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Napoli, Garcia punta alla Champions. L’era Spalletti è già un ricordo

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Senza più Luciano Spalletti, è cominciata l’era di Rudi Garcia sulla panchina del Napoli. Un’incognita all’insegna della discontinuità? Non è detto, anzi. E comunque c’è un obiettivo su tutti: “la finale di Champions” ha chiarito Aurelio De Laurentiis.

Quando inizio una competizione la gioco sempre per vincere” ha tenuto ad affermare Garcia nel corso della sua presentazione davanti ai giornalisti al fianco del presidente Aurelio De Laurentiis. “Sono qui per conquistare dei trofei” ha spiegato il francese. “Col presidente ci siamo subito trovati d’accordo con le ambizioni. Sono sicuro che mi darà una squadra di qualità“. “Non farò stravolgimenti tattici, ma voglio dare la mia impronta al gioco.”

Aurelio De Laurentiis e Rudi Garcia. Foto Twitter @sscnapoli

Garcia: “Sono qui per vincere

Il primo regalo del presidente è di essere qui. Io e il presidente abbiamo ambizione” ha sottolineato Garcia. “Vorrei salutare i tifosi per la loro accoglienza e fare i complimenti al presidente e alla sua squadra, che tra poco sarà la mia, per quello che hanno fatto la stagione scorsa. Quando ho visto le bandiere in giro, mi sono reso conto che la città è orgogliosa della squadra. E il mio obiettivo è che questa cosa succeda anche in futuro rafforzando il legame con la mia squadra. Vincere lo scudetto dopo 33 anni è fantastico, ma penso che il Napoli ogni anno debba essere protagonista in campionato e giocare la Champions.

Ma che Napoli sarà quello di Rudi Garcia? Torna in Italia dopo 7 anni e mezzo. L’esperienza alla Roma si è chiusa nei primi giorni del 2016 dopo due stagioni e mezzo positive, sebbene senza titoli. Difficile però, ai tempi, strappare trofei alla Juventus di Conte, prima, e di Allegri, poi. De Laurentiis lo ha scelto dopo un lungo ‘casting’ e lo ha voluto perché, tra tutti i candidati, sembra il più adatto a proseguire l’esperienza spallettiana. Autorevole senza essere autoritario, come il suo predecessore. Sa mantenere buoni rapporti senza essere amico dei giocatori, come ricorda nel libro Tutte le strade portano a Roma edito da Mondadori.

Spalletti, il convitato di pietra

Quello che poi, probabilmente, ha convinto De Laurentiis, dopo un intenso toto-allenatori, sottolinea SportMediaset, è il fatto che il francese manterrà il Napoli il più possibile fedele al sistema di gioco e ai concetti tattici di Spalletti. Il modo che la squadra ha ormai introiettato di gestire spazi, tempi e giocate rimarrà invariato. Qualunque allenatore intelligente, e Garcia lo è senza ombra di dubbio, farebbe lo stesso. La scelta peggiore sarebbe stata quella di prendere un tecnico rigido e orgoglioso fino al punto di rompere un giocattolo dai meccanismi perfetti. Ma c’è anche il rischio opposto, altrettanto letale: scimmiottare il gioco altrui (di Spalletti), finendo col diventare la fotocopia, sempre inferiore all’originale.

Luciano Spalletti. Foto Twitter @PolliceAzzurro

Chi è Rudi Garcia

Garcia si è messo in mostra con lo spettacolare Lille che, nel 2011, ha vinto la Ligue 1 (la Serie A francese) mettendo in mostra un grande Eden Hazard. Il suo 4-3-3 si basava su una grande solidità difensiva e sulla velocità nel ribaltare l’azione sfruttando i tagli degli esterni offensivi. Nella Roma i concetti erano più o meno simili, con Totti centravanti arretrato a lanciare Iturbe e Gervinho sugli esterni. Il suo debutto fu impressionante, con 10 vittorie consecutive in campionato. Garcia sa anche adattarsi ai giocatori a disposizione. A Lione, per esempio, ha portato la squadra alle semifinali di Champions League eliminando Juventus e Manchester City prima di spaventare il Bayern, poi campione. Quella squadra giocava con un 3-5-2. Con lui, dunque, il Napoli si reiventa ma senza perdere troppo il legame col passato. Una scommessa sul filo del rasoio.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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