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Strage di operai a Brandizzo, allarmi dati a vista per finire prima i lavori

Dall'inchiesta emerge la prassi di aggirare le norme di sicurezza sui binari per affrettarsi. "Ignorati tre richiami dalla sala controllo di Chivasso"

A meno di una settimana dalla strage sul lavoro di Brandizzo (Torino), in cui hanno perso la vita 5 operai travolti da un treno mentre stavano riparando i binari, si rafforza l’ipotesi della procura di Ivrea. Ovvero che dietro la stage ci siano anche errori umani.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, dalle prime testimonianze davanti ai pm emergerebbe quella che sembra essere una vera e propria prassi che gli operai utilizzavano per aggirare i divieti e finire prima possibile i lavori. Intere squadre si mettevano al lavoro sui binari molto prima degli orari concordati. Con una sorta di allarme a vista. Un collega con lo sguardo puntato lungo la ferrovia: “Se c’è un treno, io vi avviso e voi vi togliete“.

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Fiori e un casco davanti alla stazione di Brandizzo per ricordare gli operai morti. Foto Ansa/Claudia Tomatis

Brandizzo, la teste chiave

Antonio Veneziano, ex collega dei 5 operai morti, è stato tra i primi a confermare questa ricostruzione. “È capitato più volte, andavamo sul binario per affrettare il lavoro” ha detto al Tg1. Lunedì 4 settembre i magistrati lo hanno ascoltato in procura. È passato anche Antonino Laganà, fratello di Kevin, la più giovane delle vittime, nonché suo collega di lavoro all’impresa Sigifer di Borgo Vercelli. La sua audizione avverrà però mercoledì 6 settembre. Da Palazzo di Giustizia è uscito mano nella mano con il papà, indossando una t-shirt su cui era stampato il volto del fratello.

I pm hanno ascoltato inoltre colei che appare al momento una testimone chiave dell’inchiesta sulla tragedia di Brandizzo. Si tratta di una dipendente delle Ferrovie di 25 anni. La sera del 30 agosto la giovane si è tenuta in contatto con il collega sul posto dalla sala controllo di Chivasso. Ed è lei, secondo quanto risulta dalle telefonate che gli investigatori hanno acquisito, ad avere lanciato quegli avvertimenti rimasti inascoltati. La dipendente delle Ferrovie ha trascorso l’intera giornata del 4 settembre in procura a Ivrea.

I tre avvertimenti inascoltati

L’ho detto per tre volte: i lavori non dovevano cominciare perché era previsto il passaggio di un treno” avrebbe ripetuto la donna davanti al pm. La sua deposizione è considerata molto utile per chiarire i contorni dell’incidente costato la vita ai 5 operai. Ma non solo. Bisogna districarsi in una selva di regolamenti, procedure, termini tecnici. Le autorità giudiziarie hanno invitato le famiglie degli operai deceduti a fornire elementi che possano portare al riconoscimento dei corpi dei loro cari. Ossia tatuaggi, arcate dentarie e qualunque altra cosa possa aiutare a verificare con certezza l’identità dei cadaveri. Soltanto in seguito arriverà da parte del magistrato il nullaosta per la celebrazione dei funerali.

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Alcuni familiari degli operai travolti dal treno partecipano al un corteo a Vercelli il 4 settembre. Foto Ansa/Roberto Maggio

Le vittime della tragedia di Brandizzo sono Michael Zanera, 34 anni, di Vercelli; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, di Brandizzo; Saverio Giuseppe Lombardo, 52 anni, di Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Chivasso; Kevin Laganà, 22 anni di Vercelli. I cinque sono deceduti sul colpo a causa del forte impatto col treno che li ha travolti nella notte del 31 agosto. Si trattava di un convoglio tecnico, senza passeggeri a bordo, che trasportava vagoni. Per ciò che si è ricostruito finora, i macchinisti facevano viaggiare la locomotiva a 160 chilometri orari, nel rispetto del limite massimo di velocità, senza sapere che sui binari gli operai stavano effettuando un intervento di manutenzione.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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