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Chico Forti in carcere a Verona, ecco perché potrebbe tornare libero

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Si tratta soltanto di un’ipotesi ma Enrico ‘Chico’ Forti, condannato all’ergastolo negli Usa, potrebbe tornare libero in futuro. Il detenuto trentino di 65 anni rientrato il 18 maggio dagli Stati Uniti – dove ha scontato finora 24 anni di carcere per un omicidio di cui si è sempre detto innocente – ha qualche possibilità di non dover finire i suoi giorni dietro le sbarre.    

In primo luogo Forti, che in Italia continuerà a scontare l’ergastolo ma sottoponendosi alle leggi italiane, potrebbe beneficiare della libertà condizionale. Inoltre potrebbe uscire dal carcere e cominciare a vivere un periodo di libertà vigilata. Al termine di questa eventuale fase della sua carcerazione, se non avrà commesso ulteriori reati, potrà ottenere la piena libertà. In ogni caso, è bene ripeterlo, Forti non è tornato in Italia da uomo libero: dovrà scontare la pena residua in base al diritto italiano. Potendo, come detto, accedere con il tempo a permessi premio, semilibertà e infine libertà condizionale.

Chico Forti all’arrivo a Roma dagli Usa il 18 maggio 2024. Foto Ansa

Chico Forti è arrivato nel carcere di Verona il 19 maggio, dopo aver passato la notte nella casa circondariale di Rebibbia, Nuovo Complesso, in una cella del Reparto G8. Il 65enne trentino ha viaggiato a bordo di un’auto della polizia penitenziaria e, all’arrivo, ha subito chiesto di poter vedere la madre quasi centenaria, che non vede dal 2008. “Spero un giorno di poter essere libero perché sono innocente” ha detto Forti entrando in carcere. A riferire queste parole è stato Andrea Di Giuseppe, unico parlamentare di Fratelli d’Italia eletto all’estero, che è andato a trovare Forti in carcere di Verona. Di Giuseppe ha detto che Forti “è stato accolto da applausi da parte degli altri detenuti“.

Chi è Forti e perché è all’ergastolo

Enrico Forti, detto Chico, è un ex velista italiano, campione di windsurf, nato a Trento nel 1959. Nel 1990 si trasferisce in Florida con la moglie e i figli, dove avvia un’attività di produzione televisiva. Nel 1998 lo accusano dell’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, proprietario del Pikes Hotel di Ibiza. Alcuni surfisti trovano il cadavere del ragazzo il 16 febbraio di quell’anno sulla spiaggia di Sewer Beach a Miami.

Secondo gli inquirenti, Dale Pike avrebbe incontrato Forti per annullare l’acquisto da parte di quest’ultimo del Pikes Hotel. Il manager dell’albergo, Antonio Fernandez, riferì agli investigatori che l’ex campione italiano avrebbe tentato di acquistare l’immobile raggirando il proprietario Anthony Pike, affetto da demenza. I contrasti tra i due si sarebbero conclusi con l’omicidio.

Giorgia Meloni con Forti. Foto Ansa

Chico Forti inizialmente nega di aver incontrato Pike la sera dell’omicidio, ma il suo cellulare aggancia la cella telefonica di una località vicina al luogo del delitto. Successivamente Forti ammette di aver prelevato Dale all’aeroporto ma sostiene di averlo accompagnato a una festa. E in una seconda fase tira in ballo una terza persona che lo avrebbe costretto a prelevare Pike per farlo uccidere. La polizia scopre una serie di frodi immobiliari a Miami e che la pistola utilizzata per l’omicidio era stata acquistata di recente da Chico Forti.

Nel 2000 i magistrati americani condannano all’ergastolo l’imputato italiano e lo rinchiudono in carcere in Florida. La vicenda giudiziaria è però controversa. Ci sono i colpevolisti ma anche gli innocentisti: Forti sarebbe rimasto travolto da un ‘gioco’ più grande di lui e qualcuno lo avrebbe incastrato. Lui si è sempre professato innocente. Dopo un iter particolarmente lungo e un confronto durato anni, l’autorizzazione al trasferimento del detenuto in Italia è stata annunciata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in seguito a un confronto a Washington con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il primo marzo scorso.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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