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Putin e Xi, alleanza rafforzata: “Occidente in crisi, noi stabilizziamo il mondo”

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Mentre le truppe russe avanzano nel nord-est dell’Ucraina, penetrando la regione di Kharkiv da cui avevano dovuto ritirarsi nei primi mesi di guerra, Putin rinsalda l’alleanza con la Cina. Il 16 maggio la calorosa stretta di mano col presidente Xi Jinping sulla piazza Tienanmen a Pechino – simbolo della rivolta dei giovani che chiedevano democrazia, massacrati dal regime nel giugno 1989 – ha mostrato plasticamente la nuova direzione del mondo.

O almeno di una parte – rilevante – di esso. Il leader del Cremlino, impegnato in una visita di Stato di due giorni su invito del suo omologo Xi ha detto: “Più efficacemente agiranno le forze armate russe, prima sarà possibile risolvere pacificamente” la guerra in Ucraina. E ha sottolineato che “le relazioni Russia-Cina stabilizzano il mondo“. Sul fronte bellico, Zelensky ha dichiarato che “la situazione a Kharkiv si è parzialmente stabilizzata“. Complessivamente, però, resta drammatica: Kiev ha poche armi e pochi uomini. E l’Europa dell’Est e del Nord ha paura. In Finlandia c’è una proposta di legge per utilizzare pattuglie di riservisti al confine con la Russiain circostanze eccezionali“.

Putin stringe la mano a Xi Jinping a Pechino il 16 maggio. Foto Ansa/Epa Sergey Bobylev

Ucraina, i russi avanzano

L’Ucraina ha accusato i russi di aver detenuto e giustiziato civili nella regione di Kharkiv. Nelle stesse ore Cina e Russia hanno concordato di ritenere necessario prevenire “un’ulteriore escalation del conflitto in Ucraina. Lo si legge nella dichiarazione congiunta diffusa dopo il bilaterale tenuto a Pechino tra i presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin.

Come detto, intanto le forze russe avanzano in Ucraina. Gli uomini di Putin, concentrati in forze sul fronte nord-orientale con 30mila soldati, hanno conquistato 278 chilometri quadrati di territorio in 7 giorni. È la maggiore estensione conquistata dalla fine del 2022. Il dato emerge da un’analisi dell’agenzia di stampa AFP basata su dati forniti dall’Istituto per lo studio della guerra (l’americano ISW). Tra il 9 e il 15 maggio, nella sola regione di Kharkiv i russi hanno strappato all’Ucraina 257 chilometri quadrati, mentre gli altri 21 si trovavano in diversi punti della linea del fronte, compreso il villaggio-simbolo di Robotyne, nel sud, totalmente raso al suolo.

Le delegazioni russa e cinese al tavolo delle trattative a Pechino, il 16 maggio. Foto Ansa/Epa Konstantin Zavrazhin

La Cina ‘mantiene’ la Russia

A fronte della visita di Putin in Cina per blindare l’alleanza geopolitica, strategia e commerciale (ma non militare) con la Cina, la NATO ha svolto un vertice. A rilasciare dichiarazioni è stato l’ammiraglio Rob Bauer, presidente del Comitato militare, aprendo l’incontro nella sessione dei Capi di Stato Maggiore della Difesa. “L’Ucraina ha dimostrato al mondo di avere la capacità di ottenere successi senza precedenti sul campo di battaglia” ha detto.

Non c’è nulla che non possano fare. Hanno solo bisogno del nostro aiuto. Per fortuna, altri altri aiuti sono in arrivo, e non possono arrivare troppo presto. Non è troppo tardi per l’Ucraina per prevalere. La libertà dell’Ucraina non può, non deve e non morirà“.

Come ricorda il giornalista francese Pierre Haski di France Inter, su Internazionale, “la Cina non consegna armi alla Russia, ma è diventata il suo salvagente economico, con scambi commerciali che sono aumentati del 60% dopo l’invasione dell’Ucraina. Pechino consegna ai russi numerosi componenti elettronici ed equipaggiamenti che possono essere usati sia nel settore civile sia in quello militare. Le esportazioni di componenti in Asia centrale sono decollate grazie a un meccanismo creato chiaramente per aggirare le sanzioni”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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