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Tangentopoli in Liguria, l’inchiesta si allarga e aumentano gli indagati

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Le indagini della procura di Genova sul vasto giro di tangenti e corruzione, fra politici di spicco e imprenditori, sembrano destinate a segnare profondamente il presente, e forse anche il futuro, della Liguria. Si sta infatti allargando ad altri indagati l’inchiesta che ha portato all’arresto del presidente della Regione, Giovanni Toti.

Ci sarebbero almeno altri 10 indagati, oltre ai 25 i cui nomi sono noti in quanto indicati nell’ordinanza del Gip di Genova. Fra le personalità in vista della Liguria di cui ancora non si conosceva il coinvolgimento nella nuova tangentopoli ci sarebbe il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Piacenza. Nei suoi confronti l’ipotesi d’accusa è di abuso d’ufficio.

Il governatore ligure Toti accompagnato in caserma il 7 maggio, giorno dell’arresto. Foto Ansa/Luca Zennaro

Verso gli interrogatori di garanzia

Dopo la tempesta mediatica e gli arresti, il 7 maggio, venerdì 10 maggio cominceranno i primi interrogatori. Si parte alle 11 con l’a.d. (sospeso) di Iren ed ex presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini. È lui l’unico destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il governatore della Liguria, Toti, si dice “determinato a chiarire” la sua posizione ai magistrati inquirenti che lo ascolteranno alle 14 in procura a Genova. L’imprenditore portuale, ed ex patron del Genoa e del Livorno, Aldo Spinelli, e Matteo Cozzani, capo di gabinetto di Toti, potranno parlare con i magistrati sabato 11 maggio.

L’ex capo del porto di Genova, Signorini, è nel carcere di Marassi, nel capoluogo della Liguria. È sotto accusa per corruzione nell’esercizio della funzione e atti contrari ai doveri d’ufficio. Pochi mesi fa, nel settembre 2023, Paolo Piacenza subentrò al suo posto come commissario del porto di Genova. La Guardia di finanza ha effettuato perquisizioni in uffici e residenza del dirigente.

Paolo Piacenza. Foto Ansa/Luca Zennaro

“Corruzione in Regione Liguria”

Per quanto riguarda la Regione Liguria, gli inquirenti hanno messo sotto la lente una serie di rilevanti finanziamenti alla fondazione Change di Giovanni Toti, che potrebbero celare rapporti corruttivi. Si tratta di elementi da verificare, diversi dai rapporti di scambio legati ai casi contestati che hanno motivato le esigenze cautelari eseguite martedì. L’indagine è insomma in pieno svolgimento, e si muove seguendo potenziali interessi e affari tra politica e mondo portuale e della logistica.

Soldi e armi a casa di Spinelli

Nel frattempo si aggiungono elementi alla tangentopoli della Liguria. Come quanto emerso dalle perquisizioni delle Fiamme Gialle nella villa di Spinelli a Genova Quarto, dove i berretti verdi hanno ritrovato e sequestrato una grande quantità di denaro contante. Per chi indaga sarebbero profitto dei reati di corruzione. Si tratta di 220mila euro più 20mila dollari in contanti trovati all’interno di una cassaforte. Spinelli ne dovrà spiegare l’origine agli inquirenti, così come dovrà rispondere del ritrovamento di 5 fucili, 3 da caccia e 2 ad aria compressa. Armi che la suocera dell’imprenditore aveva regolarmente denunciato ma di cui Spinelli non ha poi denunciato il rinnovo. Armi di cui una perizia tecnica valuterà la pericolosità.

Intanto Stefano Savi, avvocato del presidente della Liguria, Toti, afferma che il suo assistito è “ben determinato a esaminare gli atti per presentare una difesa“. Una difesa che spieghi “come tutto quello che è contenuto, i fatti che sono richiamati negli atti stessi, sono in realtà da interpretare differentemente alla luce della politica che hanno sempre seguito lui e la Regione da lui guidata“. Sempre in Regione Liguria si è svolta la prima riunione di giunta senza Toti, guidata dal vicepresidente e facente funzioni pro tempore Alessandro Piana.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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