Arte e Cultura

Michela Murgia, “ci sono anime che…”. La citazione più bella che leggerai, è sua

michela murgiaMichela Murgia, la citazione più bella - Foto: IG @michimurgia - velvetmag.it

Michela Murgia ha lasciato con i suoi scritti un’eredità infinita di riflessioni: questa citazione è una delle più significative ed emozionanti.

Con il suo spirito guerriero e la sua naturale predisposizione alla libertà, Michela Murgia si è imposta come una delle scrittrici più incisive e discusse degli ultimi tempi. Opinionista e intellettuale, si è fatta portatrice di una cultura paritaria e inclusiva, che ha divulgato nel corso di tutta la sua vita.

Nata a Cabras, in provincia di Oristano in Sardegna, il 3 giugno 1972, è mancata nell’agosto del 2023 a 51 anni. Soltanto pochi mesi prima, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, aveva rivelato di avere un cancro ai reni al quarto stadio. Le metastasi avevano raggiunto il cervello, i polmoni e le ossa, dandole la consapevolezza di una morte imminente.

Le sue ultime riflessioni si erano concentrate nel libro Tre ciotole. Nell’ultimo periodo, aveva deciso di sposare l’artista Lorenzo Terenzi in articulo mortis. Tanti i suoi scritti che hanno lasciato il segno. Uno su tutti, Il mondo deve sapere, nato da un blog e poi divenuto il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti.

Finita più volte al centro del dibattito, la Murgia ha proseguito il suo percorso approfondendo i suoi pensieri sui ruoli femminili, sui corpi e sulle libertà. Una voce capace di scavare nell’anima, come fa questa citazione tratta da Chirù, romanzo pubblicato nel 2015.

La citazione tratta da Chirù di Michela Murgia

Nel 2015, Michela Murgia ha conquistato i lettori con un racconto intenso, fatto di frasi come questa che ancora oggi sono capaci di regalare grandi emozioni. Questa è la citazione più bella del romanzo Chirù.

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Michela Murgia, la frase tratta da “Chirù” – Foto: IG @michimurgia – velvetmag.it

“Ci sono anime che hanno addosso un’incrinatura segreta, una frattura sospesa che sfugge anche a chi la porta dentro. Quella linea sottile può restare invisibile per lungo tempo, animando l’illusione dell’intero come fa la crepa nel cuore di un piatto scheggiato.

Quando quella frattura cede è sempre a causa di un niente: basta un grado in meno nell’aria a provocare la contrazione della materia e a metterne a nudo la ferita. Altre volte a far cessare il patto silenzioso delle molecole è un tocco lieve, uno sfiorare il bordo dorato del piatto senza altra intenzione che la carezza. Allora la finzione dell’integrità cade all’improvviso e rivela l’anima in cocci, irreversibile. Bisogna essere molto attenti per riconoscere nei gesti altrui il suono sordo della ceramica scheggiata”.

I protagonisti della storia sono Eleonora e Chirù. Lei, attrice teatrale affermata quasi quarantenne, è una donna misteriosa e fedele ai propri valori che le hanno permesso di costruirsi un equilibrio. Lui, uno studente diciottenne di violino al Conservatorio di Cagliari. Affascinato dalla bellezza e dal talento di Eleonora, le chiede di diventare la sua mentore.

La passione per l’arte unisce i due, sempre più complici e capaci di condividere esperienze. Eleonora si trova così a fare i conti con un rapporto che la fa essere allo stesso tempo madre, amante e maestra. Un triplice ruolo che la completa in ogni sua sfaccettatura di donna e che la porterà a fare i conti con ognuna di esse.

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