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Preso il boss Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza

Le forze dell'ordine lo hanno catturato in una clinica privata di Palermo

Il super boss della mafia siciliana, Matteo Messina Denaro, 60 anni, è stato arrestato dai carabinieri del Ros, del Gis e dei comandi territoriali della Sicilia al mattino di oggi 16 gennaio. È l’ultimo boss della stagione delle stragi del ’92-’93. Depositario di trent’anni di segreti di mafia, assieme all’altro boss, Giuseppe Graviano, in carcere da tempo.

Matteo Messina Denaro si era recato nella clinica privata di Palermo La Maddalena, scrive l’Ansa, “per sottoporsi a terapie“, ha detto il comandante del Ros dei carabinieri, Pasquale Angelosanto. Lì le forze dell’ordine lo hanno arrestato. Il mafioso ha trascorso tre decenni di latitanza, per lo più, molto probabilmente, in Sicilia. E sono passati proprio trent’anni dall’arresto di Totò Riina, il 15 gennaio 1993, a seguito del quale cominciò la latitanza di Messina Denaro che oggi si conclude.

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Un’immagine del Tg2 mostra il boss Messina Denaro dopo il suo arresto al mattino del 16 gennaio 2023

A coordinare l’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Trapani) è stato il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, col procuratore aggiunto Paolo Guido. Messina Denaro è implicato in tutte le peggiori stragi di mafia degli Anni Novanta in Italia. E indirettamente nel famigerato atto criminale dello scioglimento nell’acido, nel 1996, di un bimbo di 14 anni, il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia, che lui aveva voluto fosse rapito.

Chi è Matteo Messina Denaro

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano (Tp) Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, Matteo Messina Denaro era latitante dall’estate del 1993. In una lettera alla fidanzata dell’epoca, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l’inizio della sua vita da primula rossa. “Sentirai parlare di me” le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco si sarebbe associato il suo nome a gravi fatti di sangue: “Mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità“.

Il capomafia trapanese ha ricevuto condanne all’ergastolo per decine di omicidi. Fra questi anche quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, come detto, che fece strangolare e sciogliere nell’acido dopo averlo tenuto per quasi due anni in prigionia. Ma ha ricevuto l’ergastolo anche per le stragi del 1992, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma.

Matteo Messina Denaro era l’ultimo boss mafioso di prima grandezza ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell’ordine. Il 16 gennaio 2023 la cattura, che ha messo fine alla sua fuga ultradecennale. Una latitanza record, pari a quella dei suoi alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernardo Provenzano, riuscito a evitare la galera per 38 anni.

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L’arresto di Totò Riina il 15 gennaio 1993, trent’anni fa. Foto Twitter @lucianoghelfi

Meloni: “Grande vittoria dello Stato

Una grande vittoria dello Stato che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia“. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni commenta la notizia dell’arresto di Matteo Messina Denaro. “All’indomani dell’anniversario dell’arresto di Totò Riina, un altro capo della criminalità organizzata viene assicurato alla giustizia.”

Ma quanto contava ancora il super boss? “Matteo Messina Denaro non era ormai più il capo di Cosa Nostra, che non è più la peggiore mafia presente oggi in Italia. Viene dopo la ‘ndrangheta e dopo la camorra” ha affermato al Tg2 il magistrato Alfonso Sabella, ex esponente del pool antimafia della procura di Palermo negli Anni Novanta. Per lui, come per i cronisti esperti di criminalità mafiosa, e per tutti coloro che si occupano contrasto alle mafie, l’arresto di Matteo Messina Denaro non è un punto di arrivo, ma di partenza per sconfiggere definitivamente questo fenomeno criminale nel nostro Paese.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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