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Russia: Shoigu ‘riappare’ al fronte in Ucraina, Prigozhin è sparito

A Mosca regna l'incertezza mentre prosegue la guerra contro Kiev che però potrebbe subire una svolta

La Russia affronta ore complicate e difficili da interpretare per gli osservatori dopo la marcia verso Mosca dei mercenari del gruppo Wagner di Yevgeny Prigozhin, il 24 giugno. Il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ha visitato le truppe in Ucraina: è la sua prima apparizione pubblica dall’ammutinamento dei Wagner che vedono in lui il nemico numero uno.

Shoigu non ha commentato la ribellione di Prigozhin e dei suoi uomini. Il capo del gruppo Wagner aveva chiesto al ministro della Difesa di incontrarlo a Rostov prima di sospendere l’ammutinamento. L’agenzia di stampa Afp segnala inoltre che il titolare della Difesa russa in questa circostanza è comparso anche in tv per la prima volta dalla ribellione della brigata Wagner poi rientrata.

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Da sin., il ministro della Difesa russo, Shoigu, e il capo dei mercenari Wagner, Prigozhin. Foto Ansa/VelvetMag

La Russia verso l’instabilità?

Il mostro creato da Vladimir Putin con la guerra in Ucraina sta agendo contro il suo creatore” ha detto l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell arrivando al Consiglio a Lussemburgo. “Questo è il momento di sostenere Kiev più di ogni altro momento. La guerra sta incrinando la forza militare russa e sta mettendo in crisi il governo. Ora una potenza nucleare come la Russia potrebbe affrontare un periodo d’instabilità e dobbiamo prendere in considerazione questo scenario“, ha aggiunto.

La lettura ufficiale che gli Stati Uniti danno di quanto accaduto è che “la crisi in Russia rivela crepe nel sistema di potere di Vladimir Putin.” Lo ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken. “Al momento non abbiamo notizia di nessun capo militare cacciato da Putin“, ha aggiunto Blinken avvertendo che “bisognerà aspettare le prossime settimane per capire gli sviluppi“.

Cosa succede a Mosca

Intanto il procedimento penale con l’accusa di ribellione armata a carico del leader della Wagner Yevgeny Prigozhin non è terminato e continua ad essere indagato dal dipartimento investigativo dell’Fsb russo, cioè dai servizi di sicurezza. Lo riporta il quotidiano russo Kommersant smentendo quanto riportato da alcuni media e canali Telegram per i quali l’ufficio del procuratore generale aveva chiuso il procedimento penale nei confronti di Prigozhin.

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Barriere bloccano la strada per la Piazza Rossa a Mosca il 25 giugno. Son poi state rimosse. Foto Ansa/Epa Maxim Shipenkov

Le misure “antiterrorismo” introdotte sabato a Mosca e nella sua regione in seguito alla rivolta del gruppo paramilitare Wagner poi rientrata, non ci sono più. Lo ha annunciato il sindaco della capitale russa, Sergei Sobyanin. “Stiamo revocando tutte le restrizioni relative all’introduzione del regime operativo antiterrorismo“: ha detto Sobyanin su Telegram, ringraziando i residenti per la loro “calma e comprensione“.

Il punto di vista di Francia e Cina

La rivolta del capo del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha mostrato “le divisioni che esistono nel campo russo, la fragilità sia delle sue forze armate che di quelle ausiliari”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, in un’intervista a La Provence, aggiungendo di aver “seguito gli eventi di ora in ora, in contatto con i principali partner della Francia“. La Cina sostiene la Russianel mantenimento della stabilità nazionale” si legge invece in una dichiarazione del ministero degli Esteri postata sul suo sito web in merito al caos creatosi in Russia sulle vicende collegate al gruppo Wagner nel fine settimana. “Questi sono affari interni della Russia“, precisa la nota, secondo cui “la Cina sostiene la Russia nel mantenere la stabilità nazionale e nel raggiungere lo sviluppo e la prosperità.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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