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Brasile, il Paese che ha sfidato Musk bloccando X: può accadere anche in Italia?

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Da quando Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, ha comprato Twitter, 2 anni fa (ottobre 2022), molte cose sui social media stanno cambiando. Twitter non si chiama più così, bensì X, ed è pieno – non meno di prima – di spam, fake news e account falsi e truffaldini. Eppure Musk aveva posto la questione della pulizia dagli account spam come una delle condizioni irrinunciabili affinché potesse rilevare Twitter dai precedenti proprietari.

Ma tant’è. Paladino della libertà di espressione a tutti i costi e arcinemico di tutto ciò che puzza di censura, Musk è oggi il padrone di un X strapieno di odiatori, complottisti, bugiardi, seminatori di fake news e account-bot fasulli e prezzolati. Mentre nella maggior parte dei Paesi del mondo si fa finta di nulla, e la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, si fa addirittura premiare da Musk a New York presso l’Atlantic Council, ai magistrati della Corte Suprema del Brasile è saltata la mosca al naso da un bel pezzo.

Foto X @mfox_us

Perché il Brasile ha stoppato Musk

È in corso infatti da mesi una disputa con Elon Musk che ha portato al blocco di X in tutto il Brasile dalla scorsa estate. Stop: nessuno può accedere alla piattaforma finché l’azienda del multimiliardario nordamericano non rimuove una serie di odiatori e mistificatori che imperversano ‘a piede libero’ online.

Negli ultimi giorni di settembre, tuttavia, l’ex Twitter ha cominciato a soddisfare le richieste dei giudici brasiliani. I legali che Elon Musk ha sguinzagliato hanno affermato che sì, che ora effettivamente l’azienda ha rimosso gli account contestati dalla Corte. E ha pagato le sanzioni a suo carico. X avrebbe infine nominato un rappresentante legale, nel rispetto della legge nazionale per le società tecnologiche straniere che operano in Brasile.

Da parte sua la Corte Suprema brasiliana ha confermato che ciò è avvenuto ma secondo il giudice Alexandre de Moraes le informazioni che X ha trasmesso non sono sufficienti per ripristinare il funzionamento del social network in Brasile.

La Corte ha aperto una strada

La Corte Suprema brasiliana aveva stabilito il blocco immediato dell’accessibilità a X per gli utenti alla fine di agosto, dopo che la piattaforma di Musk aveva rifiutato di sospendere un centinaio di account che avevano diffuso messaggi d’odio e notizie false. Account che i magistrati brasiliani avevano individuato nel corso di un’indagine a carico dell’ex presidente Jair Bolsonaro, sconfitto da Lula alle elezioni dell’ottobre 2022.

Musk si era rifiutato di accettare la richiesta della Corte, citando presunte ragioni legate alla libertà di espressione. Pochi giorni dopo una commissione di 5 giudici della Corte Suprema del Brasile aveva confermato la decisione stabilendo inoltre per X una multa di circa 18mila euro al giorno per ogni profilo che fosse rimasto aperto e incriminando Elon Musk per “intralcio alla giustizia“.

Foto Ansa/Epa/Isaac Fontana

Con circa 24 milioni di profili attivi quello brasiliano è uno dei più grandi mercati di X al di fuori degli Stati Uniti. E dal mese di settembre, a seguito del blocco, sono stati moltissimi gli utenti che si sono spostati su altri social media rivali. In particolare Bluesky e Threads, che è controllato da Meta, proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp.

In Italia gli utenti di X sono 5 milioni, un quinto, in sostanza, di quelli del Brasile. E, come detto, la premier Meloni, che ha già entusiasticamente accolto Musk a Palazzo Chigi lo scorso anno, ha ricevuto il Global Citizen Award 2024 dalle mani del proprietario di X. È dunque possibile che un giorno anche la magistratura italiana indaghi sull’ex Twitter e sul suo patron americano, fino a decretare un temporaneo blocco degli accessi alla piattaforma. Più difficile è immaginare che nel nostro Paese il Governo resti in silenzio a guardare senza gridare allo scandalo per aiutare l'”amicoMusk.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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