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Benzina, proroga al bonus ma la tensione resta alta

Governo e sindacati dei distributori si vedranno per tentare un'intesa prima dello sciopero fra due settimane

Scontro sul caro prezzi di benzina e carburanti fra Governo e sindacati. Venerdì 13 gennaio si svolgerà un incontro fra l’esecutivo e le parti sociali per cercare un compromesso dopo la proclamazione dello sciopero totale dei distributori dalla sera del 24 al mattino del 27 gennaio.

Come è noto, infatti, le associazioni di categoria hanno indetto lo stato di agitazione con lo stop all’erogazione della benzina su strade e autostrade. Il motivo? Protestare contro quella che definiscono “ondata di fango” contro i gestori, e per “ristabilire la verità“.

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Lo sciopero dei benzinai dalla sera del 24 al mattino del 27 gennaio è al momento confermato. Foto Ansa/Ettore Ferrari

Il fatto è che il decreto che il Consiglio dei ministri ha varato nei giorni scorsi per tentare di frenare le speculazioni sui prezzi della benzina ha fatto infuriare i gestori. Nelle norme si prevede, ad esempio, il monitoraggio quotidiano e non più settimanale dei prezzi alla pompa. Così come controlli serrati della Finanza e sanzioni pesanti ai benzinai che dovessero prezzi non corretti truffaldini.

Le accise sulla benzina

A fronte delle proteste della categoria, giunte fino alla proclamazione dello sciopero, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha precisato che in presenza di consistenti aumenti il Governo valuterà la riduzione delle accise. Per arrivare a questo Via XX Settembre utilizzerà la maggiore Iva incassata. Le accise per ora non scendono. Il Governo Meloni non ha prorogato il taglio delle medesime che il Governo Draghi ha applicato per tutto il 2022. Si è trattato di uno sconto molto costoso alle casse dello Stato che però ha consentito di calmierare i prezzi della benzina e dei carburanti. Fino a pochi giorni fa per un rifornimento si spendevano 20-30 centesimi in meno al litro.

Meloni difende le sue misure

Poi, con la mancata proroga del taglio delle accise, dall’inizio di quest’anno i prezzi della benzina sono esplosi. Ora il Governo fa una parziale marcia indietro e si dice pronto a intervenire quando ci saranno maggiori incassi dall’Iva. Lo ha annunciato la stessa premier Giorgia Meloni cercando di placare la tensione salita alle stelle dopo il giro di vite sui benzinai contro i rincari. “Durante l’incontro con la categoria – ha affermato Meloni al Tg1 il 12 gennaio – dirò loro che non c’è nessuna volontà di fare scaricabarile“. “Tutti i nostri interventi sono per calmierare l’inflazione“, aggiunge quasi contemporaneamente al Tg5. E sulla benzina assicura: “Quello che lo Stato incassa in più di Iva lo utilizzerà per abbassare il prezzo“.

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Palazzo Chigi illuminato la sera del 10 gennaio 2023 per il Consiglio dei ministri. Foto Ansa/Fabio Cimaglia

I buoni benzina

Il Consiglio dei ministri ha poi approvate alcune modifiche al decreto varato appena tre giorni fa sulla trasparenza. E ora garantisce che i buoni benzina da 200 euro per i lavoratori saranno esentasse fino alla fine di quest’anno. L’osservato speciale sono i prezzi. L’esecutivo “monitorerà attentamente” il livello non solo della benzina, ma anche dei beni di largo consumo, spiega Giorgetti. Solo a valle del monitoraggio si valuteranno ulteriori iniziative.

Il tema anima il dibattito anche dentro la maggioranza, dove si registra qualche distinguo. Il responsabile energia di Forza Italia, Luca Squeri, considera le misure di Palazzo Chigi “populiste“. E il ministro dell’ambiente azzurro, Pichetto Fratin, commenta asciutto lo sciopero: “È un diritto legittimo“. E mentre le opposizioni si scagliano contro l’esecutivo, i consumatori criticano la scelta dei gestori della benzina: “Assurdo e immotivato” lo sciopero, dice il Codacons.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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