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Covid, la Cina contro l’Italia: “I vostri test inaccettabili, reagiremo”

Secondo alcune fonti nel paese del Dragone ci sarebbero stati solo a dicembre 100mila morti. In Sichuan i contagiati sarebbero l'80%

Sul Covid la Cina intende prendere contromisure, sia per combatterlo che per rispondere con durezza ai provvedimenti messi in campo dai paesi occidentali, Italia compresa.

Come è noto negli aeroporti italiani (ma anche americani, giapponesi e di altri Stati) sono obbligatori i tamponi anti Covid per tutti i passeggeri in arrivo dalla Cina. Una misura drastica che le autorità hanno adottato dopo il boom di contagi nel paese del Dragone.

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L’aeroporto di Torino Caselle, così come Milano Malpensa, Roma Fiumicino e gli altri aeroporti italiani hanno instaurato i tamponi anti Covid obbligatori per chi arriva dalla Cina. Foto Ansa/Tino Romano

Pechino ha condannato espressamente l’imposizione di test Covid da parte di una dozzina di Stati ai viaggiatori provenienti dalla Cina. E ha quindi avvisato che potrebbe reagire “secondo il principio di reciprocità“. “Alcuni Paesi hanno messo in atto restrizioni all’ingresso rivolte esclusivamente ai viaggiatori cinesi. Questo non ha basi scientifiche e alcune pratiche sono inaccettabili“, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.

Il Covid in Cina oggi

A Pechino si tenta di tornare alla normalità dopo l’allentamento della politica ‘zero Covid’ del governo di Xi Jinping. Dopo la decisione di ‘convivere’ con il virus, seguita alle forti proteste popolari delle settimana scorse, i contagi sono esplosi. In Occidente si è ritiene che ciò sia dovuto a vari fattori. Fra cui la scarsa percentuale di cinesi vaccinati. La Cina è la nazione più popolosa del pianeta, con 1 miliardo e 400 milioni di abitanti. Da Pechino mancherebbe ancora trasparenza sui dati e la situazione reale riguardo al Covid. Sembra che nella fascia di popolazione anziana i vaccinati contro il Sars-CoV-2 non superino il 40% del totale.

Ecco anche perché la Cina ha accelerato la produzione di medicinali. Secondo il magazine economico-finanziario Caixin, negli ultimi giorni i contagi Covid starebbero rapidamente calando nelle metropoli di Pechino, Shanghai, Chongqing e Guagnzhou. Si tratta di città che sono state all’epicentro dell’ultima ondata di infezioni. In altre zone del paese il Covid continua a mordere. Soprattutto nelle province interne di Sichuan, Shaanxi, Gansu e Qinghai, dove il picco dei contagi è atteso verso la fine di gennaio.

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Un uomo utilizza una macchina di registrazione self-service in una clinica improvvisata per la febbre a Pechino, in Cina, il 20 dicembre 2022. L’ospedale Chaoyang di Pechino ha allestito una clinica improvvisata per la febbre convertita da una palestra in cui i pazienti possono ricevere cure e raccogliere farmaci. Foto Ansa/Epa Wu Hao

“100mila morti in un mese”

Nel Sichuan, secondo quanto riferito dal locale Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, più dell’80% dei residenti ha contratto il Coronavirus, sebbene non tutti abbiamo sviluppato il Covid. Gli scarsi dati diffusi dalle autorità sanitarie non riflettono la reale situazione del Paese, dove stime dell’istituto britannico Airfinity parlano di circa 9mila morti al giorno. Ci sarebbero almeno centomila morti dal 1 dicembre, e oltre 18 milioni di contagi. Un banco di prova della diffusione del virus sarà proprio l’avvio dei 40 giorni del periodo di viaggi all’interno del paese per le festività del capodanno – il “chunyun” – che si protrarrà dal 17 gennaio al 25 febbraio prossimi.

Farmaci dall’America

Luce verde, intanto, è arrivata dall’Amministrazione Nazionale per i Prodotti Medici per l’importazione – sia pure sottoposta a varie condizioni – dell’anti-virale Molnupiravir. Noto commercialmente come Lagevrio, è un prodotto del gruppo farmaceutico statunitense Merck Sharp & Dohme. Il Molnupiravir serve per l’uso di emergenza nel trattamento del Covid, soprattutto per le persone anziane o fragili. E ora la Cina è costretta a importare dal ‘nemico’, considerato che i vaccini anti Covid che ha prodotto non sembrano essere abbastanza efficaci.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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