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Usa, McCarthy eletto Speaker della Camera dopo 14 scrutini a vuoto

Alla 15/ma votazione ha dovuto fare forti concessioni all'ala dura del partito (i repubblicani). Decisivo l'intervento di Trump

Ci sono voluti 15 scrutini ma alla fine il repubblicano Kevin McCarthy è stato eletto speaker della Camera al Congresso degli Stati Uniti.

Il tutto con un finale degno dello psicodramma che si è consumato in questi 5 giorni nel tempio della democrazia americana. E con l’ex presidente Donald Trump, che sembrava aver perso la sua presa sul Grand Old Party, tornato protagonista.

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Kevin McCarthy, 57 anni, dirigente del Partito repubblicano, eletto nuovo Speaker (presidente) della Camera al Congresso degli Stati Uniti, il 7 gennaio 2023. Foto Ansa/Epa Jim Lo Scalzo

McCarthy, un’elezione difficile

Un successo arrivato a sorpresa, alla fine di una giornata che era partita bene per McCarthy ma che improvvisamente aveva preso tutta un’altra piega alla fine della 14ª votazione quando gli mancavano solo due voti alla vittoria. L’arci-nemico Matt Gaentz aveva infatti deciso di astenersi. Una mossa inaspettata che ha irritato McCarthy. Per la prima volta dall’inizio della votazione più lunga della storia della Camera americana – era dal 1859 che non si verificano così tante votazioni – il repubblicano ha mostrato tutta la sua frustrazione. Si è alzato in piedi e ha affrontato l’avversario.

Le telefonate di Trump

Tra i due c’è stato un duro scambio di battute, al limite del confronto fisico. Fino a quando non sono intervenuti altri colleghi di partito a dividerli. A quel punto, quando sembrava che la seduta dovesse essere aggiornata al 9 gennaio, l’ennesimo colpo di scena. Trump ha telefonato a Gaentz e a un altro dissidente, Andy Biggs, che aveva votato per un terzo candidato alla 14ª chiama. La pressione dell’ex presidente perché votassero McCarthy non ha tuttavia funzionato sul leader dei ribelli, Matt Gaentz, che si è astenuto anche all’ultimo voto. Ma senza il voto contrario di Biggs, che si è pure astenuto assieme ad altri 4 dissidenti, McCarthy l’ha spuntata ottenendo i 216 voti necessari.

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Il ruolo che l’ex presidente Donald Trump ha svolto per far eleggere McCarthy alla Camera è stato alla fine decisivo. Foto Ansa /Epa Cristobal Herrera-Ulashkevich

Le parole di McCarthy

Il neo-speaker Kevin McCarthy ha cominciato il suo primo discorso con una battuta sui 15 voti serviti a eleggerlo: “È stato facile, eh? Non pensavo saremmo mai arrivati quassù“. Il repubblicano ha poi detto che la Camera lavorerà per far vincere agli Usa la competizione economica con la Cina, per la quale ha usato il termine ‘Partito comunista cinese’.

Ci occuperemo delle sfide a lungo termine dell’America, il debito e l’ascesa del Partito comunista cinese… creeremo una commissione bipartisan per stabilire come riportare qui le centinaia di migliaia di posti di lavoro finiti in Cina“. Evidentemente, oltre all’intervento di Trump, hanno pesato le tante concessioni che il neo speaker McCarthy ha fatto alla fronda dei dissidenti, indebolendo di fatto il suo ruolo di leader della House. E consegnandosi per i prossimi due anni nelle mani degli ultraconservatori.

Biden allo Speaker: “Lavoriamo insieme

Da parte sua il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si è congratulato con Kevin McCarthy per la sua elezione a Speaker della Camera dei Rappresentanti. “Come ho detto dopo le elezioni di metà mandato – ha dichiarato Biden – sono pronto a lavorare con i repubblicani ogni volta che sarà possibile. E gli elettori, come hanno detto chiaramente, si aspettano che i repubblicani siano pronti a lavorare con me. Ora la leadership della Camera ha deciso che quel processo debba iniziare“. Il presidente Usa ha poi sottolineato che “ora è il momento di governare responsabilmente, e assicurare che gli interessi delle famiglie americane vengano per primi“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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