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Carri armati all’Ucraina: scontro fra Usa e Germania, crepe nell’alleanza

Washington è infuriata per le resistenze di Berlino all'invio diretto di tank a Kiev. Ma i Leopard potrebbero arrivare via Varsavia

A quasi un anno dall’invasione russa, la guerra in Ucraina si sta inasprendo sempre di più. L’Unione europea e gli Stati Uniti stanno decidendo l’invio di carri armati pesanti, cosa finora mai avvenuta, a supporto di Kiev. Ma gli alleati ora potrebbero spaccarsi.

Furiosa la reazione di Mosca. Le forze russe “sbricioleranno” tutte le armi e i mezzi militari che i Paesi occidentali forniranno all’Ucraina, ha assicurato il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov, citato dalla Tass.

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Un carro armato da combattimento tedesco tipo Leopard 2A7V. Foto Ansa/Epa Focke Strangmann

Mosca caccia l’ambasciatore estone

Gli avversari della Russia – ha aggiunto il funzionario russo – continuano ad alzare la posta. Ma, come abbiamo detto fermamente in numerose occasioni, gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti“. Il ministero degli Esteri russo ha intanto annunciato l’espulsione dell’ambasciatore dell’Estonia in reazione alla “totale russofobia” da parte del governo estone.

La Ue, i tank e l’Ucraina

Arrivando a Bruxelles per il Consiglio affari esteri dell’Unione europea, il 23 gennaio, l’Alto rappresentante per la politica estera, Joseph Borrell, ha dichiarato che “oggi non prenderemo nessuna decisione sulla nuova tranche di aiuti militari all’Ucraina”. “Ma spero di raggiungere un’intesa politica” ha aggiunto. “A Ramstein si sono prese decisioni molto buone, ci sono stati risultati concreti e poi ogni paese decide a livello nazionale. La Germania si è impegnata molto nei confronti dell’Ucraina e non si deve parlare solo dei carri armati. Certo, il presidente Zelensky li chiede, ma ci sono idee diverse all’interno degli Stati membri e oggi ne parleremo” ha aggiunto Borrell.

I carri armati tedeschi

Da Berlino, il neo ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha affermato che una decisione in merito all’invio dei carri armati Leopard in Ucraina arriverà presto. Parlando in un’intervista con la Tv tedesca Ard, Pistorius ha detto che Berlino ha molti fattori da considerare e che non è il caso di prendere una decisione affrettata. Tali fattori includono le conseguenze per la sicurezza della popolazione tedesca. La ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, ha riferito che la Germania “non si opporrà” al desiderio della Polonia di inviare carri armati Leopard di fabbricazione tedesca in Ucraina, se Varsavia chiederà l’autorizzazione.

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Il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius. Foto Ansa/Epa Ronald Wittek

Ucraina, tensione Usa-Germania

Sappiamo quanto siano importanti questi carri armati ed è per questo che ne stiamo discutendo ora con i nostri partner” ha detto Baerbock. “Dobbiamo assicurarci che le vite delle persone vengano salvate e il territorio dell’Ucraina liberato“, ha aggiunto.

La questione della fornitura di carri armati Leopard a Kiev avrebbe causato tensioni tra Stati Uniti e Germania tali da provocare uno scontro tra il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, e il più stretto consigliere del cancelliere tedesco Olaf Scholz, Wolfgang Schmidt. A sostenerlo è il quotidiano Süddeutsche Zeitung in un articolo rilanciato dai media ucraini.

Gli alleati NATO della Germania hanno reagito con aperta incomprensione o rabbia malcelata alla decisione del cancelliere Olaf Scholz di non promettere di fornire all’Ucraina carri armati Leopard. Il tono nel Governo degli Stati Uniti è stato particolarmente tagliente“, si legge nell’articolo. Secondo quanto riferito, Austin avrebbe tentato invano alla riunione di Ramstein di ottenere impegni per la fornitura dei carri tedeschi. La Süddeutsche Zeitung riporta il disaccordo di Austin con il più stretto collaboratore di Scholz, e che l’incontro tra i funzionari sarebbe stato “teso“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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