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L’Olanda mai vista: come nuovo premier l’ex capo dei servizi segreti

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Come nell’Italia della prima repubblica ci sono voluti lunghi mesi di trattative fra i partiti ma alla fine l’Olanda avrà un capo di Governo. Le elezioni nel paese dei tulipani si sono svolte alla fine dello scorso novembre e hanno premiato su tutti, a sorpresa, il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders. Una formazione radicale di estrema destra, filorussa, contro gli immigrati e contro l’Islam. Soltanto adesso, però, a fine maggio 2024, dopo estenuanti mediazioni nella coalizione capitanata da Wilders, è deciso che a fare il premier sarà l’ex capo dei servizi segreti Hendrikus Wilhelmus Maria – detto Dick – Schoof.

“Non avevo idea che sarei stato qui oggi” ha dichiarato un po’ sorpreso il diretto interessato. Alla fine sarà dunque lui a prendere le redini del primo Governo dell’Aia a trazione ultranazionalista. Schoof siederà sulla poltrona che per oltre 13 anni è appartenuta a Mark Rutte, possibile futuro segretario della NATO. “Sarò il premier di tutti – ha dichiarato l’ecumenico ex capo dell’Intelligence, che come tale conosce molti segreti sull’Olanda e gli olandesi – voglio contribuire a unire i Paesi Bassi“.

Dick Schoof. Foto Ansa/Epa Ramon Van Flymen

Svolta in Olanda

Tutti concordi, a partire dal suo azionista di estrema destra, Geert Wilders, nell’indicare una figura super partesindipendente” e con “buona esperienza sui temi giusti“. Entro fine giugno Schoof sarà pronto a portare avanti un programma di coalizione che prevede già uno strappo con Bruxelles sulla politica di migrazione. Tramontato a marzo il sogno di Wilders di diventare premier e interrotto il lungo limbo per raggiungere l’intesa di Governo, i negoziati per scegliere a chi affidare la guida dell’Olanda non sono stati semplici.

La roulette dei nomi alla fine si è fermata su quello del 67enne Schoof con un passato – ormai dimenticato – tra i laburisti. Ex capo dell’antiterrorismo e degli 007, e ora ai vertici del ministero della Giustizia olandese. E il primo a rivendicarne la scelta è stato proprio Wilders, dicendosi “felice e orgoglioso” di un candidato che, nella sua visione, “ha una buona esperienza sui temi giusti ed è al di sopra dei partiti“.

Schoof chiuderà ai migranti

Su nome di Schoof si è trovato l’accordo con i liberali di destra (Vvd) del premier uscente Rutte, guidati dalla leader di origini curde Dilan Yesilgoz; con i centristi (Nsc) di Pieter Omtzigt e col movimento degli agricoltori BBB. Ma quali sarebbero i “temi giusti” che Wilders ha evocato per assegnare la sua ‘benedizione’ alla nomina di Dick Schoof a premier?

L’ex premier olandese Mark Rutte, possibile nuovo capo della NATO. Foto Ansa/Epa Robin Utrecht

In primo luogo una stretta sulle immigrazioni in Olanda. Ciò avverrà grazie alla preannunciata richiesta di una deroga sulle politiche d’asilo dell’Unione europea. Nel luglio dello scorso anno, Dick Schoof – incaricato di guidare i negoziati per trovare una sintesi nella crisi sulla migrazione – ha osservato da vicino la caduta del quarto Governo di Mark Rutte. Poi, scoccata l’età pensionabile, il tecnico nato l’8 marzo del 1957 da una famiglia cattolica – il più giovane di 7 fratelli – aveva chiesto e ottenuto la possibilità di continuare a lavorare al ministero per altri tre anni. Adesso invece sarà premier.

Non ho preso questa decisione alla leggera“, sono state le parole di Schoof interpellato con insistenza sui legami con il leader dell’ultradestra Geert Wilders. “Lo conosco un po’“, ha tagliato corto, a respingere l’idea di poterne essere manovrato. E, al tempo stesso, quella di una democrazia in pericolo. Il suo modo di lavorare, ha assicurato, si ispirerà alla guida di Rutte ma “sarà diverso“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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