamente — l’effetto capelli bagnati per creare un’estetica aderente, lucida, quasi scultorea. È un look che richiede coraggio, perché non perdona: senza un viso ben proporzionato e un’espressione sicura, può risultare piatto o addirittura trascurato. Su Greta Scarano, invece, ha funzionato alla perfezione.
Il wet look ha una storia lunga nel mondo della moda e del cinema. Negli anni Ottanta era sinonimo di eccesso e glam rock; negli anni Novanta è diventato lo strumento preferito degli stilisti minimalisti per esaltare la struttura del volto senza distrazioni. Oggi, nel 2026, il wet look è tornato in auge come dichiarazione di intenzione: dice che chi lo porta non ha paura di essere guardata, che non ha bisogno di nascondersi dietro volume o ricci elaborati. È una scelta di essenzialità che paradossalmente richiede un lavoro tecnico sofisticato per risultare perfetta.
Massimo Serini ha scelto questa acconciatura con una consapevolezza precisa: il wet look permette al volto di diventare il centro assoluto della composizione visiva. In un contesto come il red carpet di Venezia, dove abiti, gioielli e luci competono per l’attenzione, avere i capelli che si “ritirano” a favore del viso è una mossa strategica oltre che estetica. Abbinato al makeup firmato Armani Beauty, il risultato era quello di un’icona contemporanea, consapevole della propria potenza visiva.
👉 Leggi anche: Venezia 83: il caschetto conquista il red carpet, da Greta Scarano a Matilda De Angelis
Dal punto di vista tecnico, il wet look realizzato con prodotti Kérastase garantisce una tenuta duratura senza appesantire il capello o renderlo rigido. La differenza tra un wet look professionale e uno improvvisato sta proprio nella qualità dei prodotti: gel troppo densi o spray mal formulati possono trasformare l’effetto desiderato in qualcosa di opaco e poco controllato. La scelta di Serini di affidarsi a Kérastase non è casuale, ma riflette una precisa filosofia di lavoro che privilegia la cura del capello anche nei momenti di massima messa in piega.
L’undone messy bob: il disordine come forma d’arte
Se il wet look era una dichiarazione di potere, il secondo grande look di Greta Scarano a Venezia 83 ha giocato su un registro completamente diverso: quello del fascino imperfetto, della bellezza che sembra non curarsi di essere guardata proprio mentre si sa perfettamente osservata. L’undone sculpted messy bob — come è stato definito dallo stesso team di Massimo Serini — è forse il look più complesso tra quelli proposti al festival, e certamente il più contemporaneo nel senso più profondo del termine.
Il messy bob è un caschetto volutamente mosso, con ciocche che sembrano cadute al loro posto per caso, ma che in realtà sono state posizionate con cura millimetrica. L’aggettivo sculpted — scolpito — che accompagna la definizione chiarisce l’intenzione: non si tratta di un look trascurato, ma di un’architettura capillare che simula il disordine mantenendo una struttura precisa. È la differenza tra un letto disfatto e un letto artfully unmade, come direbbero i designer di interni.
Questa tipologia di acconciatura richiede una conoscenza approfondita della texture del capello di chi la indossa. Non ogni tipo di capello risponde allo stesso modo alle tecniche di texturizing e scrunching necessarie per ottenere l’effetto desiderato. Elisa Rampi, che ha collaborato direttamente all’esecuzione del look, ha contribuito a garantire che il risultato finale fosse non solo bello in assoluto, ma perfettamente calibrato sulla specificità dei capelli di Scarano.
Il messy bob parla anche a un pubblico più ampio di quello delle appassionate di haute coiffure: è un look replicabile, almeno nell’ispirazione, anche da chi non ha un team di professionisti a disposizione. Questo lo rende uno dei più condivisi sui social, uno di quelli che finiscono nelle bacheche di Pinterest e nelle storie di Instagram con il tag “inspo”. Non è un caso che la comunicazione del team di Serini abbia scelto proprio questo look per uno dei post più virali legati alle acconciature Venezia 83.

Il caschetto anni Venti: omaggio al passato con occhio al futuro
La terza acconciatura firmata Massimo Serini per Greta Scarano a Venezia 83 è quella che ha generato più discussione tra gli esperti di storia della moda e del costume: il caschetto anni Venti, ovvero un bob ondulato in stile retrò con un’allure che rimanda direttamente all’estetica del cinema muto e del jazz age. Come riportato da D – La Repubblica, si tratta di un nuovo taglio che reinterpreta il caschetto dell’epoca con sensibilità moderna, evitando la trappola del costume e puntando invece su qualcosa di vivo e attuale.
Gli anni Venti del Novecento sono stati, per la storia del capello femminile, un momento rivoluzionario. Il taglio corto — il bob e la sua variante ancora più audace, il garçonne — rappresentava una rottura netta con i lunghi chignon vittoriani e edoardiani, e coincideva con l’emancipazione femminile, il diritto di voto, la libertà di ballare, lavorare, guidare automobili. Portare un caschetto anni Venti nel 2026 non è nostalgia: è un gesto politico e culturale, anche se sottile.
👉 Leggi anche: Greta Scarano: da Un posto al sole alla regia, fino alla conduzione della Mostra di Venezia 2026
Sul red carpet di Venezia, festival che ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la storia del cinema, questo rimando temporale acquistava un significato aggiuntivo. La Madrina che omaggia le origini del cinema — un’arte nata muta, in bianco e nero, negli stessi anni in cui le donne tagliavano i capelli per la prima volta — compie un gesto di consapevolezza che va oltre la scelta estetica. Greta Scarano non stava semplicemente portando un’acconciatura bella: stava raccontando una storia.
Dal punto di vista tecnico, le onde del caschetto anni Venti richiedono l’uso di ferri arricciatori di piccolo diametro e una tecnica di piegatura precisa per ottenere quella forma regolare e quasi geometrica tipica dell’epoca. I prodotti Kérastase utilizzati dal team di Serini garantivano la tenuta delle onde senza appesantire il capello, mantenendo quella lucentezza setosa che è caratteristica del look vintage ma difficilissima da ottenere nella pratica.
Kérastase e Armani Beauty: la tecnologia dietro la magia
Parlare di acconciature Venezia 83 senza affrontare il tema dei prodotti e dei brand coinvolti sarebbe come discutere di haute couture ignorando i tessuti. Kérastase e Armani Beauty non sono stati semplici sponsor: sono stati partner tecnici che hanno messo a disposizione del team di Massimo Serini e Elisa Rampi gli strumenti necessari per realizzare look di altissimo livello in condizioni operative non sempre facili.
Il contesto del festival cinematografico è, per definizione, estremo: luci intense, calore, umidità, lunghe ore di attesa tra una cerimonia e l’altra. I capelli devono resistere a tutto questo mantenendo l’aspetto che è stato creato ore prima, spesso in un camerino temporaneo. La scelta di prodotti professionali di alta gamma non è un lusso superfluo, ma una necessità tecnica. Kérastase, in particolare, è noto per la sua gamma di prodotti da styling che combinano cura del capello e tenuta, evitando quell’effetto secco e fragile che può derivare dall’uso prolungato di lacche e gel di qualità inferiore.
Armani Beauty, dal canto suo, ha contribuito a costruire quella coerenza visiva tra viso e capelli che è essenziale quando si lavora su look di questo tipo. Un wet look capillare abbinato a un makeup sbagliato può risultare disarmonico; un messy bob richiede un viso che bilanci il movimento con una base luminosa ma non eccessiva. La sinergia tra i due brand, coordinata dal team di Serini, è stata uno degli elementi più apprezzati dai commentatori di beauty presenti a Venezia.
Cosa ci insegnano le acconciature di Venezia 83
Analizzare le acconciature Venezia 83 di Greta Scarano non è un esercizio di futilità estetica. È, piuttosto, un modo per capire come funziona la costruzione dell’immagine pubblica ai massimi livelli, e come il capello — spesso sottovalutato rispetto all’abito o al makeup — possa essere uno strumento narrativo potentissimo. Massimo Serini ha dimostrato che un hair stylist di talento non si limita a “sistemare i capelli”: costruisce personaggi, racconta storie, dialoga con la storia della moda e con il presente culturale.
Il fatto che tre look così diversi tra loro — il wet look essenziale, il messy bob contemporaneo, il caschetto anni Venti retrò — siano stati proposti dalla stessa Madrina nel corso dello stesso festival dice qualcosa di importante anche su Scarano come persona pubblica: non è una star che si affida a un’unica formula, ma un’attrice che usa ogni apparizione per esplorare una sfumatura diversa di sé. Questa versatilità, supportata da un team tecnico di primo livello, è esattamente ciò che rende il suo percorso a Venezia 83 degno di essere ricordato ben oltre la durata del festival stesso.
Per chi vuole approfondire il mondo delle acconciature da red carpet e le tendenze capelli del momento, la pagina ufficiale di Kérastase Italia offre risorse e ispirazione direttamente dai professionisti del settore. Ma la lezione più importante che arriva da Venezia 83 è forse la più semplice: il capello non è mai un dettaglio, è sempre una scelta — e le scelte migliori sono quelle che sanno cosa vogliono dire prima ancora di essere viste.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.




