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Alcol e droghe: l’Irlanda ci avverte, il malessere è culturale

Gli alert sanitari sulle bottiglie irlandesi impressionano, ma l'abuso di alcol è un problema anche nostro

Il governo irlandese, non ricevendo obiezioni dall’UE, ha recentemente predisposto una norma nazionale che metta in guardia i consumatori da vino, birra e liquori. ll tutto tramite l’affissione di alert sanitari che, alla pari di quelli apposti sui pacchetti di sigarette, avvertano circa i rischi dell’alcol per la salute.

Questo caso-simbolo non è piaciuto ai Paesi europei che esportano bevande alcoliche come il nostro e che desiderano difendere la qualità dei loro prodotti. Giudicano la norma una vera e propria storpiatura di mercato, in barba ai principi comunitari di parità di trattamento delle merci. Ma aldilà delle questioni prettamente economiche, il consumo/abuso di alcol rappresenta oggi un problema assai delicato e attuale. Che forse da troppo tempo si fa finta di non vedere. E che merita l’attenzione dell’opinione pubblica prima che ci sfugga totalmente di mano. Perché se pensiamo che l’abuso appartenga solo alle popolazioni scandinave e anglosassoni, vuol dire che non abbiamo più contatto con la realtà.

Alcol/ FOTO ANSA/ Massimo Percossi

L’alcol come anestetico della realtà

La tradizione popolare vuole che un bicchiere di vino rosso al giorno faccia bene e sia anche salutare. E probabilmente questa leggenda tramandatasi nei decenni potrebbe anche avere un fondo di verità. Dopotutto i vini italiani ad esempio, sono delle vere e proprie eccellenze di qualità riconosciute in tutto il mondo. Sostenere che un bicchiere di buon Brunello o di Nero D’Avola sia nocivo quanto un bicchiere di superalcolico, è abbastanza surreale. Il problema allora oggi dov’è? Che è il modo di bere che è cambiato. Dai grandi ai più piccoli, anche minorenni, oggi il consumo di alcolici non è più un vezzo, ma un vero e proprio vizio, della quale non si riesce a fare a meno.

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Consumo di alcol / FOTO ANSA/ ALI HAIDER

A tutte le ore del giorno, dal pranzo, all’aperitivo, al dopo cena, è accostato un consumo di alcol. Sicché non si tratta più di un buon bicchiere di vino rosso al giorno, ma un consumo costante che riempie le nostre giornate. Gli alcolici sono diventati nella cultura occidentale dei succhi di frutta. Dove i drink del momento, dallo Spritz al Gin tonic, assurgono a riti: dei piccoli piaceri quotidiani. E il problema sorge proprio da qui: non consiste più in un piacere perché è un gesto goliardico in compagnia, ma perché anestetizza il cervello. Non si beve più per godere del sapore della bevanda, ma per raggiungere uno specifico stato di allegria e di estasi, così da dissociarsi dalla realtà. Per fuggire da essa o affrontarla meglio. Il che rende oggi l’uso dell’alcool una vera e propria droga.

Il malessere culturale deve prevalere sugli interessi economici

Negare questo cambiamento culturale e sociale, significa non avere contatto con la realtà di oggi. Dove l’alcol è divenuto l’antidoto di un profondo malessere sociale contemporaneo tutto ancora da scoprire e da indagare. Peccato che l’attenzione mediatica sull’argomento però sia quasi nulla. Rispetto agli Anni Settanta-Ottanta difatti l’abuso di alcool e droghe non è più un tema di pressante attualità. Eppure oggi più di allora non solo ha raggiunto cifre drammatiche, ma comprende ragazzi sempre più giovani. Con ripercussioni sociali che sono davanti ai nostri occhi: l’incidenza di morti stradali con giovani ubriachi alla guida, stupri di gruppo da parte di minorenni sotto effetto di sostanze.

Alcolici/ FOTO ANSA/ ADAM VAUGHAN

Oggi nessuno desidera che si arrivi ad un proibizionismo stile Anni Venti, che probabilmente finirebbe solo per aggravare ulteriormente la situazione. Ma almeno a una presa di coscienza che il problema esista. Ad un certo punto bisogna mettere da parte gli interessi economici e considerare le questioni dal punto di vista umano. Porre delle etichette sulle bevande alcoliche scoraggerà pure il consumatore, ma è un piccolo inizio per svegliare le nostre coscienze sull’argomento. Dove secondo i dati dell’OMS l’Europa è la Regione dove si beve più alcol al mondo. Il consumo d’alcol per abitante è il doppio rispetto alla media mondiale. E l’alcol è il terzo fattore di rischio per i decessi e per le invalidità in Europa, nonché il principale fattore di rischio per i giovani. Per quanto tempo vogliamo fare ancora finta di non vedere e non sapere?

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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