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Groenlandia, le temperature più alte da mille anni: allarme calotta polare

Uno studio su "Nature" preconizza le possibili conseguenze su tutto il pianeta

A un passo dal Polo Nord, la Groenlandia, letteralmente “terra verde“, è la più vasta isola del pianeta e al contempo la Nazione meno densamente abitata. Nel cuore del suo territorio di ghiacci perenni le temperature non sono mai state così alte da almeno un millennio.

Gli scienziati registrano 1,5 gradi in più, rispetto al secolo scorso, nei dieci anni che vanno dal 2001 al 2011. Il fenomeno dei cambiamenti climatici, e in particolare del riscaldamento globale, ha raggiunto anche la parte centrale dell’isola, la più interna, la più fredda.

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Un iceberg in Groenlandia. Foto Asan/Raffaele Tomasulo

Il clima sta mutando per sempre

Quello della Groenlandia è un dato allarmante. Testimonia di come anche a causa, se non soprattutto, delle attività umane, il clima terrestre stia mutando per sempre in ogni angolo del pianeta. E lo stia facendo in una direzione nociva per l’ambiente e più ancora per gli esseri umani. Scienziati e ricercatori non escludono che nel futuro la razza umana possa estinguersi, a fronte di condizioni di vita letali, dovute al surriscaldamento, desertificazione, innalzamento degli oceani, aria sempre più tossica e inquinata.

Un messaggio dalla Groenlandia

In uno studio pubblicato sulla rivista Nature a condurre il quale sono stati gli scienziati dell’Istituto tedesco Alfred Wegener, si è ricostruita la storia climatica della Groenlandia. Il periodo che gli scienziati hanno preso in considerazione va dall’anno 1000 al 2011. Per far questo e analizzare i dati, si sono prelevate dalla Groenlandia ‘carote’ di ghiaccio senza precedenti per lunghezza e qualità. I risultati hanno sorpreso i ricercatori, che non si aspettavano una differenza di temperatura così evidente rispetto al passato. Persino nelle zone più interne dell’isola.

Scioglimento dei ghiacci

La calotta glaciale della Groenlandia, che si innalza fino a 3mila metri di altitudine e ha uno spessore di diversi chilometri, svolge un ruolo fondamentale nel sistema climatico globale. Con enormi quantità di acqua nel ghiaccio, pari a circa 3 milioni di chilometri cubi, lo scioglimento e il conseguente innalzamento del livello del mare sarebbe un punto di non ritorno. Se i tassi di emissioni inquinanti sul pianeta Terra rimarranno immutati si prevede che la calotta glaciale continuerà nel processo di scioglimento facendo salire il livello medio degli oceani di mezzo metro entro il 2100.

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Un team internazionale di ricercatori che include esperti dell’Istituto tedesco “Alfred Weneger” ha sviluppato un metodo che utilizza dati satellitari per stimare lo spessore e il volume del ghiaccio artico durante tutto l’anno. Foto Twitter @AWI_Media/Esther Horvath

Gli isotopi dell’ossigeno

I ricercatori tedeschi, guidati da Maria Hörhold, hanno misurato nelle carote di ghiaccio le concentrazioni degli isotopi di ossigeno. Ovvero gli atomi che hanno un nucleo composto dal medesimo numero di protoni ma da un diverso numero di neutroni. Le concentrazioni variano con le temperature prevalenti al momento della formazione del ghiaccio.

Cosa imparare dalla Groenlandia

I risultati hanno messo in evidenza come il riscaldamento della Groenlandia abbia ormai raggiunto anche il cuore dell’isola. “Questi dati – afferma la professoressa Hörhold – mostrano che il riscaldamento nel periodo compreso fra il 2001 e il 2011 differisce nettamente dalle variazioni naturali osservate negli ultimi 1000 anni”. Ciò che ne consegue è brutalmente semplice. La Groenlandia ci sta lanciando un messaggio: cambiate modelli economici, industriali e di consumo altrimenti distruggerete non tanto il pianeta quanto di certo voi stessi, e la specie umana a cui appartenete.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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