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Denis Mukwege, il Premio Nobel per la Pace corre per la presidenza del Congo

Insignito del riconoscimento nel 2018, dedica la sua vita di medico alla cura delle donne vittime di stupri di guerra

Il medico congolese Denis Mukwege, 68 anni, Premio Nobel per la Pace 2018, potrebbe diventare fra un mese il nuovo presidente della Repubblica Democratica del Congo. Il dottor Mukwege, noto per il suo impegno per la pace e contro le violenze derivanti dalla guerra, soprattutto verso i civili e le donne, è in piena campagna elettorale in vista del voto del 20 dicembre. 

Non lo faccio per interesse personale o per il potere” ha dichiarato nelle scorse settimane presentando la propria candidatura alla presidenza del paese. “Lo faccio per salvare la mia patria. Domani sarebbe stato troppo tardi”. Mukwege è diventato famoso in tutto il mondo perché esegue interventi di chirurgia ricostruttiva su donne violentate: soprattutto sulle vittime di stupri nell’est del Congo devastato dalla guerra. È questa una delle ragioni alla base del conferimento del Nobel 5 anni fa.

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Denis Mukwege in campagna elettorale a Boma, in Congo. Foto X @DenisMukwege

Il programma di Mukwege

Il dottore, che è anche un pastore protestante, è specializzato in ginecologia e ostetricia. Ha fondato nel 1998 il Panzi Hospital di Bukavu, nella regione congolese del Sud-Kivu, e nel corso del tempo è diventato il massimo esperto mondiale nella cura dei danni fisici interni causati da stupro. Prima del Nobel, nel 2014 aveva ricevuto dal Parlamento europeo il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Fine della guerra, fine della fame, fine dei vizi” così Denis Mukwege ha scritto sui social il 12 novembre per riassumere in uno slogan il suo programma politico per il Congo. Come sottolineato da Africarivista.it, sono 12 i punti chiave dell’azione che l’aspirante presidente si propone di realizzare, ma pace, sicurezza e difesa sono fra i primi. Significativo anche il modo in cui ha presentato la sua candidatura. Ovvero cominciando con un minuto di silenzio in onore di tutte le vittime dei conflitti in Congo: uno dei paesi più ricchi al mondo di materie prime e più poveri al tempo stesso. Mukwege sta ricevendo calorose accoglienze popolari in varie zone del paese.

L’aggressione e il ritorno in Congo

A candidarsi per un secondo mandato sarà il presidente uscente Félix Tshisekedi, il principale sfidante di Mukwege. Il quale però ha dalla sua l’enorme popolarità di medico dovuta al fatto che, secondo la Bbc, ha finora curato più di 50mila donne sopravvissute alle violenze sessuali. La spinta che lo avrebbe portato a candidarsi, riporta la Bbc, ha a che fare con una vicenda personale: nel 2012 fu vittima di un grave episodio di violenza. Alle Nazioni Unite aveva espresso apertamente critiche contro il governo dell’allora presidente Joseph Kabila e contro altri paesi che non erano stati in grado di fermare quella che ha definito “una guerra ingiusta che ha utilizzato la violenza contro le donne e lo stupro come strategia“.

Un mese più tardi uomini armati fecero irruzione nella sua casa, tenendo in ostaggio lui e le sue figlie. A seguito di ciò il dottor Mukwege fuggì in Svezia e in Belgio, da cui è rientrato solo un anno dopo. Per farlo tornare si era attivata una vera campagna di solidarietà, che ha visto protagoniste diverse donne locali le quali erano riuscite a raccogliere i fondi per pagare il suo biglietto di ritorno. Un gesto di vicinanza della sua comunità che Mukwege non ha dimenticato. Determinato a porre fine alle violenze, ha commentato così la sua decisione di candidarsi: “Dopo quel gesto, non potevo davvero dire di no. E inoltre sono determinato a contribuire a combattere queste atrocità, questa violenza” ha riferito alla Bbc. Denis Mukwege ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2018 assieme all’attivista irachena di etnia yazida, Nadia Murad.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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