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Terzo Polo in crisi dopo le regionali, sale la tensione fra Renzi e Calenda

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I leader del Terzo Polo, Carlo Calenda e Matteo Renzi, sorridono sulle ipotesi che si fanno in questi giorni di una resa dei conti fra loro. Tuttavia, dopo il disastroso risultato elettorale alle regionali in Lazio e Lombardia, il percorso di Azione e Italia Viva si fa arduo. 

Alle elezioni politiche del 25 settembre Il Terzo Polo ha raccolto un 8% dei consensi, sotto le aspettative ma comunque un buon risultato. Il 12 e 13 febbraio, alle regionali di Lombardia e Lazio il combinato disposto di Azione e Italia Viva è arretrato, non andando oltre il 5%.

Carlo Calenda e la moglie Violante (a destra) con Matteo Renzi e la moglie Agnese (a sinistra). Foto Ansa/Ettore Ferrari

Azione e Iv verso il partito unico

Carlo Calenda ha provato a fare parziale autocritica sui social, salvo affermare in Tv che gli elettori lombardi scegliendo di nuovo Attilio Fontana come governatore hanno sbagliato ed è colpa loro. Matteo Renzi tace e non mette la faccia sulla sconfitta, dando adito ai sospetti che voglia una resa dei conti con Calenda dietro le quinte.

Il risultato delle regionali – dicono ora renziani e calendiani – non soddisfa nessuno nel Terzo Polo, ma per molti aspetti era fisiologico. La vera sfida rimane quella delle Europee 2024. A quanto sembra Calenda e Renzi condividono l’idea di accelerare sul partito unico dei riformisti. E così di proseguire il cammino già individuato, fin dalla prossima riunione del comitato politico il 27 febbraio. L’idea è quella di procedere alla fusione dei due partiti in uno solo, nella convinzione che questo porterà a una maggiore capacità di penetrazione del Terzo Polo riformista nell’opinione pubblica italiana.

Disastro Moratti in Lombardia

Basterà per voltare rapidamente pagina dopo un risultato da dimenticare? Non è detto, anche perché su tempi e modi per provare a rivitalizzare il cantiere centrista qualche crepa inizia a venire a galla. Se il tandem Renzi-Calenda alle politiche è riuscito a raccoglie quasi l’8% dei voti su scala nazionale, adesso, alle regionali, si ritrova col 5% scarso nel Lazio, dove correva in abbinata col PD. Ma soprattutto con poco più del 4% in Lombardia, dove sosteneva Letizia Moratti come candidata governatrice. La ex ministra di Berlusconi ha deluso: complessivamente non ha raggiunto neppure il 10%, fermandosi al 9,6%. Non solo: con la sua lista civica personale ha fatto meglio del Terzo Polo perché ha preso il 5,3%.

Terzo Polo, analisi dei flussi

Secondo il quotidiano Il Foglio, il 43,6% – quindi quasi la metà – degli elettori lombardi che alle scorse elezioni politiche ha votato Terzo Polo non ha poi sostenuto Letizia Moratti nella corsa alla presidenza della Lombardia. Secondo l’analisi dei sondaggisti di Opinio, il 23,4% di chi in Lombardia aveva votato Terzo Polo alle politiche ha preferito dare il suo voto al candidato governatore del PD, Pierfrancesco Majorino.

Niccolò Carretta: si è dimesso da coordinatore di Azione in Lombardia. Foto Ansa/Matteo Corner

Un altro 16,8% ha optato per Attilio Fontana. Un’emorragia di consensi molto forte, a completo danno di Moratti. Ma non soltanto. Perché questi suffragi mancati sia ad Azione di Carlo Calenda che a Italia Viva di Matteo Renzi hanno portato, per esempio, alla non elezione in Consiglio regionale del segretario regionale di Azione, Niccolò Carretta. Dopo il risultato, quest’ultimo ha scelto di dimettersi dal suo incarico.

Elettori del Terzo Polo in fuga

Per ciò che riguarda il Lazio, invece, stando all’analisi riportata dal Foglio, circa un terzo di chi ha votato alle politiche il M5S non ha fatto lo stesso alle regionali. E ha preferito prendere le distanze dalla candidata governatrice, Donatella Bianchi. L’11,5% di loro ha votato il neo presidente Francesco Rocca; il 13,7% il candidato del Partito democratico e del Terzo polo Alessio D’Amato. L’indicazione di voto di Azione e Italia Viva è stata molto più rispettata a Roma che a Milano. Ma comunque il 15,3% degli elettori di Renzi e Calenda ha scelto di contravvenire all’investitura ufficiale dei due leader e ha votato il candidato del Centrodestra. Segno che la convergenza su D’Amato ha allontanato una fetta degli elettori centristi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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