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Prigozhin: “Non torneremo in Ucraina, per non doverci vergognare”

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Il capo dei mercenari russi del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, è riapparso in video sul suo canale Telegram dalla Bielorussia. La sua milizia privata si è stabilita a Minsk e dintorni dopo la fallita rivolta contro Vladimir Putin, come lui stesso ha confermato.

Quello che sta succedendo in Ucraina è una vergogna di cui non vogliamo fare parte” ha affermato Prigozhin. E ancora: “Potremmo tornare a combattere (in Ucraina, n.d.r.) quando saremo certi che non verremo costretti a disonorare noi stessi.” Poi, nel video, si rivolge ai suoi uomini, dicendo loro di comportarsi bene nei confronti dei bielorussi che li ospitano. Infine ordina di addestrare l’esercito bielorusso e di raccogliere le forze per combattere in Africa.

Yevgeny Prigozhin. Foto Ansa/Epa

Prigozhin, il nuovo video

Nel nuovo video postato sul profilo Telegram di Prigozhin, il leader mercenario appare di spalle mentre dà il benvenuto ai suoi combattenti in Bielorussia complimentandosi per ciò che hanno fatto per la Russia. “Quello che sta succedendo al fronte, in Ucraina, è una vergogna in cui non abbiamo bisogno di essere coinvolti” ha appunto dichiarato senza però far comprendere cosa intendesse. I video messaggi di Prigozhin sono dunque ripresi. E proseguono in realtà da mesi. Ovvero da quando, a primavera, il capo dei mercenari ex fedelissimi di Putin, ha cominciato a criticare in modo via via più duro il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, e il capo dell’esercito, Valery Gerasimov.

Dopo la rivolta, che in primo momento poteva sembrare un tentativo di golpe, dello scorso 24 giugno, quando Prigozhin capeggiò migliaia di suoi miliziani in marcia verso Mosca, del capo della Wagner si era saputo poco o nulla. Putin, apparso in video per condannare, senza mai nominarlo, il suo ex ‘cuoco’ (Prigozhin vent’anni fa gestiva aziende di catering) lo ha poi ricevuto al Cremlino. E adesso, nel nuovo video, il capo dei miliziani Wagner dice ai suoi uomini di prepararsi per un “nuovo viaggio in Africa.

Richard Moore, il capo dei servizi segreti M16 inglesi. Foto Twitter @ChiefMI6

Cosa è davvero successo il 24 maggio?

Il capo dell’intelligence estera britannica (MI6), Richard Moore, resta intanto convinto che Vladimir Putin sia indebolito dalla recente rivolta fallita della Wagner e che alla fine non abbia avuto “altra scelta” se non raggiungere un qualche accordo di compromesso con Evgeny Prigozhin. Lo riportano i media internazionali, citando un altro passaggio del discorso pubblico fatto nelle scorse ore da Moore a Praga a margine di una visita nella Repubblica Ceca. Nell’interpretazione del numero uno dell’MI6, il presidente russo non è stato in grado di “reagirein modo deciso al tentativo di marcia su Mosca. Ma si sarebbe limitato a “stringere un accordo con Prigozhin attraverso i buoni uffici del leader della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, per salvarsi la pelle.”

Se guardiamo ai comportamenti di Putin – ha spiegato Moore – vediamo che quel giorno ha iniziato a dare del traditore a Prigozhin, salvo poi perdonarlo. E invitarlo pochi giorni dopo per un tè“, ha proseguito Moore. Il quale ha sottolineato come il fondatore della Wagner sia al momento “vivo e liberomalgradol’insurrezione.” In grado, quindi, di “fluttuare” apparentemente fra Russia e Bielorussia. “Penso quindi che probabilmente Putin sia sotto pressione.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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