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Guerra in Ucraina, Putin ordina il cessate il fuoco per il Natale ortodosso

Tregua unilaterale proclamata dagli invasori per 72 ore fra il 6 e il 7 gennaio

Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il cessate il fuoco in Ucraina in occasione del Natale della Chiesa ortodossa. Le armi dovrebbero tacere dalle 12 del 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio.

L’annuncio è arrivato oggi 5 gennaio dal Cremlino. Putin ha incaricato il ministro della Difesa Serghei Shoigu, riporta l’agenzia di stampa Ria Novosti, di introdurre il cessate il fuoco.

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Una donna ascolta il discorso annuale di Capodanno alla nazione del presidente russo Vladimir Putin. Foto Ansa/Epa Yuri Kochetkov

L’appello del patriarca Kirill

Visto l’appello di sua Santità, il Patriarca Kirill, indico al ministro della Difesa della Federazione Russa di introdurre un regime di cessate il fuoco lungo l’intera linea di contatto tra le parti in Ucraina dalle 12 del 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio” afferma la dichiarazione.

Le reazioni dell’Ucraina sono fredde. Secondo il presidente degli Usa, Joe Biden, Vladimir Putinsta cercando solo un po’ di ossigeno“. Il Cremlino ha fatto appello all’Ucraina perché rispetti anch’essa un cessate il fuoco di 36 ore per il Natale ortodosso. “In considerazione del fatto che un gran numero di cittadini di fede ortodossa vivono nelle zone di combattimento, facciamo appello alla parte ucraina perché dichiari un cessate il fuoco. Per dare loro la possibilità di presenziare alle cerimonie della vigilia così come del giorno della Natività di Cristo” si legge in un comunicato del servizio stampa della presidenza russa.

L’Ucraina: “Tregua solo col ritiro

Kiev però rincara la dose. “La Russia deve ritirarsi dai territori occupati, solo allora avrà una ‘tregua temporanea’. Tenetevi la vostra ipocrisia” ha affermato il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. “L’Ucraina non attacca territori stranieri e non uccide civili. Come fa la Federazione russa. L’Ucraina distrugge solo appartenenti alle forze di occupazione sul proprio territorio“, ha aggiunto. Da parte sua il 5 gennaio il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto in una telefonata con Vladimir Putin un cessate il fuoco “unilaterale” in Ucraina e una soluzione pacifica della crisi. Lo riferisce la presidenza turca, secondo quanto scrive la Tass.

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Il presidente dell’Ucraina, Zelensky, ha dialogato con il suo omologo turco Erdogan il 5 gennaio 2023. Foto Ansa/Telegram Zelensky

Dialogo se Kiev soddisfa richieste

Gli appelli alla pace e ai negoziati tra Mosca e Kiev dovrebbero essere sostenuti da un cessate il fuoco unilaterale e da una visione per una soluzione equa“, ha detto Erdogan a Putin durante il colloquio telefonico, secondo una dichiarazione rilasciata dalla presidenza turca. Putin, da parte sua, ha ribadito nella telefonata con l’omologo turco che la Russia è aperta “a un dialogo seriose Kiev “soddisfa le richieste note e tiene conto delle nuove realtà territoriali“, in riferimento alle regioni dell’Est dell’Ucraina che la Federazione Russa ha annesso al suo territorio. Durante il colloquio telefonico il leader russo ha anche sostenuto un presunto ruolo distruttivo dell’Occidente in Ucraina.

Erdogan e l’Ucraina

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha poi sentito anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La Turchia è pronta a mediare per ottenere una “pace duratura” tra Russia e Ucraina. Così Erdogan a Zelensky durante una telefonata, come riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu. La Turchia ha espresso inoltre la disponibilità a dare un contributo diplomatico per quanto riguarda la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Infine trattative sono in corso per uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev sono in corso, ha aggiunto il presidente turco. Ed è proprio sulla questione di Zaporizhzhia che si è soffermato Zelensky. Tra gli altri temi discussi “lo scambio di prigionieri di guerra, lo sviluppo dell’accordo sul grano“, aggiunge Zelensky. Il presidente dell’Ucraina si è detto “contento di sapere che la Turchia è pronta a partecipare ad attuare la nostra formula di pace“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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