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Trump a valanga nello Iowa, la nomination repubblicana è più vicina

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Appare sempre più probabile che sarà Donald Trump a sfidare il presidente uscente degli Stati Uniti, Joe Biden, alle prossime presidenziali. La vittoria di Trump alle primarie del Grand Old Party (Gop) nello Iowa, il 15 gennaio, è di quelle che lasciano il segno. In meno di mezz’ora dall’apertura dei caucus, il tycoon aveva già vinto: con oltre il 50% dei voti e un distacco record di circa 30 punti sugli avversari. 

Sui 40 delegati dello Stato per la convention dei repubblicani, Donald Trump ne ha ottenuti 20, Ron DeSantis 8 e Nikky Haley 7. Il tycoon ha sfondato in tutte le aree sociali, a partire dagli evangelici, con l’unica debolezza delle periferie. Un risultato stupefacente se si pensa che nel 2016 arrivò secondo nello Iowa, collocato in pieno Midwest. E soprattutto che da allora ha subito due impeachment ed è in attesa di 4 processi penali. Due dei quali per aver tentato di sovvertire l’esito del voto popolare alle presidenziali del 2020 vinte da Biden.

Donald Trump. Foto X @co03610461

Gli sfidanti di Trump

Nella notte si è invece assistito a un lungo testa a testa tra i suoi principali sfidanti per il secondo posto, vinto da Ron DeSantis contro Nikky Haley, contrariamente alle previsioni. Ma lo scarto è così basso (21,2% contro 19%, col 94% dei voti scrutinati) che non fa una differenza sostanziale. E lascia aperta la gara su chi tra i due potrà tentare di proporsi come alternativa a The Donald.

Nella prossima tappa delle primarie repubblicane – il 23 gennaio nel più liberal New Hampshire – l’ex ambasciatrice all’ONU è meglio posizionata. Si ritira invece l’imprenditore tech di origini indiane Vivek Ramaswamy (quarto col 7,7%), che dà il suo endorsement all’ex presidente Trump aumentando il suo serbatoio di voti.

Biden nel mirino

Sono onorato e rinvigorito da questa vittoria“, il primo commento di Trump sull’emittente Fox, prima del suo discorso ufficiale. Iniziato in tono conciliante con l’auspicio di unire il paese in modo bipartisan, le congratulazioni a DeSantis e Haley e le lodi della propria famiglia, compresa la suocera appena morta. Ma virato subito in attacchi a Joe Biden, “il peggior presidente della storia Usa” e presunto regista dei suoi processi (“una interferenza elettorale“). Così come nella minacciosa promessa di “sigillare il confine col Messico contro l’invasione di criminali e terroristi“, attuando “un sistema di deportazioni che non si vede in questo Paese dai tempi di Eisenhower“.

I Democratici nei guai

Il fronte degli avversari democratici appare in stato confusionale. Joe Biden ha riconosciuto che dopo l’Iowa Trump “è il favorito per la nomination repubblicana“. Se vincerà, ha sottolineato, nel corso della campagna per le presidenziali ci saranno “vili attacchi, bugie infinite e spese massicce“. Come detto a questo punto è probabile che il 2024 riproponga la sfida fra Joe Biden e Donald Trump, ovvero la ripetizione dello scontro del 2020.

E ciò nonostante i 91 capi di accusa mossi nei suoi confronti. Il voto nello Iowa indica come nell’America profonda gli avversari repubblicani di Trump abbiano scarsissime speranze di batterlo e possano tranquillamente rassegnarsi già da ora alla sconfitta. Tutto ciò con buona pace dei sondaggisti statunitensi, molti dei quali continuano a mettere in rilievo come Nikki Haley, più giovane e politicamente preparata di Trump, potrebbe battere Biden con ampio margine alle presidenziali di novembre. Mentre Trump potrebbe addirittura restare sconfitto, sebbene di un piccolo margine.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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