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Brasile, centinaia di arresti dopo l’assalto ai palazzi del potere

I sostenitori di Bolsonaro hanno attaccato e saccheggiato. Come quelli di Trump due anni fa a Capitol Hill. Rimosso il governatore di Brasilia

Arresti di massa in Brasile dopo l’assalto che i sostenitori dell’ex presidente, Jair Bolsonaro, hanno compiuto l’8 dicembre ai palazzi del potere di Brasilia, la capitale del paese.

La polizia non ha esitato a fermare oltre 400 persone. Un’azione che ha riportato alla mente di molti l’assalto al Congresso americano, Capitol Hill, a Washington, il 6 gennaio 2021, da parte dei sostenitori di Donald Trump.

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Giornata di follia in Brasile, dove migliaia di sostenitori di Bolsonaro hanno assaltato e saccheggiato i palazzi del potere. Foto Twitter @Ctl_Alt_Del

Brasile, la rabbia di Lula

Domenica 8 gennaio migliaia di ultrà dell’ex presidente del Brasile hanno invaso i palazzi delle massime istituzioni dello Stato a Brasilia. Un attacco “vandalo e fascista” contro le istituzioni democratiche, ha dichiarato il neo presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, visibilmente alterato. Lula ha assicurato che i “terroristi” saranno “puniti in modo esemplare“.

Il suo predecessore, Jair Bolsonaro, ha condannato quanto accaduto. “Le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia. I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali” ha detto. Bolsonaro che con Lula ha un pessimo rapporto, ha respinto le accuse, a suo dire senza prove, attribuitegli dal neopresidente del Brasile di aver fomentato la rivolta.

Botta e risposta con Bolsonaro

Durante tutto il mio mandato – ha detto Bolsonaro – sono sempre stato nel perimetro della Costituzione. Ho rispettato e difeso le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà“. E mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha condannato quello che definisce “l’assalto alla democrazia e al trasferimento pacifico del potere in Brasile“, il capo dello Stato è tornato a Brasilia, dove è andato a constatare il saccheggio del Palazzo presidenziale e della Corte suprema da parte dei sostenitori di Bolsonaro.

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I saccheggiatori hanno devastato il Congresso, il Palazzo presidenziale e quello della Corte Suprema. Foto Twitter @PasqPugliese

Inacio Lula da Silva, in carica solo da una settimana, aveva detto in precedenza in un discorso dallo Stato di San Paolo che il suo predecessore di estrema destra aveva “incoraggiato” i “vandali fascisti” a invadere i luoghi del potere nella capitale. Lunedì 9 gennaio le autorità del Brasile hanno cominciato a valutare i danni ingenti al Palazzo presidenziale, al Congresso e alla Corte Suprema di Brasilia.

Le proteste nel Mato Grosso

Nella notte manifestanti hanno bloccato autostrade e strade federali in almeno 4 Stati del Brasile. Il più colpito dalle proteste dei sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro è il Mato Grosso. Lo riporta online il giornale Folha de S.Paulo. Il giudice della Corte Suprema Federale Alexandre de Moraes ha ordinato la rimozione del governatore del Distretto federale di Brasilia, Ibaneis Rocha, per un periodo di 90 giorni. “La violenta escalation di atti criminali è circostanza che può verificarsi solo con il consenso, e anche l’effettiva partecipazione, dalle autorità competenti per la sicurezza pubblica e l’intelligence“, ha affermato Moraes. Il quale ha aggiunto che il governatore del Distretto Federale ha ignorato tutte le richieste di rafforzamento della sicurezza avanzate da varie autorità. In Brasile sono molti i governatori rimasti fedeli a Bolsonaro, contrari all’elezione di Lula.

Nel video a cui si accede dal link soprastante la devastazione nei palazzi del potere di Brasilia, postata su Twitter da un utente che scrive: “Questa sala aveva doni storici da più di 20 paesi che il Brasile ha ricevuto, vi si sono tenute riunioni di capi di Stato, aveva mobili e opere d’arte di oltre 100 anni“. Tutto è andato distrutto dalla furia dei bolsonaristi.

Meloni: “Solidarietà al Brasile

A seguito dei fatti di Brasilia, sono giunti da tutto il mondo, Italia compresa, messaggi di solidarietà alle istituzioni democratiche del grande paese sudamericano. La premier italiana, Giorgia Meloni, ha definito “inaccettabili” le immagini dell’assalto dei bolsonaristi (pur senza nominarli).

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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