Testuggini aliene nei laghi lombardi: al Lago di Ghirla parte il primo monitoraggio scientifico
Sono silenziose, apparentemente innocue, e spesso vengono percepite come una presenza pittoresca sulle rive dei laghi. Eppure le testuggini aliene nei laghi lombardi rappresentano una delle minacce più concrete e sottovalutate per la biodiversità acquatica della regione. Il 6 agosto 2026, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente e l’Autorità di Bacino Lacuale Ceresio, Piano e Ghirla hanno firmato un accordo formale per avviare un monitoraggio scientifico delle testuggini palustri presenti nel Lago di Ghirla, nel Varesotto. Non si tratta di un’iniziativa simbolica: è il primo passo concreto verso la costruzione di un piano di contenimento per specie invasive che stanno alterando gli equilibri naturali di uno degli ecosistemi lacustri più delicati della Lombardia.
Perché il Lago di Ghirla e perché adesso
Il Lago di Ghirla si trova nel comune di Valganna, in provincia di Varese, ed è parte di un sistema lacuale che include il Lago Ceresio e il Lago Piano. Si tratta di un bacino di piccole dimensioni ma di grande valore naturalistico, inserito in un contesto territoriale che ospita habitat sensibili e specie autoctone di interesse conservazionistico. È proprio questa fragilità a renderlo particolarmente vulnerabile all’introduzione di specie non autoctone.
L’accordo firmato il 6 agosto 2026 tra la Fondazione Lombardia per l’Ambiente e l’Autorità di Bacino Lacuale Ceresio, Piano e Ghirla nasce da una consapevolezza crescente: le specie invasive aliene sono riconosciute a livello internazionale come una delle principali cause di perdita di biodiversità, seconde solo alla distruzione degli habitat. Nel caso specifico dei laghi lombardi, le testuggini palustri non autoctone si sono diffuse negli anni in modo silenzioso ma progressivo, complici decenni di abbandoni irresponsabili da parte di privati che, dopo aver acquistato esemplari come animali domestici, li hanno liberati nelle acque locali senza comprendere le conseguenze ecologiche di questo gesto.
L’iniziativa al Lago di Ghirla viene presentata come il primo passo di un processo più ampio di tutela della biodiversità del bacino varesino. Non è un caso isolato, ma un segnale di metodo: prima si studia, si censisce e si capisce l’entità del problema, poi si agisce con strumenti mirati. Un approccio che la scienza della conservazione raccomanda da anni, ma che troppo spesso fatica a tradursi in politiche concrete.
Cosa prevede l’accordo: identificazione, stima e piano di contenimento
L’accordo tra le due istituzioni ha obiettivi precisi e articolati in fasi distinte. La prima riguarda l’identificazione delle specie presenti: non tutte le testuggini che si vedono crogiolarsi al sole sulle rive del Lago di Ghirla appartengono alla stessa specie, e distinguere tra esemplari autoctoni e alieni è fondamentale per calibrare qualsiasi intervento successivo.
La seconda fase prevede la stima numerica della popolazione di testuggini invasive presenti nel lago. Solo conoscendo l’entità della presenza è possibile valutare il reale impatto sull’ecosistema e dimensionare adeguatamente le risorse necessarie per il contenimento. Senza dati affidabili, qualsiasi piano rischierebbe di essere inefficace o sproporzionato.
La terza componente dell’iniziativa è la predisposizione di un piano di contenimento vero e proprio. I dettagli specifici dei metodi che verranno adottati non sono ancora stati resi noti, e saranno presumibilmente definiti sulla base dei risultati del monitoraggio. Ciò che è certo è che l’obiettivo non è l’eradicazione immediata — obiettivo spesso irrealistico per specie già consolidate in un ecosistema — ma la gestione controllata della popolazione invasiva per ridurne l’impatto sulla fauna locale.
Le testuggini aliene nei laghi: un problema diffuso, non solo lombardo
Per comprendere appieno la portata della questione, è necessario inquadrarla in un contesto più ampio. Le testuggini palustri aliene che popolano i laghi italiani appartengono prevalentemente a specie nordamericane, in particolare la tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans) e la tartaruga dalle orecchie gialle (Trachemys scripta scripta). Queste specie sono state importate in Europa a partire dagli anni Ottanta e Novanta come animali da compagnia, vendute a basso costo nei negozi di animali e poi, crescendo di dimensioni e richiedendo cure sempre più impegnative, abbandonate in laghi, fiumi, stagni e canali.
Il risultato è stato una colonizzazione progressiva di molti corpi idrici italiani. Le Trachemys sono animali particolarmente adattabili: tollerano un’ampia gamma di temperature, si nutrono di un’enorme varietà di prede — invertebrati, piccoli pesci, anfibi, piante acquatiche — e non hanno predatori naturali significativi negli ecosistemi europei. Questa combinazione di fattori le rende competitive in modo sproporzionato rispetto alle specie autoctone.
In Italia, la tartaruga palustre autoctona per eccellenza è la Emys orbicularis, la testuggine palustre europea, una specie già in difficoltà a causa della perdita di habitat e della frammentazione del territorio. Quando si trova a condividere lo stesso specchio d’acqua con le Trachemys, la competizione per le risorse — siti di termoregolazione, cibo, aree di nidificazione — si rivela spesso svantaggiosa per la specie autoctona, che viene progressivamente marginalizzata.
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Il problema non riguarda solo l’Italia. A livello europeo, la Trachemys scripta è inclusa nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, definito dal Regolamento UE 1143/2014 sulle specie esotiche invasive, che impone agli Stati membri di adottare misure di gestione e contenimento. La presenza di queste tartarughe nei laghi lombardi non è quindi solo un problema locale: è parte di una sfida ecologica continentale che richiede risposte coordinate e scientificamente fondate.
Il ruolo delle specie invasive negli ecosistemi acquatici
Le specie invasive aliene sono considerate, insieme alla distruzione degli habitat, alla sovra-sfruttamento delle risorse naturali, all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, una delle cinque principali cause di perdita di biodiversità a livello globale. Negli ecosistemi acquatici, il loro impatto può essere particolarmente rapido e difficile da invertire.
Nel caso delle testuggini aliene nei laghi, i meccanismi di danno sono molteplici. Il primo è la competizione diretta con le specie autoctone per le risorse: cibo, spazio, siti di riproduzione. Il secondo è la predazione: alcune specie invasive si nutrono di uova e giovani esemplari di specie locali, riducendone il successo riproduttivo. Il terzo, spesso sottovalutato, è la trasmissione di patogeni: le testuggini esotiche possono portare con sé virus, batteri e parassiti ai quali le specie autoctone non sono immuni, con effetti potenzialmente devastanti sulle popolazioni locali.
C’è poi un effetto meno diretto ma altrettanto significativo: la modifica della struttura dell’ecosistema. Le testuggini sono onnivore opportuniste e la loro presenza in grandi numeri può alterare la composizione delle comunità di invertebrati acquatici, ridurre le popolazioni di anfibi — già in crisi in tutta Europa — e modificare la vegetazione delle rive. Un lago con una popolazione elevata di testuggini invasive non è semplicemente un lago con qualche animale in più: è un lago con un equilibrio ecologico diverso, spesso impoverito.
Per approfondire la dimensione globale del problema delle specie invasive, l’IUCN Invasive Species Specialist Group mantiene una delle banche dati più complete al mondo sulle specie aliene invasive e sui loro impatti sugli ecosistemi naturali, con risorse utili per ricercatori, gestori e cittadini interessati al tema.
Il valore simbolico e pratico di un approccio basato sui dati
Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa al Lago di Ghirla è proprio il metodo scelto: prima il monitoraggio scientifico, poi il piano di azione. Questo approccio — apparentemente ovvio, ma tutt’altro che scontato nella pratica della gestione ambientale — riflette una maturazione importante nella cultura della conservazione italiana.

Troppo spesso, in passato, interventi su specie invasive sono stati condotti senza una base di dati adeguata, con risultati deludenti o addirittura controproducenti. La rimozione massiccia di individui senza conoscere la struttura della popolazione, i tassi di riproduzione e le dinamiche di dispersione può rivelarsi uno spreco di risorse o, peggio, può destabilizzare ulteriormente l’ecosistema. Il monitoraggio preliminare non è un lusso: è una condizione necessaria per qualsiasi intervento efficace.
La Fondazione Lombardia per l’Ambiente, che ha co-firmato l’accordo con l’Autorità di Bacino Lacuale Ceresio, Piano e Ghirla, è un ente con una lunga esperienza nella ricerca e nella gestione ambientale in Lombardia. La sua partecipazione a questa iniziativa garantisce un approccio metodologicamente rigoroso e la capacità di tradurre i dati raccolti in raccomandazioni operative concrete.
L’Autorità di Bacino Lacuale, dal canto suo, è l’istituzione preposta alla gestione e alla tutela dei corpi idrici del territorio: il suo coinvolgimento assicura che il monitoraggio si inserisca in una cornice di governance locale solida, con la possibilità di tradurre le indicazioni scientifiche in provvedimenti amministrativi reali.
Cosa può fare il cittadino: responsabilità individuale e collettiva
Il problema delle testuggini aliene nei laghi ha radici profonde nella cultura del possesso irresponsabile di animali esotici. La maggior parte degli esemplari oggi presenti nei laghi lombardi è lì perché qualcuno, anni o decenni fa, ha deciso di liberare un animale acquistato come pet senza considerare le conseguenze. Questo comportamento — che in molti paesi europei è oggi esplicitamente vietato dalla legge — ha prodotto danni ecologici difficilmente reversibili nel breve periodo.
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La consapevolezza pubblica è quindi un elemento cruciale di qualsiasi strategia di contrasto alle specie invasive. Non è sufficiente che gli esperti sappiano: deve saperlo anche il cittadino che si trova davanti a una tartaruga in un negozio di animali, che deve essere informato che liberarla in un lago o in un fiume non è un atto di gentilezza verso l’animale, ma un danno all’ecosistema e, in molti casi, un reato.
Le campagne di sensibilizzazione, i programmi di educazione ambientale nelle scuole e la comunicazione trasparente sui risultati di iniziative come quella al Lago di Ghirla sono strumenti fondamentali per costruire una cultura della responsabilità ecologica che vada oltre i confini della comunità scientifica.
Il Lago di Ghirla come laboratorio per il bacino varesino
L’accordo firmato il 6 agosto 2026 non riguarda solo il Lago di Ghirla in quanto tale: è esplicitamente presentato come il primo passo di un processo di tutela della biodiversità dell’intero bacino varesino. Questo significa che i risultati del monitoraggio e del piano di contenimento che verrà elaborato potranno diventare un modello replicabile per altri laghi della provincia e, potenzialmente, per altri contesti lacustri lombardi e italiani.
Il Varesotto è un territorio ricco di laghi di piccole e medie dimensioni, molti dei quali condividono le stesse vulnerabilità ecologiche del Lago di Ghirla. Se l’iniziativa produrrà protocolli efficaci e trasferibili, il suo impatto potrebbe estendersi ben oltre i confini del singolo bacino, contribuendo a costruire una rete di gestione delle specie invasive a scala regionale.
In un momento in cui la crisi della biodiversità richiede risposte urgenti e coordinate, esempi come questo — locali nella scala ma ambiziosi nella visione — mostrano che è possibile agire in modo concreto, scientifico e responsabile. Le testuggini aliene nei laghi non sono un problema che si risolve con un singolo intervento: richiedono impegno continuativo, risorse adeguate e una governance che sappia integrare conoscenza scientifica e decisione politica. Il Lago di Ghirla, con il suo monitoraggio appena avviato, è oggi un piccolo ma significativo punto di partenza per questa sfida.
FAQ: domande frequenti sulle testuggini aliene nei laghi
Cosa si intende per testuggini aliene o invasive?
Si tratta di specie di tartarughe acquatiche non originarie dell’ecosistema in cui sono presenti, introdotte dall’uomo — spesso attraverso l’abbandono di animali domestici — e capaci di competere con le specie autoctone, alterando gli equilibri naturali dei laghi e dei corsi d’acqua.
Perché le testuggini invasive sono un problema per i laghi italiani?
Le specie esotiche invasive, tra cui le testuggini palustri non autoctone, sono considerate una delle principali minacce agli ecosistemi acquatici perché competono con la fauna locale per cibo e spazio, possono predare uova e giovani di specie autoctone, e talvolta trasmettono patogeni ai quali le specie locali non sono immuni.
È illegale liberare una tartaruga in un lago?
In molti paesi europei, inclusa l’Italia, la liberazione di specie esotiche invasive nell’ambiente è vietata dalla normativa vigente, incluso il Regolamento UE 1143/2014 sulle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Chi possiede una tartaruga esotica e non riesce più a tenerla dovrebbe rivolgersi a strutture specializzate o a centri di recupero animali.
Cosa prevede concretamente l’accordo per il Lago di Ghirla?
L’accordo firmato il 6 agosto 2026 tra la Fondazione Lombardia per l’Ambiente e l’Autorità di Bacino Lacuale Ceresio, Piano e Ghirla prevede un monitoraggio scientifico per identificare le specie di testuggini presenti, stimarne il numero e predisporre un piano di contenimento per le specie invasive.
Il caso del Lago di Ghirla ci ricorda che la tutela della biodiversità non è un’astrazione: è un lavoro quotidiano, paziente e scientifico, che richiede istituzioni capaci di collaborare, cittadini informati e una visione di lungo periodo. L’accordo firmato il 6 agosto 2026 è un segnale incoraggiante che, almeno in questo angolo della Lombardia, quella visione esiste e sta cominciando a tradursi in azione concreta.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






