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Arrestata una sorella del boss Messina Denaro, il gip: “Lo ha protetto per anni”

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Su mandato della procura di Palermo i carabinieri del Reparto operativo speciale (Ros) hanno arrestato Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo Messina Denaro, venerdì 3 marzo a Castelvetrano (Trapani). Le ipotesi di reato di cui la donna dovrà rispondere di fronte ai magistrati è di associazione mafiosa.

Per gli inquirenti, la donna avrebbe aiutato per anni il fratello a sottrarsi alla cattura e avrebbe gestito per suo conto la ‘cassa’ della ‘famiglia’ e la rete di trasmissione dei ‘pizzini’. In questo modo consentendo al capomafia di mantenere i rapporti con i suoi uomini durante la sua lunghissima latitanza.

Rosalia Messina Denaro è stata arrestata dal Ros dei carabinieri

Il pizzino nella sedia

È stato un appunto dettagliato sulle condizioni di salute di Matteo Messina Denaro, scritto dalla sorella Rosalia e da lei nascosto nell’intercapedine di una sedia, a dare agli investigatori l’input che ha portato, il 16 gennaio scorso, all’arresto del capomafia. Il Ros ha scoperto il ‘pizzino’ il 6 dicembre 2022 mentre i militari piazzavano cimici nell’abitazione della donna. Cercando il posto giusto per mimetizzarle, i carabinieri hanno rinvenuto l’appunto all’interno di una gamba cava di una sedia.

La famiglia Messina Denaro

Rosalia detta Rosetta, la maggiore delle quattro sorelle di Messina Denaro, è madre di Lorenza Guttadauro, l’avvocata che, dal giorno del suo arresto, assiste il capomafia. È moglie di Filippo Guttadauro che ha scontato 14 anni per associazione mafiosa ed è tuttora in carcere al cosiddetto ‘ergastolo bianco’. Il secondo figlio della donna, Francesco, nipote prediletto del padrino trapanese, sta espiando una condanna a 16 anni sempre per associazione mafiosa.

A condurre l’operazione che ha portato all’arresto di Rosalia Messina Denaro sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Trapani e lo squadrone eliportato dei Cacciatori di Sicilia. Il gip di Palermo, Alfredo Montalto, ha disposto la misura cautelare per la donna. Decine di perquisizioni si sono svolte in varie zone del Trapanese.

Questo è il segnale che avrebbe dovuto fare Rosalia Messina Denaro in caso sospettasse la presenza di forze dell’ordine: uno straccio azzurro (in un disegno ritrovato durante le perquisizioni). Foto Ansa

Chi è Rosalia Messina Denaro

Rosalia Messina Denaro, scrive il giudice per le indagini preliminari, “è stata da decenni il punto di riferimento economico del capomafia ricercato. E persona di assoluta fiducia del boss. Gli garantiva non solo di fronteggiare le difficoltà e assicurarsi il sostentamento. Non solo di sottrarsi all’esecuzione di pesantissime pene detentive per i reati più gravi e terribili commessi nella nostra storia repubblicana. Non solo di gestire la riservatissima catena dei pizzini attraverso cui il capo provincia veicolava gli ordini mafiosi agli altri associati. Ma anche consentire a Cosa nostra di avere un capo autorevole, di fregiarsi di avere un suo esponente apicale, ultimo stragista, ancora libero. Per il quale il protrarsi della latitanza continuava ad alimentarne la legenda (e quindi il naturale proselitismo che ne derivava e di cui si sarebbe potuta giovare l’intera associazione mafiosa)“.

“Teneva la cassa del boss”

Secondo i magistrati, Rosalia Messina Denaro ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione del flusso di denaro contante a disposizione della famiglia mafiosa. Gli inquirenti hanno rinvenuto  decine di pizzini con la contabilità del capomafia Matteo Messina Denaro nell’abitazione della donna. Stando alle indagini, Rosalia eseguiva gli ordini del fratello e consegnava i soldi a una serie di persone, rendicontando puntualmente di anno in anno entrate e uscite. Alcuni appunti sono emersi da una botola nel sottotetto della casa di campagna. Pizzini tutti con oggetto nomi in codice, ordini e somme di denaro.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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