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Rafah: Israele pronta all’invasione nel Ramadan, “poi una forza militare araba nella Striscia”

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Alla vigilia di Pasqua si apprende che potrebbero tenersi lunedì prossimo a Washington i colloqui tra funzionari americani e israeliani su Rafah, a Gaza. Per meglio dire: sull’annunciata operazione dell’esercito israeliano nel sud della Striscia. Lo hanno riferito funzionari americani alla Cnn. Israele continua a ritenere indispensabile l’offensiva nell’area di Rafah per dare la caccia ai miliziani di Hamas. Gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e il mondo non cessano di auspicare che ciò non avvenga, per evitare un’ecatombe. Nell’area, infatti, hanno cercato rifugio oltre un milione di palestinesi giunti da tutta la Striscia. Donne, bambini e anziani in modo particolare. Confinati in campi profughi in condizioni di vita disumane, soffrendo ormai la fame e la sete. 

Allo stesso tempo però Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a mantenere aperti i canali diplomatici per il dialogo. Lo scopo è di garantire la liberazione degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas dal 7 ottobre 2023. Il tutto nell’ambito di una possibile intesa sul cessate il fuoco che però non sta arrivando. Secondo quanto riferito da due alti funzionari israeliani al giornale americano online Axios, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant avrebbe proposto di creare una forza militare multinazionale con truppe provenienti da paesi arabi. Obiettivo: garantire l’ordine e scortare i convogli di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Palestinesi in preghiera a Rafah. Foto Ansa/Epa Haitham Imad

Un molo al largo della costa di Gaza

La proposta nasce dall’esigenza di Israele di ridurre la pressione per la questione degli aiuti a Gaza. Come è noto, secondo le Nazioni Unite la Striscia è sull’orlo della carestia. I funzionari israeliani ritengono inoltre che una forza multinazionale potrebbe aiutare a stabilire un’alternativa al Governo di Hamas nell’enclave palestinese. Il piano prevede che la forza araba resti a Gaza per un periodo di transizione limitato e sia responsabile della messa in sicurezza del molo temporaneo che gli Stati Uniti costruiranno al largo della costa. Così come della scorta ai convogli umanitari in modo che gli aiuti raggiungano la popolazione senza il rischio che possano essere saccheggiati dai miliziani di Hamas.

Gallant ha inoltre chiesto il sostegno politico e materiale degli Stati Uniti per tale iniziativa. Funzionari militari e della difesa israeliani, sempre secondo Axios, hanno discusso la questione nelle ultime settimane con rappresentanti di tre paesi arabi, compreso l’Egitto. “Ci sono progressi nel promuovere questa iniziativa sia in termini di volontà dell’Amministrazione Biden di discuterne, sia in termini di apertura dei paesi arabi” ha dichiarato una fonte israeliana.

Secondo un funzionario arabo, tuttavia, i paesi arabi non sono pronti a inviare truppe per proteggere i convogli umanitari al momento. Potrebbero comunque prendere in considerazione l’invio di truppe per una forza di mantenimento della pace dopo la guerra. Anche allora, ha precisato, la forza dovrebbe essere sotto il comando degli Stati Uniti.

Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant (a sinistra) durante un incontro con il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin (a destra) il 26 marzo 2024. Foto Ansa/Epa Michael Reynolds

Israele pronto a invadere Rafah

Israele intanto si prepara a entrare a Rafah. “Nessun ostaggio resterà nella Striscia di Gaza“, ha promesso Netanyahu nel corso di un recente incontro con i familiari dei sequestrati. Netanyahu ha sostenuto, però, che solo la pressione militare su Hamas porterà alla liberazione degli ostaggi. Per questo, le forze di difesa israelianesi stanno preparando a entrare a Rafah“. Non sono dello stesso parere alcuni dei familiari degli ostaggi, che dallo scorso autunno lottano per convincere il Governo di Tel Aviv a negoziare con i rapitori per la liberazione dei loro cari, non a distruggere la Striscia di Gaza come invece sta avvenendo.

L’obiettivo dichiarato di Netanyahu è invece un altro. L’invasione via terra di Rafahè inevitabile” per distruggere Hamas a Gaza una volta per tutte. Ma “sarà possibile solo se evacuiamo i civili verso le spiagge“, ha detto l’ex generale di brigata israeliano Amir Avivi, fondatore e amministratore delegato dell’Idsf (Forum per la difesa e la sicurezza di Israele) in un’intervista esclusiva all’Adnkronos. I palestinesi sono schiacciati, letteralmente, fra Israele e l’Egitto: il loro destino appare segnato.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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