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Donald Trump incriminato per l’assalto al Congresso del 2021

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Si aggrava, negli Stati Uniti, la posizione giudiziaria di Donald Trump. L’ex presidente, ricandidato per la conquista della Casa Bianca alle elezioni del novembre 2024, è destinatario di una nuova gravissima accusa.

Un gran giurì federale lo incriminato per aver tentato di ribaltare l’esito elettorale del 2020, quando Joe Biden sconfisse Trump diventando presidente degli Stati Uniti. Secondo le accuse, il tentativo del tycoon sconfitto di inficiare le elezioni, affermando con forza più volte che c’erano stati “gravi brogli” e che gli erano stati “rubati voti” portò migliaia di suoi sostenitori ad assaltare letteralmente Capitol Hill a Washington. Ovvero la sede del Congresso dove si trovano il Senato e la Camera dei rappresentanti.

Donald Trump incriminato per l’attacco al Congresso. Foto VelvetMag

L’assalto del 6 gennaio

Quel momento tragico, il 6 gennaio 2021 – a pochi giorni dal formale insediamento di Biden come presidente – ha segnato la storia degli Usa. Ci furono 5 morti e 13 feriti, oltre a decine di arresti. Dopo i fatti alcuni agenti si tolsero la vita. L’attacco al Congresso ha rappresentato il momento più drammatico per la democrazia degli Stati Uniti in tempi recenti, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a opera dei terroristi di Al Qaeda.

Adesso per Donald Trump i nodi vengono al pettine. L’ex presidente americano dovrà rispondere di altri 4 capi di imputazione, compresa la cospirazione ai danni degli Stati Uniti. Il gran giurì federale ha ritenuto valide le prove raccolte finora nei confronti del tycoon. Nell’atto di incriminazione sono citati anche altri 6 co-imputati.

La reazione di Trump

Inutile sottolineare come la reazione di Donald Trump sia stata furente. Tutta impostata nell’affermare ciò che Trump afferma sempre da quando è stato messo sotto accusa. E cioè che quella della magistratura statunitense è “un’interferenza elettorale” nella campagna in corso per le elezioni del 2024. E soprattutto una “caccia alle streghe” contro di lui. Commenti che Donald Trump ha postato sul suo social Truth.

Il consigliere speciale Jack Smith, accusatore di Trump. Foto Ansa/Epa Michael Reynolds

La dichiarazione è contenuta in un documento della campagna Make America Great Again. “L’illegalità di queste persecuzioni del presidente Trump e dei suoi sostenitori – si legge – è una reminiscenza della Germania nazista degli anni ’30 e dell’ex Unione Sovietica, e di altri regimi dittatoriali e autoritari“. “Il presidente Trump – è scritto ancora nella dichiarazione – ha sempre rispettato la legge e la Costituzione, assistito da molti avvocati di grande esperienza“. “Tre anni fa – aggiunge – avevamo confini sicuri, indipendenza energetica, niente inflazione e una grande economia. Oggi siamo una nazione in declino. Il presidente Trump non si farà scoraggiare da questa vergognosa persecuzione politica“.

Decine di incriminazioni contro di lui

I capi di imputazione a carico di Trump ormai non si contano più – sono decine – dal momento in cui sostenitori dell’ex presidente hanno assaltato il Congresso, due anni fa. Le ultime incriminazioni in ordine di tempo sono quelle della fine di luglio 2023, del procuratore speciale Jack Smith. In base alle quali il tycoon avrebbe non soltanto prelevato carte segrete, lasciando la Casa Bianca nel 2020, per trasferirle nella sua residenza di Mar-a-Lago a in Florida. Ma il suo staff, su suo ordine, avrebbe tentato di cancellare i filmati di sorveglianza che documentavano la sparizione delle carte. I media Usa sottolineano che c’è una terza persona – Carlos De Oliveira – finita incriminata nelle indagini sui documenti classificati trovati nella residenza dell’ex presidente in Florida.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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