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Intelligenza artificiale: un mondo in subbuglio, fra algoretica e lotte intestine nelle aziende

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È ormai il secolo dell’intelligenza artificiale generativa il nostro. Sebbene sia dagli Anni Sessanta che si è cominciato a sviluppare i sistemi informatici alla base dell’IA, stiamo vivendo adesso la fase iniziale di una rivoluzione tecnologica senza precedenti. Capace di incidere sulla nostra vita quotidiana almeno quanto l’avvento di Internet negli Anni Novanta o la diffusione di massa degli smartphone e dei social media negli Anni Dieci del XXI secolo.  

Quali sono le opportunità che l’intelligenza artificiale dei robot e delle macchine può offrire? Quali invece i rischi, anche gravi? Che cosa ci riserverà il futuro? Tutte questioni sempre più al centro del dibattito pubblico internazionale, malgrado che ciò avvenga, per il momento, perlopiù a livello delle élite delle classi dirigenti.

L’intelligenza artificiale generativa è l’innovazione tecnologica del secolo

È il tempo dell’algoretica

Tuttavia la consapevolezza che sul piano tecnologico è cominciata un’epoca nuova sta prendendo piede. Lo dimostra il fatto che per la prima volta (l’1 e 2 novembre scorsi a Londra) si è tenuto un summit internazionale fra capi di Governo, dirigenti d’azienda e sviluppatori dei software di intelligenza artificiale. Al termine del quale si è convenuto sulla necessità di uno sforzo per regolamentare e ‘incanalare’ nel modo giusto l’IA generativa.

Si parla ormai dell’intenzione di sviluppare una vera e propria “algoretica“. Una nuova etica degli algoritmi, cioè dei sistemi automatici di apprendimento con cui crescono e si evolvono i software di intelligenza artificiale, sempre più simili a un cervello umano. Recentemente le Nazioni Unite hanno ingaggiato un italiano esperto di algoretica, il sacerdote cattolico padre Paolo Benanti. L’ONU ha creato un nuovo organo consultivo di cui fanno parte 38 persone per valutare la direzione che sta prendendo il vorticoso e rapidissimo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Padre Benanti, che VelvetMag ha intervistato, è uno studioso della nuova “Digital Age, delle biotecnologie per il miglioramento umano e della biosicurezza” scrive sul suo blog. Ma anche delle neuroscienze e neurotecnologie“.

Padre Benanti all’ONU. Foto X @paolobenanti

ChatGPT, guerra fra i capi azienda

Mentre dunque anche l’ONU si pone il problema di un serio esame e di una regolamentazione dell’intelligenza artificiale, gli sviluppatori e i ‘papà’ dei software che stanno rivoluzionando il mondo sono al lavoro. E si combattono fra di loro. In certi casi con dei ritorni clamorosi sulla scena. Come è avvenuto per Sam Altman, cofondatore di OpeanAI, la startup americana che esattamente un anno fa ha dato vita a ChatGPT, il bot di intelligenza artificiale alla portata di tutti anche dal telefonino.

Quattro giorni dopo essere stato silurato dal Consiglio d’amministrazione di OpenAI, Sam Altman ha annunciato di avere il sostegno del capo di Microsoft, Satya Nadella, per il suo ritorno alla guida dell’azienda con la carica di amministratore delegato. L’estromissione di Altman era avvenuta sulla base dell’accusa di scarsa trasparenza nella gestione dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale.

Sam Altman. Foto X @ROBZIK

Microsoft e OpenAI

L’episodio aveva innescato una turbolenta rivolta degli investitori finché è scattata la vendetta di Sam Altman con questa totale marcia indietro e la cacciata del Cda che lo aveva silurato. Nel frattempo, Microsoft  – che ha stretti legami di finanziamento con OpenAI – aveva deciso di assumere Altman, con una chiara presa di distanze rispetto alla decisione dei dirigenti della società di silurarlo.

Il 22 novembre l’informatico ha commentato il suo ritorno con un messaggio su X. “Amo OpenAI e tutto quello che ho fatto negli ultimi giorni è stato nell`ottica di tenere insieme questa squadra e la sua missione. Quando ho deciso di unirmi a Microsoft domenica pomeriggio era chiaro che si trattava della scelta migliore per me e per la squadra. Ora con il supporto del Cda e di Satya non vedo l`ora di tornare a OpenAI e costruire una forte partnership con Microsoft“. Come detto, il Consiglio di amministrazione che lo aveva silurato è stato a sua volta cacciato.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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