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Appalti facili, la Lega contro Busia: “Non può più guidare l’Autorità anticorruzione”

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La Lega va all’attacco di Giuseppe Busia, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), dopo le sue parole critiche sul nuovo Codice degli appalti. Quelle di Busia sarebbero affermazioni “gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni sul Codice Salvini“, afferma Stefano Locatelli, responsabile Enti Locali della Lega.

Se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti – aggiunge – non può stare più in quel ruolo. Busia ha dei compiti di controllo, invece certifica di essere prevenuto, non neutrale e quindi non credibile“.

Il presidente di Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) Giuseppe Busia. Foto Ansa/Fabio Cimaglia

Appalti, cosa ha detto Busia

Dopo che il 28 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice degli appalti, ieri 29 marzo il presidente della Anac, Busia, aveva criticato il provvedimento. La principale ‘luce’ del nuovo Codice degli appalti, sottolineava a Rai Radio Uno, è la digitalizzazione. La quale “obbliga a trasparenza e partecipazione“.

Ma la principale ‘ombra’ è che “invece sotto i 150mila euro si dà mano libera. Si dice ‘non consultate il mercato, scegliete l’impresa che volete‘. Il che vuol dire che si prenderà l’impresa più vicina, quella che conosco, non quella che si comporta meglio. Va benissimo il cugino o anche chi mi ha votato e questo è un problema. Soprattutto nei piccoli centri”.

La ‘controriforma’ di Salvini

Sul Codice degli appalti, già ribattezzato Codice Salvini, il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra, usa parole dure. “Dopo lo sblocca cantieri il Governo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini torna a stravolgere il Codice dei contratti pubblici” dice. Secondo il sindacato, “il nuovo testo è un vero e proprio salto all’indietro. Una controriforma che elimina gli aspetti qualificanti nelle procedure di appalto ispirate ai principi della trasparenza, della non discrezionalità, della correttezza e della libera concorrenza tra le imprese“.

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e vicepremier. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Appalti e mafie

Il rischio, osserva Massafra è che si aprano “ampi varchi a mafia e corruzione“. Inoltre, aggiunge Massafra, “si dà la possibilità di procedere con il cosiddetto subappalto a cascata senza alcun limite. In questo modo si indebolisce il sistema d’impresa attraverso una concorrenza tutta al ribasso“. Questo faciliterà “la proliferazione del lavoro nero e la presenza di imprese che rispondono alla criminalità organizzata“.

I leghisti partono al contrattacco. “La Lega ha piena fiducia negli amministratori locali, a differenza del presidente di Anac che li considera evidentemente corrotti e corruttibili. Busia prima di sparare a zero sui sindaci e sul Codice Salvini dovrebbe ragionare su quale sia il futuro che vuole per l’Italia. Noi vogliamo efficienza e sburocratizzazione per un Paese veloce, non ci sono dubbi“. Lo dichiarano i deputati della Lega in commissione Ambiente Gianpiero Zinzi, Alessandro Benvenuto, Gianangelo Bof, Elisa Montemagni e Graziano Pizzimenti.

Busia: “Sindaci eroi

Alla trasmissione L’Aria che tira di Myrta Merlino su La7, il presidente dell’Anac ha replicato sulla questione appalti, dopo le sue parole del 29 marzo. “Amministratori corrotti? No, nel modo più assoluto. I sindaci, soprattutto nei piccoli comuni, oggi sono degli eroi. Svolgono una funzione essenziale, importantissima, pagati pochissimo e si assumono grandi responsabilità“. “Verso i sindaci, Anac nutre solo ammirazione“, ha aggiunto. Ha quindi sottolineato che “controllabilità e trasparenza si possono conciliare” e che fare le gare per gli appaltise non si fa neanche un avviso le imprese migliori sono penalizzate“, e sono quelle “incapaci” a “provocare ritardi“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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