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Paola Egonu, deturpato a Roma il murale dedicato alla campionessa olimpica

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La campionessa olimpica di pallavolo, Paola Egonu, resta suo malgrado al centro delle cronache di questi giorni. Suo malgrado perché, a far notizia, è adesso la deturpazione nella notte fra il 12 e il 13 agosto del murales contro il razzismo che la vede in primo piano la sua effige. “Italianità” è il titolo dell’opera realizzata dallo street artist Laika a Roma, davanti alla sede del CONI.

Il titolo riprende il sostantivo che l’ex generale Roberto Vannacci, eurodeputato leghista, ha utilizzato a più riprese in questi mesi per additare la campionessa che tutto il mondo ci invidia a persona che “non rappresenta l’italianità“. Ciò in quanto la ragazza, nata in Italia, a Cittadella (Padova) ha la pelle nera, è figlia di immigrati e non ha i “tratti somatici tipici di una persona di nazionalità italiana.

Foto X @direpuntoit

Cosa ha detto Vannacci su Egonu

Nel giorno in cui la Nazionale di Julio Velasco (a proposito: è argentino) ha vinto l’oro ed Egonu da sola ha fatto 22 punti, il Vannacci ha fatto i complimenti alle azzurre sottolineando però ancora una volta che Egonu ha “tratti somatici diversi dalla maggioranza degli italiani“. “Sono contentissimo che la squadra italiana di volley abbia vinto” ha detto Vannacci. “Faccio i complimenti a tutte le atlete, anche a Paola Egonu che è una bravissima atleta, italiana. Non ho mai messo in dubbio la sua italianità, ma continuo a ribadire che i suoi tratti somatici non rappresentano la maggioranza degli italiani“.

Paola Egonu e Monica de Gennaro. Foto Ansa/Epa Divyakant Solanki EPA/DIVYAKANT SOLANKI

Il murales su Egonu

A fronte di queste polemiche dai tratti surreali – se è vero che Egonu è una ragazza italiana con tratti somatici che derivano dall’ ‘africanità’ dei suoi genitori, qual è il problema? – l’artista Laika ha fatto il suo murales. Nell’immagine, la pallavolista è rappresentata mentre sta saltando, pronta a schiacciare una palla con le scritte “odio” e “razzismo. A poche ore dalla presentazione, col favore delle tenebre i soliti ignoti hanno modificato di notte il colore della pelle tingendola di bianco. Sono inoltre scomparsi il pallone e il volto della campionessa olimpica. È rimasta la scritta ‘italianità’.

Nel nostro Paese non c’è più spazio per xenofobia, razzismo, odio e intolleranza. Il razzismo è una piaga sociale che va sconfitta” ha scritto la street artist Laika sui social presentando l’opera. “Farlo anche attraverso lo sport è importantissimo. Credo in un futuro di inclusività, di accoglienza e di rispetto dei diritti umani“. “Essere rappresentat* da atlete come Paola Egonu, Myriam Sylla, Ekaterina Antropova è un onore. Vederle con la medaglia più preziosa dei giochi olimpici al collo, mentre cantano commosse l’inno italiano è una gioia immensa“.

Solidarietà dal volley

Arrivano anche le prime parole di sostegno da parte del mondo dello sport, in particolare della pallavolo, per Paola Egonu. A condannare l’atto razzista e vandalico sul murale omaggio per la campionessa olimpica è stato anche da Simone Giannelli. Il capitano della nazionale italiana di volley maschile si è schierato al fianco dell’azzurra e in una storia su Instagram ha espresso tutta la sua indignazione: “Le persone che hanno fatto questo non sono degne di essere chiamate tali… senza cuore, senza dignità e senza umanità! Paola Egonu non ti curar di loro, chi di dovere ci penserà (spero proprio). Tu sei tanta roba, campionessa olimpica!“, ha scritto Giannelli.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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