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La Bce taglierà ancora i tassi? Ecco che cosa può succedere

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Rispetto alle decisioni che la Banca centrale europea (Bce) ha preso finora (e prenderà ancora nella riunione di giovedì 18) luglio resterà un mese interlocutorio per i tassi di interesse. E quindi anche per i tassi sui mutui delle abitazioni, in Italia ai minimi da un anno e mezzo. 

La Bce sembra infatti aver deciso di rimandare il nuovo atteso taglio del costo del denaro mantenendo al momento stabili i tassi d’interesse principali. Più probabile che il taglio arrivi a settembre e poi ancora dicembre. C’è in ballo una cautela speciale, accentuata dall’incertezza geopolitica. Ancora una volta pesano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, programmate per il 5 novembre, tanto più dopo l’attentato a Donald Trump, sabato 13 luglio, a causa del quale il tycoon candidato alla presidenza è scampato alla morte per miracolo.

La presidente della Bce Christine Lagarde. Foto Ansa/Epa Olivier Matty

La Bce e i tassi d’interesse

Ci sono poi le tensioni fra l’Occidente, la Russia e la Cina e la corsa ai dazi. Una situazione che, come effetto primario, potrebbe ostacolare la discesa dell’inflazione. Se le minute dell’ultimo meeting Bce davano conto di alcuni timori sulla tenuta del processo di disinflazione, un recente sondaggio dell’agenzia di stampa Reuters segnala una quota di analisti, rilevante ma non maggioritaria, secondo cui è possibile anche un solo nuovo taglio dei tassi entro fine anno.

A luglio 2024, infatti, la Bce ha deciso di mantenere stabili i tassi di interesse principali. Questo annuncio è stato attentamente osservato dagli economisti e dagli investitori, poiché i tassi di interesse sono uno degli strumenti chiave utilizzati dalle banche centrali per controllare l’inflazione e stimolare la crescita economica.

I tassi di interesse di riferimento, che includono il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, il tasso sui depositi e il tasso sui prestiti marginali, sono stati mantenuti ai livelli precedenti. La decisione di non alterare i tassi è stata presa nonostante le pressioni inflazionistiche in alcune parti dell’Eurozona.

Un atteggiamento di prudenza

Ci sono diverse ragioni alla base della decisione della Banca centrale europea di mantenere i tassi invariati. In primo luogo, l’inflazione nell’Eurozona ha mostrato segni di stabilizzazione. Nonostante l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, altri settori hanno visto un rallentamento della crescita dei prezzi.

In secondo luogo, l’economia europea sta affrontando un periodo di incertezza. Le tensioni geopolitiche, la guerra commerciale tra grandi potenze come Usa e Cina e la crisi energetica stanno influenzando negativamente la crescita economica mondiale. In un contesto di tale incertezza, la Bce ha preferito adottare un approccio cauto, evitando cambiamenti che potrebbero destabilizzare ulteriormente l’economia.

L’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) ed ex primo ministro italiano Mario Draghi. Foto Ansa/Epa Ballestreros

La decisione di mantenere i tassi invariati ha diverse implicazioni per l’economia europea. Per i consumatori e le imprese, i costi di finanziamento rimangono bassi, il che dovrebbe incentivare gli investimenti e la spesa. Tuttavia, l’impatto positivo potrebbe essere limitato se l’incertezza economica continua a pesare sulla fiducia.

La Bce e il futuro

Guardando al futuro, la Bce continuerà a monitorare da vicino l’evoluzione dell’economia e dell’inflazione. Se l’inflazione dovesse aumentare significativamente, potrebbe essere necessario un aumento dei tassi per mantenere la stabilità dei prezzi. Al contrario, se l’economia dovesse rallentare ulteriormente, la banca potrebbe considerare misure di stimolo aggiuntive, come l’espansione del programma di acquisto di asset. Inoltre, la BCE dovrà affrontare le sfide derivanti dalla transizione energetica e dalla digitalizzazione. Questi cambiamenti strutturali potrebbero influenzare l’inflazione e la crescita a lungo termine, richiedendo nuove strategie di politica monetaria.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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