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Dopo Ratzinger e Papa Francesco: quale futuro per la Chiesa cattolica in Occidente

Il boom delle filosofie orientali e il disincanto dei giovani mettono in crisi il ruolo del Cattolicesimo

La Chiesa Cattolica ha ricoperto nei secoli un ruolo cruciale nell’orientamento dei valori della società occidentale. Scandendo i riti, le regole, ed imponendo i divieti, attorno ai quali l’uomo ha costruito la sua vita privata e sociale. Oggi però il Cristianesimo non possiede più in Occidentale il monopolio spirituale.

Non solo le filosofie orientali hanno guadagnato terreno, ma soprattutto nelle nuove generazioni cresce la percezione di una Chiesa Cattolica sempre più distante e retrograda. Simile all’ “oppio per i popoli” con cui Marx aveva descritto le religioni nel Ventesimo Secolo.

Statua Cuba/ FOTO ANSA / HECTOR PLANES

Oggi a seguito di avvenimenti epocali come le dimissioni nel 2013 di Benedetto XVI e poi la sua morte da Papa emerito, ci si interroga circa il futuro della Chiesa Cattolica che appare ancora incerto e sospeso tra passato e presente. Dove Papa Francesco non ha negato da parte sua la possibilità di un suo eventuale ritiro, aprendo la strada ad una vera e propria consuetudine nelle mani del Pontefice. Un atto di modernità o una rottura epocale che rischia di distruggere l’ultima goccia di sacro? Lo sviluppo tecno-scientifico ha distrutto le certezze di cui la religione era portatrice?

Il disincanto verso la Chiesa: il boom delle filosofie orientali e la secolarizzazione

Un processo di parziale e graduale disincanto da parte dell’uomo occidentale nei confronti dell’amministrazione della Chiesa Cattolica probabilmente era una tappa inevitabile. In un Occidente secolarizzato, incentrato sullo sviluppo tecnologico, che privilegia il ragionamento e il calcolo economico, lasciando ben poco spazio alla riflessione filosofica. Va da sé che la fede appaia ai più come un mero palliativo per consolare l’uomo dalle sue paure, che distorce la realtà. Non più dunque come uno strumento per riflettere profondamente sul senso della vita, ma al contrario come ciò che impedisce alla mente di essere obbiettivi. Se a tutto questo poi si aggiungono i numerosi scandali degli ultimi decenni riguardanti il Vaticano, a scalfirne ulteriormente la credibilità. Si potrebbe giungere facilmente alla conclusione a cui era giunto Nietzsche molto tempo fa: “Dio è morto”.

Papa Benedetto XVI / FOTO ANSA/CLAUDIO ONORATI

In un mondo non molto lontano potremmo assistere forse chissà a Papi che ricevono l’incarico di amministrare la Chiesa per un mandato a tempo, da rinnovarsi secondo l’approvazione del Conclave? O a Papi che si dimettono prima della fine del mandato qualora venisse meno la “fiducia” o l’approvazione del mondo cattolico. La fine di una Chiesa che si adegua ai tempi senza opporre più “resistenza”. Perché è questo che quest’istituzione sacra oggi rappresenta per i più giovani, un luogo polveroso, fermo all’età della pietra, che si permette di dettare leggi, impedendo il progresso. Mentre nel frattempo invece le filosofie orientali apparirebbero come più inclusive e moderne. Facendo breccia nei cuori delle “pecore smarrite“, che si ritrovano a provare oggi più empatia verso il proprio Guru di riferimento in India che nel prete della parrocchia sotto casa.

La religione nella post-modernità: l’Occidente affamato di spiritualità

Come recuperare dunque queste pecore smarrite? L’Occidente affondato nell’era nichilista, è in realtà più affamato che mai di spiritualità. Nelle librerie vanno a ruba saggi in materia, che si interrogano sul senso della vita, che aiutano a combattere l’ansia e l’insonnia, il dolore di una perdita e la paura della morte. Se da una parte dunque la Chiesa fatica a trovare canali di comunicazione, dall’altra le persone si potrebbe dire non smettono di cercare Dio. La cosiddetta post-modernità ha forse spezzato quel rapporto unilaterale fra le masse e la Chiesa, che vedeva la seconda in una posizione sproporzionata, che favoriva dei comportamenti a volte fanatici ed eccessivamente superstiziosi. Ma dall’altra parte questo parziale disincanto prodotto dal secolarismo, incentiva una spiritualità nuova, più intimamente vissuta e compresa. Dove le masse emancipate e non più analfabete, hanno più opportunità in realtà di divenire cristiane per amore e scoprire la religione. Non per spirito d’obbedienza o per imposizione della società.

Sala Nervi/ FOTO ANSA/GIUSEPPE GIGLIA

A riprova di ciò, i movimenti laici cattolici sono oggi delle realtà sempre più globali e in fermento. Non sono pochi gli esperti convinti che potrebbe generarsi proprio qui la nuova linfa necessaria e il nuovo motore trainante per un nuovo linguaggio della Chiesa, che sia di nuovo capace di parlare alla gente. Che è stata la forza dello spirito cristiano delle origini, quello che rivoluzionò le fondamenta dell’Impero Romano e che diede vita all’etica moderna. Senza la quale l’Occidente non sarebbe mai arrivato fin qui. Perché il problema non è la contrapposizione tra modernità e religione, sviluppo scientifico-tecnologico e religione. Ad esempio secoli dopo quella borghesia che diede impulso alla Rivoluzione Industriale era una classe al contrario fortemente cristiana. Perché non è sempre vero che la religione occluda le menti degli uomini nel timore del Progresso, ma al contrario è in grado di animarle di speranza. Thomas Edison, l’inventore della lampadina elettrica disse: “Ho profonda ammirazione per il più grande ingegnere del mondo: Dio!“. E dopo 100 tentativi inventò la lampadina.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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