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L’Ucraina è un Vietnam e gli Usa non credono più alla controffensiva

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Il prossimo 24 agosto si compirà un anno e mezzo esatto dall’invasione russa dell’Ucraina. La guerra non l’ha vinta Mosca ma Kiev non riesce a ricacciare indietro il nemico dai territori occupati: Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia. È un Vietnam, come si suol dire per indicare un ‘pantano’: una situazione bellica che tende a prolungarsi all’infinito e dalla quale è difficile uscire.

Il ‘Vietnam’ però non è soltanto per i russi invasori, come lo fu per gli americani negli Anni Sessanta. Lo è adesso anche per gli ucraini, la cui controffensiva non sta ripagando le aspettative. Secondo gli 007 americani, la controffensiva di Kiev non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di bloccare il corridoio terrestre tra la Russia e la Crimea. Il tutto mentre sale la tensione nel Mar Nero dopo che i russi hanno quasi centrato una nave turca. E Ankara avvisa Mosca: “Niente escalation“.

Volodymyr Zelensky in visita alle truppe ucraine lungo la linea del fronte meridionale nella regione di Zaporizhzhia. Foto Ansa/Epa

Ucraina, i caccia F-16 in arrivo

A Washington c’è preoccupazione. E forse anche il desiderio di fare pressione sull’Ucraina che vorrebbe riconquistare anche la Crimea allargando il fronte di guerra. Invece i segnali che gli Stati Uniti stanno inviando sono di segno opposto. L’anno prossimo si svolgeranno le elezioni presidenziali americane e c’è il serio rischio che il continuo finanziamento a colpi di decine di miliardi delle armi a Kiev si ritorcerà contro Biden. Sarà primo fra tutti Donald Trump a farne uno strumento di propaganda per abbandonare gli ucraini.

Ecco allora che fonti anonime dell’intelligence statunitense riferiscono al Washington Post che la controffensiva ucraina non riuscirà a raggiungere Melitopol. Ovvero la città-chiave del sud-est dell’Ucraina. Se la previsione si rivelasse corretta, significherebbe che Kiev non riuscirebbe a ottenere uno dei principali obiettivi della sua controffensiva. Ivvero quello di riuscire entro l’anno 2023 a bloccare il corridoio terrestre che collega la Russia alla Crimea.

Non commento le indiscrezioni di intelligence” ha detto il consigliere alla sicurezza nazionale di Joe Biden, Jake Sullivan. “Negli ultimi due anni ci sono state molte analisi su come la guerra si sarebbe evoluta. Noi stiamo facendo il possibile per sostenere gli ucraini. Non facciamo previsioni perché la guerra, questa guerra, è imprevedibile. Ho fiducia nel coraggio degli ucraini“.

Il capo di Stato Maggiore Usa, Mark Milley. Foto Ansa/Epa Jim Lo Scalzo

A riprova, tuttavia, del fatto che l’Amministrazione Biden è sempre più scettica sulle possibilità concrete dell’Ucraina di riuscire a ricacciare indietro i russi nell’arco delle prossime settimane, gli Usa hanno dato il via libera alla Danimarca e ai Paesi Bassi per l’invio di aerei da combattimento caccia F-16 a Kiev. Ciò avverrà non appena l’addestramento dei piloti sarà completo. Una coalizione di 11 paesi aderenti alla NATO comincerà ad addestrare i piloti ucraini per far volare gli F-16, in Danimarca e in un altro centro di addestramento in Romania. Basterà per prevalere sulla Russia? Forse no, se si pensa a cosa disse nei mesi scorsi il capo di Stato maggiore degli Usa, generale Mark Milley.

La Russia: “Arrendetevi”

La guerra in Ucraina sembra dunque volgere verso un nuovo aggravamento. Da parte di Mosca, inoltre, non c’è alcuna intenzione di cedere. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha rivolto un appello ai soldati ucraini perché “puntino le armi” contro il loro Governo. Oppure si arrendano alle truppe russe, assicurando che Moscagarantirà loro un trattamento umano“. In un comunicato la portavoce cita diversi attacchi contro civili da parte delle truppe ucraine. “Un’altra conferma della natura criminale del regime di Zelensky – afferma Zakharova – è stato il suo tentativo di colpire il centro di Mosca la scorsa notte. Grazie al lavoro ben coordinato delle difese aeree, sono state evitate vittime e danni gravi“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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