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Gaza, Israele attacca l’ospedale: “Lì i capi di Hamas”. Decine di neonati rischiano di morire

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A Gaza si sono interrotte le comunicazioni e sono stati spenti tutti i generatori dell’ospedale al-Shifa. Si tratta del principale nosocomio di tutta la Striscia. L’ospedale al-Shifa è sotto assedio da parte dell’esercito israeliano perché ritenuto il quartier generale di Hamas. Le forze di Tel Aviv ritengono che vi si nasconda Yahya Sinwar, leader dell’organizzazione terroristica.

A causa dei bombardamenti la struttura è rimasta senza elettricità, acqua, internet e farmaci. Per questo, secondo il ministro della Sanità palestinese, “almeno 39 neonati rischiano di morire“. Si tratta di bambini nati prematuri che non possono più usufruire dell’incubatrice e stanno per morire per mancanza di ossigeno.

I bambini nell’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale al Shifa a Gaza. Foto X @MedicalAidPal

L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver ucciso Ahmed Siam, comandante di Hamas che si nascondeva all’interno della scuola Al Buraq. “Non ci sono sparatorie e non c’è alcun assedio” all’ospedale Shifa di Gaza City, ha scritto su X Moshe Tetro, responsabile del Cogat, l’ente militare di Governo israeliano dei Territori. “La parte est dell’ospedale resta aperta” ha quindi aggiunto, precisando, però, che ci sono combattimenti vicino all’ospedale tra soldati israeliani e miliziani di Hamas.

Gaza, tensione in tutto il Medio Oriente

A fronte di tutto questo, l’11 novembre si è svolto in Arabia Saudita un vertice straordinario tra i paesi della Lega Araba e l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oic) “in risposta alle circostanze eccezionali che si stanno verificando a Gaza“. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha chiesto di “definire l’esercito israeliano come un’organizzazione terrorista“. Duro anche Hassan Nasrallah, leader del gruppo libanese Hezbollah: “Il tempo sta scadendo per l’entità sionista e per coloro che la sostengono“. Dal canto suo il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha affermato: “L’Aiea dovrebbe indagare sulle armi nucleari di Israele“.

Al vertice dei paesi islamici a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, si è suggellata l’avvenuta riconciliazione tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente iraniano Ebrahim Raisi. Iran e Arabia sono i due giganti del Golfo, in conflitto fra loro. Ma adesso l’attacco israeliano a Gaza, dopo i massacri che Hamas ha perpetrato con gli ebrei il 7 ottobre, sembra aver ricompattato il fronte arabo-islamico mediorientale.

I leader dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oic) e della Lega Araba hanno infatti formalmente chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fermare i combattimenti nella Striscia di Gaza. È quanto si legge nella dichiarazione finale diffusa al termine del vertice straordinario arabo-islamico di Riad. “Chiediamo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU prenda una decisione vincolante per fermare l’aggressione israeliana e limitare le attività di insediamento“, si legge nel documento.

Il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi. Foto X @mptuitter

L’Iran chiama alla guerra contro Israele

Al vertice panarabo il presidente dell’Iran, paese arcinemico di Israele, ha evocato la distruzione del popolo ebraico. “L’unica soluzione a questo conflitto è la resistenza continua contro l’oppressione israeliana fino alla creazione dello Stato palestinese dal fiume al mare” ha detto Ebrahim Raisi. “Oggi tutti devono decidere da che parte stare” ha aggiunto, invitando ad armare i palestinesi. Raisi ha chiesto anche sanzioni e un boicottaggio energetico contro Israele. E che si muovano formali accuse contro Tel Aviv ma anche contro gli Stati Uniti di fronte alla Corte penale internazionale della Aia (in Olanda) e che siano inviati ispettori internazionali presso gli impianti nucleari israeliani.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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