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Addio ad Alain Delon, l’ultimo divo del grande cinema

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Alain Delon, leggenda del cinema francese, è morto all’età di 88 anni nella notte del 18 agosto. Lo hanno comunicato i suoi tre figli. “Alain Fabien, Anouchka, Anthony, oltre che il suo cane Loubo, sono profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa del padre. È morto serenamente nella sua casa a Douchy, circondato dai suoi tre figli e dalla sua famiglia” si legge nella dichiarazione. La famiglia chiede adesso riservatezza.

Nel comunicato i familiari di Delon proseguono: “L’attore di ‘Plein soleil’ e ‘Il samurai’ è andato a raggiungere (la Vergine) Maria tra le sue stelle tanto care al suo cuore. La sua famiglia vi chiede di rispettare la sua privacy, in questo momento di lutto estremamente doloroso“. L’attore è morto “molto presto nel cuore della notte“, hanno dichiarato i figli di Delon. Estremamente rare le sue apparizioni cinematografiche dalla fine degli Anni Novanta, Alain Delon ha fatto notizia nell’estate del 2023.

Foto Ansa/Epa Sebastien Nogier

I figli in lotta e la ‘badante’

Lo scorso anno, infatti, i suoi tre figli hanno sporto denuncia contro la sua dama di compagnia, Hiromi Rollin, a volte descritta come la sua compagna, sospettando un caso di abuso di debolezza, se non di circonvenzione di incapace. I suoi tre figli hanno poi intrapreso una guerra fratricida fra di loro, attraverso i media e i tribunali, a proposito dello stato di salute della star, che soffriva di linfoma e ha avuto un ictus nel 2019. Nell’aprile 2024 un giudice aveva posto Delon sotto “curatela rafforzata“, il che significa che non aveva più piena libertà di gestire i suoi beni. Era già sotto protezione legale a causa delle preoccupazioni sulla sua salute e sul suo benessere.

La Palma d’oro solo nel 2019

Nel maggio di 5 anni fa Alain Delon era tornato a gustare le luci del red carpet di Cannes per ricevere la Palma d’Oro onoraria, tra lacrime e discorsi dagli accenti testamentari. “È un po’ un omaggio postumo, ma durante la mia vita” aveva scherzato l’attore. Fu Plein soleil (1960), in italiano Delitto in pieno sole, di René Clément, il film che gli regalò un’aura internazionale. Poi vennero le pellicole di Luchino Visconti, ossia Rocco e i suoi fratelli (1960) e Il gattopardo (1963), e quindi La piscina (1969), di Jacques Deray.

Foto X @CinesinBambu

Delon, un divo turbolento

Nato appena fuori Parigi l’8 novembre 1935, Delon cominciò ben presto a dover affrontare disavventure e avversità. All’età di 4 anni fu affidato a una famiglia adottiva a seguito del divorzio dei suoi genitori. Scappò di casa almeno una volta e fu espulso più volte dai collegi prima di unirsi alle truppe a 17 anni e prestare servizio nell’Indocina allora governata dai francesi. Anche lì finì nei guai per una jeep rubata.

Tornato in Francia a metà degli Anni Cinquanta, Delon lavorò come facchino al mercato alimentare all’ingrosso di Parigi, Les Halles. Trascorse del tempo nel quartiere a luci rosse di Pigalle prima di spostarsi nei caffè della zona bohémien di St. Germain des Pres. Lì incontrò l’attore francese Jean-Claude Brialy, che lo portò al Festival di Cannes. Un talent scout americano gli organizzò un provino per il cinema. Alain Delon fece il suo debutto cinematografico nel 1957 in Quand la femme s’en mêle di Yves Allégret. Centrali nella vita dell’attore sono state le donne, come egli stesso affermò a Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio nel 2018.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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