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Israele: si dimette il capo dell’intelligence. Tensione altissima in Cisgiordania

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In Israele, a oltre 6 mesi dal pogrom nazista di Hamas contro i cittadini dei kibbutz il 7 ottobre 2023, si è dimesso il capo dell’intelligence militare, Aharon Haliva. Il generale si è assunto la responsabilità dei fallimenti nel sistema di sicurezza. I miliziani palestinesi colsero completamente di sorpresa, indifesi nelle loro case, i civili israeliani, che aggredirono in modo brutale, torturandoli atrocemente – in molti casi – prima di ucciderli. Si calcolano in circa 1200-1400 i civili uccisi, mentre 253 furono sequestrati e portati nella Striscia di Gaza come ostaggi (oggi ne restano circa 130 ancora prigionieri di Hamas).        

Da quel momento, poche ore dopo l’attacco dei miliziani all’alba del 7 ottobre, cominciarono i bombardamenti di Israele su Gaza e poi, dopo alcune settimane, l’invasione della Striscia da parte dell’esercito della Stella di Davide. Oggi la guerra dura da più di 6 mesi e i bambini di Gaza muoiono di fame a causa di una incipiente carestia. Gaza è come una grande prigione: nel sud, a Rafah, sono accampati oltre un milione di profughi; i palestinesi uccisi sono oltre 30mila, perlopiù donne e bambini. Le forze armate di Tel Aviv si preparano a invadere anche Rafah, per tutta risposta all’attacco missilistico senza precedenti nella storia subìto dall’Iran che il Governo israeliano considera il mandante dell’attacco di Hamas del 7 ottobre.

Aharon Haliva (a sinistra); danni da raid israeliano in Cisgiordania (a destra)

Uccisioni in Cisgiordania

La tensione è altissima. In Israele si susseguono manifestazioni e cortei per chiedere le dimissioni del premier Benjamin Netanyahu, il cui operato molti cittadini considerano negativo. Perché non ha riportato a casa tutti gli ostaggi rapiti. E perché ha scatenato una guerra al limite del genocidio contro i palestinesi di Gaza, ben oltre il concetto di rappresaglia per gli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

In Cisgiordania, i territori della Palestina occupati da Israele a ovest del fiume Giordano, i coloni ultraortodossi sono sempre più aggressivi e si accaparrano terre scacciando i palestinesi. Sabato 20 aprile, riporta Reuters citando fonti palestinesi, le forze israeliane hanno ucciso 14 persone durante un raid nei pressi di Tulkarem e un autista di ambulanza è stato ucciso mentre andava a raccogliere i feriti provocati da un attacco dei coloni.

Borrell, appello a Israele

Citando il ministero della Sanità palestinese, l’emittente araba Al Jazeera ha invece affermato che 6 palestinesi sono rimasti feriti durante un raid delle forze di Israele a Burqa vicino Ramallah, sempre in Cisgiordania. Due di essi sarebbero in gravi condizioni. Al Jazeera ha inoltre riferito che nel corso di un attacco di coloni israeliani a Burqa un fienile era stato bruciato.

Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell. Foto Ansa/Ciro Fusco

È in questo contesto che il 22 aprile a Gerusalemme un’auto ha investito 3 persone ferendole lievemente, mentre gli attentatori sono fuggiti a piedi perdendo un mitragliatore. “La situazione a Gaza continua a essere la solita. Gli attacchi in Cisgiordania invece aumentano e dobbiamo pensare a maggiori sanzioni verso i coloni violenti” ha detto l’Alto rappresentante della Ue, Josep Borrell. “A Rafah c’è oltre un milione di persone e sarebbe massacrata da un’operazione militare. Chiedo nuovamente a Israele di non attaccare“, ha aggiunto.

Le dimissioni di Haliva

Tornando invece alle dimissioni del generale di Israele Aharon Haliva, c’è da sottolineare che il capo dell’intelligence militare ha dichiarato di assumersi la responsabilità di non aver impedito quanto accaduto il 7 ottobre. Si tratta della prima figura di alto livello a dimettersi in Israele per il pogrom di Hamas.

Ma la guerra continua. E rischia ogni giorno di più di espandersi oltre la Striscia di Gaza. In Iraq, dopo che si è verificato l’attacco a una base militare filo-iraniana, diversi razzi sono partiti dal nord del paese, nella provincia di Ninive, in direzione di una base della coalizione internazionale anti-jihadista a guida americana in Siria. Si tratta del primo attacco di una qualche consistenza diretto contro le truppe della coalizione internazionale. Sebbene diversi droni e razzi abbiano colpito basi Usa in Medio Oriente durante gli ultimi mesi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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